Oggi siamo a Cagliari, la città definita da Francesco Alziator (1909 -1977) la “città del sole”.
Non è un caso esordisca in questo modo. Quanto mi accingo a raccontare vede tra i protagonisti il sole, ma anche il mare e il vento.
Sole, mare e vento fanno sale, quello marino.
Data l’abbondanza delle materie prime è immediato comprendere il motivo per il quale le saline sono, qui, una questione millenaria. La produzione sembra che sia iniziata con i fenici e gli ultimi a farlo furono i vari monopoli e/o saline di Stato. Almeno fino al 1984 anno nel quale, per ragioni igienico-sanitarie, la produzione di sale marino divenne storia e non più presente e futuro.
Da allora, parlo del 1984, quello che fu una fiorente industria è entrata di diritto nelle fila dell’archeologia industriale del luogo.

Vorrei evitare di dilungarmi sull’elencazione di fatti storici o di quanto ancora oggi visibile e rapportabile a quel particolare periodo storico o processo produttivo. Mi limito a dirvi che c’è molto da vedere e, se avrete e avremo la dovuta pazienza, vi mostreremo, a modo nostro sia chiaro, appunto, molto.

Tra tutti i silenziosi lasciti, decadenti, più o meno, meglio o peggio abitati e frequentati ma comunque affascinanti  di quel periodo siamo stati catturati da uno in particolare: il padiglione Nervi.
Qualcuno prima di noi ha descritto questo manufatto come un gigante di metallo e cemento.
Forse un tempo. Ora no. Il metallo è diventato in parte ruggine e il cemento si sfalda inesorabilmente in finissima polvere. L’effetto combinato del tempo, dell’uomo e dell’aria salmastra ci restituisce un gigante, umiliato, che copre una superficie di oltre 1700 mq.

E’ curioso prenderne atto: fatto per il sale e da questo distrutto.
Il mare è a pochissimi metri, il canale navigabile di Terramaini pure. Entrambi lambiscono questo edificio, ciascuno per un lato. Qui veniva stoccato quanto prodotto nelle vicine saline nell’attesa venisse caricato sulle navi alla volta delle più svariate destinazioni. Il progetto è dell’ingegnere Nervi, gli anni sono i primi ’50. Sua la firma sul progetto, suo il nome all’edificio. Per i curiosi aggiungo che si tratta dello stesso, ingegnere, che prese parte alla progettazione del grattacielo Pirelli a Milano.

Lo ho osservato e meditato per qualche tempo, il padiglione intendo, l’ingegnere no. E’ morto nel 1979 e in quegli anni pensavo ad altro. E’ uno di quei siti che consideravo di ripiego in quanto talmente vicino alle nostre abitazioni e alle nostre vite da non richiedere chissà quale sforzo organizzativo. Alla prima occasione utile ci andremo, mi ripetevo. Così è stato. Alla prima occasione utile appunto.
Un rapido controllo della fase della luna (per ragioni fotografiche sia chiaro), pochi ma confusi messaggi sulla nostra chat e, caricata in macchina l’attrezzatura fotografica oltre che quanto necessario eravamo li. In un battibaleno.

Vi saluto facendovi godere la galleria finale, mentre vi racconto i retroscena di questa esplorazione.

“Dalla chat del nostro gruppo esplorativo risultano chiare alcune cose. Mr. Green, si è detto, impegnato con il lavoro. Noi, molto malignamente, pensiamo ci abbia spudoratamente mentito e abbia invece preferito una dolce compagnia alla nostra.
Come dargli torto. Non siamo belle personcine. Mr. Red (l’esperto di speleologia), Mr. White (quello che si bulla con il video-editing), Mr. Periwinkle (quello che non sa in quale guaio si è cacciato) e chi vi scrive (l’unico, il grande, il modestissimo Mr. Black).
Di Mr. Periwinkle ad ora non vi è giunta traccia o notizia alcuna.
Tranquillizzatevi.
Non chiedete un ulteriore sforzo ai neuroni dato che, effettivamente, non ne avete mai letto. Non potevate in quanto è ufficialmente la “scheggia” del gruppo. Lo abbiamo, per ora,  accolto a braccia aperte e lui non si è ancora sdebitato.
(Chiaramente basterebbe un numero sufficiente di birre per tutti noi). Lo conosco da quando ero un bimbo e nessuno dei due aveva ancora l’età giusta per andare a scuola nè,tantomeno, per fare urbex.
Ora che fa parte della crew mi permetto di consigliarvi di non affezionarvi a lui. (A noi si, invece. Ovviamente.)
Se non pagherà lo scotto del noviziato è certo che sparirà tra le brume della notte e Mr. White, in proposito, è molto esigente. Credetemi.
Ma tant’è.
La luna fa capolino, la pioggia ha smesso di cadere copiosa e le nuvole corrono, veloci. Una breve camminata e siamo dentro.
Ad attenderci un “senza fissa dimora”, nascosto chissà dove, e i suoi tre cani oltre che il vecchio gigante. Ferito….per il resto dell’avventura seguiteci sulla pagina facebook”

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Le Pecore Nere
Le Pecore Nere
Il gruppo nasce nell’autunno del 2015 per l'esplorazione urbana in Sardegna. Non è affatto semplice descrivere in poche righe le nostre motivazioni. Sicuramente alla base di tutto c’è il piacere dell’esplorazione. In seconda battuta la volontà di cogliere immagini fotografiche e video assolutamente inusuali e inconsuete. Siamo: Federico Casti (Mr White), Luca Secci (Mr Periwinkle), Gianluca Marotto (Mr Green), Alessio Scalas (Mr Red) e Andrea Gambula (Mr Black)

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