“Urbex?! Cos’è l’urbex?” Così mi chiese un mio amico australiano mentre organizzava il suo viaggio di nozze in Europa.
“In Australia” mi disse “non abbiamo pressoché nessun edificio abbandonato da visitare.” Non conosceva il nome di questa attività che sta spopolando in tutta Europa.
“Organizza qualcosa per quando ci vedremo in Ungheria!”

Viaggio in Ungheria.
Un caldo pomeriggio di Aprile, un inconsueto trio di esploratori urbani (io il mio amico australiano e la sua timida moglie) si ritrova in un periferico quartiere dell’Europa dell’Est per proseguire verso la nostra meta, camminando sui binari ferroviari.
Abbiamo difatti deciso di esplorare un deposito di vecchi treni caduti in disuso.
Dopo una buona mezz’ora di cammino, mentre avverto più volte i miei amici di muoversi rapidamente e furtivamente, atteso il passaggio di un paio di treni di servizio in transito, riusciamo finalmente a raggiungere il nostro obiettivo. Una meraviglia.

Questo deposito è l’unico di tutto il complesso ancora in stato di abbandono, in quanto di proprietà del locale museo ferroviario. I fondi per la ristrutturazione e il successivo ricollocamento purtroppo mancano e così, all’interno di questo vecchio capannone, riposano veicoli molto interessanti.
Tra le tante, troviamo potenti e robuste locomotive a vapore MÁV 424. E’ proprio una di queste locomotive che ci accoglie appena entrati: con una massa di quasi 100 tonnellate e una velocità di punta di 90km/h ne esistevano ben 514 esemplari, prodotti in Ungheria ma poi viaggianti in tutta Europa.

Purtroppo la stella rossa che era dipinta sulla caldaia è quasi svanita, ma il veicolo mantiene ancora tutto il suo fascino. Accanto troviamo altre locomotive più piccole e di diversi modelli e tanti vagoni, molti dei quali ormai quasi distrutti. Si mormora, tra gli abitanti locali, che alcuni di questi vagoni siano testimoni di tristi avvenimenti storici : un confronto che le poche fotografie di guerra mostrano difatti una forte somiglianza con delle carrozze che furono utilizzate dai tedeschi per condurre i deportati verso i campi di concentramento. Anche se storicamente potrebbero esserlo, non esistono purtroppo documenti che attestino che siano proprio queste le carrozze utilizzate e ora dimenticate in questo deposito.

Pensieri inquietanti. Faccio due rapidi giri cercando di scattare abbastanza velocemente, senza utilizzare il mio cavalletto. Il deposito è all’interno di sito attivo e non voglio fermarmi più del necessario. I miei due amici invece sono felicissimi dell’esplorazione e non mostrano nessun segno di preoccupazione. Dopo un’oretta di esplorazione usciamo allo scoperto e ripercorriamo quindi la strada del ritorno parlando di storia e di guerra, sperando di non ripercorrere invece questi avvenimenti di un’epoca buia.

Lorenzo Rosa (Lo Re)

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