Quando si ha la passione per i posti abbandonati, anche mentre si è alla guida, la tendenza a guardarsi intorno c’è sempre (NON si dovrebbe fare, lo so!).

Nascono così le esplorazioni “improvvisate”.
Di ritorno da un incontro di lavoro, percorrendo la statale, noto alla mia sinistra una villa immensa, ben tenuta, ma abbandonata.
Esco alla prima viabilità di servizio e mi immetto sulla complanare ma, arrivata davanti alla villa, mi rendo conto che non vi è alcun punto d’accesso libero. Dispiaciuta e sconfortata, procedo sulla strada, per immettermi nuovamente sulla statale e proprio mentre sono sul ponte della viabilità di servizio, noto sotto di me una struttura fatiscente. Faccio nuovamente inversione (non sono pazza, giuro!) e mi dirigo verso di lei.
Percorro una stradina di campagna per qualche metro e dietro un’immensa distesa di rifiuti, mi ritrovo davanti un’insegna nera con su scritto “El Merendero“.

La ringhiera presente all’ingresso mi fa capire si tratti di una ex discoteca. Senza alcun problema di gente in fila e buttafuori che frughino nella mia borsa, varco l’ingresso, ormai sprovvisto di cancello, e mi ritrovo a percorrere un vialetto d’ingresso fiancheggiato da muretti rosa. Il sentiero porta ad un ampio spazio, circondato da altri muretti, questa volta neri, con gli stessi disegni geometrici presenti all’ingresso e panchine in muratura, che sicuramente fungevano da privé. Sono in quella che doveva essere la pista da ballo estiva.

Alla mia sinistra, un’enorme macchia celeste, una vasca/piscina. Nella parte superiore del bordo ci sono pile di pietre, da cui scendeva l’acqua.
Di fronte, la cabina in cui suonava il DJ, ormai vuota, ci sono solo vetri rotti e folta vegetazione a suonare, con l’aiuto del vento.
Dietro di essa una seconda pista da ballo, con muri nuovamente rosa, lo scheletro della copertura e un palco con sopra una gigantografia del nome della discoteca.
Tutto è in stile “anni ’80“. I colori, le forme, i disegni.

Proseguendo entro nella location invernale. Qui lo scenario è del tutto diverso, volte a tutto sesto e pareti in pietra. In una stanza vi è ancora il bancone bar nero, nell’altra dei manichi a mezzo busto pendono dal soffitto. Tende strappate decorano malinconicamente l’ex sala da ballo.
Dietro di me, un lungo corridoio dipinto di nero conduce ai bagni. A destra un altro corridoio conduce in una stanza, completamente vuota, con pareti piastrellate. Sono sul resto della discoteca. Pare che la mia mattinata anni ’80 sia terminata.

Dopo l’esplorazione, le indagini: soddisfatta dell’inaspettata visita in questa immensa ex discoteca, mi metto in macchina e raggiungo il primo bar nelle vicinanze. In modo un pò molesto, ma simpatico, riesco ad ottenere informazioni da alcune persone che sorseggiano tranquillamente il loro caffè.
El Merendero è stata una delle prime discoteche del barese, inaugurata nel 1973 in una masseria da poco ristrutturata, è stato il primo locale del capoluogo barese punto di riferimento per gay, grazie a serate a tema, spesso arricchite dalla presenza di drag queen.

La chiusura è avvenuta nel 2012, dopo la morte del proprietario.

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Rosa Anzalotta
Rosa Anzalotta
Da sempre affascinata dai luoghi abbandonati e dall’idea del loro vissuto, un bel giorno ha deciso di entrarci, anziché ammirarli solamente dall’esterno. Scoprendo così l'esplorazione urbana. Pugliese dalla nascita, si occupa di documentare al meglio l'architettura "sommersa" della sua regione.

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