Siamo nelle marche. Avevo letto di questo cementificio e di un altro gemello non tanto lontano.
Motivo per cui, insieme ai soliti compagni di esplorazione, decidiamo di esplorarli.
Le fabbriche “gemelle” sono chiuse da alcuni anni, ancora sospese nell’incertezza, senza sapere quale fine faranno.
Siamo venuti giusto in tempo, tutto è rimasto come se fosse stato chiuso ieri.
In alcuni capannoni le luci si accendono ancora in automatico, e in qua e in là biciclette, come se ci fosse ancora il fantasma di un guardiano che gira.
E’ un cementificio veramente grande: il piano terra era adibito ad uffici e mensa, entrambi sigillati, e presenta ancora diversi silos, con le piattaforme dei camion per pesare e caricare e far partire per le consegne.

La parte più interessante rimane ai piani superiori: grandi nastri trasportatori conducono alla parte alta dello stabilimento, dove ci sono le cave, due enormi nastri e gru che macinavano direttamente le pietre per portarle poi alle altre lavorazioni.
Non resisto. Scavalco il tutto e vado all’interno della cava. Mi sento davvero piccola. I macchinari sono immensi.
Scendiamo e ci dirigiamo verso gli altri capannoni. Ci aspettano i trattori, integri ma tutti impolverati, i caschetti e le protezioni degli operai,ovunque. L’unica parte che rimane accessibile è la sala comandi.
Deve esserci stato anche un terremoto: molti componenti delle strutture esterne sono  state ribaltate.
E’ un continuo di spunti, fuori e dentro, di colori e odori.
Saliamo su una scala esterna di ferro. Qui sembra di trovarsi al centro di questo piccolo mondo lavorativo. Si scorge chiaramente un tubo immenso, che sembra una sorta di forno rotante, collegato ad altri condotti. Se non avessi una paura folle, salirei più in alto, ma mi fermo qui. Già mi sembra di essere sospesa nel vuoto.
La nostra visita finisce dopo poco, con un sussulto di adrenalina: il nostro compagno di esplorazione prende la bici, e ci fa uno scherzo, fingendosi guardiano del posto.
Talvolta capita che gli edifici, abbandonati ma ancora non totalmente fuori dall’interesse di tutti, siano sorvegliati dalla vigilanza locale.

Leggendo alcuni articoli scopriamo due importanti informazioni: oltre ad aver inquinato tantissimo, è stato uno dei cementifici più produttivi di tutte le città marchigiane.

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Marianna Arduini
Marianna Arduini
Esploratrice da sempre, insieme al suo compagno Mirco, ha trovato nell'urbex la possibilità di unire viaggio, fotografia e scrittura. La sua passione sono le chiese abbandonate e la sua zona d'azione è soprattutto il centro Italia. Artista a "tutto tondo", amante dei grandangolari estremi.

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