Resurrezione

Da Gennaio 22, 2019 Gennaio 23rd, 2019 CHIESE, CONVENTI e CIMITERI, LAZIO urbex

Ascosi Lasciti unisce.
Nel vero senso della parola. Unisce perché questo luogo così particolare l’ho scoperto grazie a Valerio, un ragazzo di Pescara che, come il sottoscritto, vive a Roma per lavoro. La verità è che con Valerio ci siamo dati appuntamento nel pieno centro della capitale con l’intento di esplorare un luogo lasciato andare in rovina ma, fallendo amaramente in questo tentativo, ci siamo dovuti re-incontrare qualche giorno più tardi cambiando la nostra destinazione. Pieno di GPL sul raccordo e via, destinazione….fuori Roma! Alla ricerca di un posto di cui il buon Valerio aveva solo sentito parlare.

Rapida colazione passando per la piazza centrale del paese in cui è in corso una festa mattutina che ci vede attraversare bancarelle di ogni sorta e un piccolo canestro montato sul porfido per i più piccoli (quanta nostalgia per il pallone a spicchi!).

Aggiriamo l’entrata della chiesa che domina la piazza e ci rendiamo subito conto di aver trovato il luogo che stavamo cercando. Proprio dietro la struttura ecclesiastica si staglia un’altra struttura completamente in decadenza che si affaccia proprio su strada. Rovi e cancello, però, ce ne impediscono l’accesso.

Pianificando una possibile azione “drastica” ci rendiamo conto, ad un tratto, che passando per il cortile dell’oratorio attualmente in funzione, abbiamo un punto di accesso libero ed aperto alla struttura decadente. E così sia. Ci avviciniamo e notiamo che il muretto di cinta, in prossimità di una moderna cancellata, è totalmente crollato e ci consente (anche grazie al fatto che siamo pressoché scheletrici) di passare molto tranquillamente dall’altra parte.

Veniamo accolti da alberi e rovi cresciuti in maniera del tutto casuale. Proteggiamo le nostre reflex e riusciamo ad entrare nell’edificio che, oramai, non ha più porte né finestre.

La struttura è decisamente affascinante ma povera di oggetti e di particolari.
Ci colpiscono molto le scale che portano ai piani superiori. Decidiamo di prenderle ma ci rendiamo conto che tutte le vecchie stanze sono vuote e presentano, tutto al più, una serie di murales. Presi dallo sconforto (e un po’ anche dall’aria gelida che si ci assale ad ogni angolo) ci accorgiamo all’ultimo momento che di fronte a noi, al di là di un giardino di rovi, si trova un altro edificio uguale a quello in cui siamo attualmente. Cercando di intuire come raggiungerlo, ci troviamo di nuovo al piano terra ma, stavolta, prendiamo un corridoio buio e stretto pieno di mobili lasciati a marcire.

Colpetto di scena: arriviamo in un cortile interno completamente abbandonato che sembra essere il set di un film horror. Finalmente qualcosa di molto interessante, pensiamo. Ci rendiamo conto di essere all’interno di una ex scuola, in quanto i corridoi del piano terra presentano ancora sedie e banchi accatastati alle pareti. Trovo i resti di un biliardino ormai ammuffito (e quanta nostalgia di nuovo per le partite durante l’infanzia!). Tra vetri rotti ed escrementi di piccione (o di qualche altro animale volante) saliamo le scale andando alla scoperta di questo nuovo edificio. Come per il precedente, però, non troviamo nulla di sensazionale. Murales, mobili, libri, riviste e qualche bell’effetto di luce naturale che proviene da stanze e corridoi. Ma le sorprese devono ancora arrivare…

Attenzione. Ecco il vero colpo di scena:
davanti a noi, alla fine di un corridoio, una balconata interna che sprigiona una luce dorata quasi magica. Ci dirigiamo subito ad esplorare la zona e, voltandoci alla nostra sinistra…la meraviglia. L’interno di una chiesa totalmente murata e lasciata all’incuria con un soffitto e degli affreschi che sono delle vere e proprie opere d’arte. Al momento la stiamo guardando dall’alto, vicini al soffitto.
“Siamo al posto dell’organo” penso. Ma non ne sono sicuro. La luce che entra dalle piccole finestre alla nostra destra conferisce a quel luogo un’aurea misteriosa e inquietante come non mai. Dall’alto notiamo che le porte sono tutte murate ma che, dietro all’altare, c’è un passaggio. Scendiamo di corsa le scale e torniamo al pian terreno, ad “Occhio e Croce” (scusate il gioco di parole) troviamo l’accesso nascosto che ci consente di accedere alla chiesa interna, passando proprio da dietro l’altare. Ormai non vi è più nulla, né banchi né confessionali.

Da qui, però, possiamo ammirare meglio il soffitto a cassettoni, e alcuni affreschi che, ora, sono sopra di noi. Non vi sono parole. E infatti nessuno parla. Ai nostri piedi, un’unica targa coperta dalla polvere sulla quale vi è impressa la parola “resurrezione”. Un segno? Una previsione? Non lo sapremo mai, temo.
Rimango a testa alta, girando su me stesso, come per scattare una panoramica con gli occhi. Che luogo d’incanto. E’ così silenzioso, tappato, murato, nascosto.

A posteriori mi informo per bene e scopro che questa chiesa fece parte di un convento di suore con annesso collegio femminile.
Attualmente, il terreno è di circa 1,70 ettari e le due enormi  strutture in abbandono occupano intorno ai 67.000-71.000 m³. La costruzione di questi edifici risale al XX secolo ed è in stato di abbandono dalla fine della seconda guerra mondiale (causa bombardamento degli Alleati con parziale distruzione degli edifici).
I complessi progettati unitariamente dall’ingegner Palombi, furono inaugurati nel 1922 e furono fermamente voluti dal Cardinale Vescovo Gennaro Granito Pignatelli. All’epoca, venne pianificato un “situ harmonicum”, motore urbanistico di radice ed esordio della celeberrima “Città Giardino Liberty” che doveva essere il fiore all’occhiello della zona e sarebbe dovuto terminare proprio con la facciata della chiesa. Tale grande area fu esemplarmente progettata da un urbanista (per il momento ignoto) che si ispirò con volontà innovativa all’avventura britannica del 1903, cioè alla pianificazione edilizia della Letchworth Garden City vicino Londra. La Città giardino, però, è stata brutalmente violentata negli anni e privata avidamente della maggior parte delle sue magnifiche architetture a villini o delle discrete palazzine Liberty splendidamente inserite in ampi lotti e di bassissima intensità abitativa.

Esco da quel luogo abbandonandovi all’interno il povero Valerio. Ahimè gli impegni teatrali del week-end si fanno sentire e ho i tempi un po’ stretti. (Tranquilli, poi ci siamo sentiti, è riuscito a trovare la via di casa ed è in perfetta salute!)

In macchina, ma anche durante i giorni successivi, ripenso a molte cose. Mi torna in mente la targa con su scritto “resurrezione”. Mi viene una rima inconsciamente: “meditazione”. Forse tutto torna. Forse il mondo ci lascia dei segnali. Questa però, non ve la posso spiegare. Almeno per ora….

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Matteo Montaperto
Matteo Montaperto
Commediografo, teatrante, comico ed esploratore urbano. Come si conciliano queste personalità? Fa parte del carattere di Matteo. Autoironico ma determinato.
Amministratore del profilo Instagram di Ascosi Lasciti e autore di articoli, principalmente nel Lazio.

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