Solchi e memorie in una vecchia Masseria

Percorrendo le strade di campagna pugliesi, è facile scorgere quelle che un tempo erano le masserie. Ruderi meravigliosi, che giacciono in silenzio, sfidando il tempo. La maggior parte di esse sono in uno stato di completo degrado, se non definitivamente demolite.

La masseria diviene necessaria a causa dello sviluppo dell’agricoltura (grano, orzo, vigna e fave) e per l’abbondanza dell’allevamento del bestiame (pecore, cavalli, buoi ecc.). Il termine deriva da “mass”: casa di campagna e dallo spagnolo “massa” fattoria, azienda rurale diretta da un massaro, fattore o mezzadro, che presiedeva alla coltivazione e all’ amministrazione dei poderi e ne dirigeva la pastorizia, come da contratto di “colonia parziaria”, diviso e distribuito fra due o più soggetti.

Il termine si usava per la grande industria armentizia, quella che comprendeva due o tremila capi di bestiame. Il fabbricato o “casalinum” era costruito sul punto più alto del terreno, dove affiorava la pietra crusta. Raccontano un tempo che fu, di una civiltà agraria e contadina passata, la vita quotidiana nelle masserie, ove la donna (massaia) si occupava dei lavori domestici, dell’allevamento degli animali da cortile e dell’orticello, aspettando con ansia il ritorno degli uomini, che dopo un estenuante lavoro dei campi, rientravano alla loro dimora rurale, ove intorno alla tavola, o seduti vicino al camino consumavano il loro povero e frugale pasto, raccontando del lavoro eseguito e di quello che sarebbe stato nel giorno seguente.

Quella che vediamo oggi è una masseria gentilizia, formata da una Cappella, stalle, e circondata da alberi di pino, con facciate esterne dipinte di rosso. Al piano superiore, in quasi tutte le stanze vi sono degli affreschi della stessa epoca della costruzione (circa 1800).

L’ingresso risulta piuttosto difficoltoso, poiché molti gradini della scala sono ormai distrutti. Superato questo “ostacolo”, quello che mi ritrovo davanti è “puro godimento” per i miei occhi affamati d’arte. Soffitti affrescati dei corridoi si alternano ad un labirinto fatto di stanze collegate l’una all’altra.

In alcuni ambienti le finestre sono aperte, ed il vento muove in modo sinuoso ciò che rimane dei tendaggi. In altre, le persiane sono chiuse ed il sole attraversa le fessure, generando fantastici fasci di luce geometrici sui pochi elementi d’arredo rimasti. Percorro una stanza dopo l’altra, lasciandomi incantare dai decori sulle pareti, mentre il suono del vento che muove gli alberi mi accompagna in questa piacevole passeggiata senza tempo.

Rosa Anzalotta

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