Greenland : la Città Satellite del divertimento

Erano gli anni ’90.
Generalmente ci si vedeva all’oratorio e poi si partiva in bicicletta.
Una buona mezz’ora di pedalata e si arrivava alla Città Satellite (o Greenland).
Per chi era più lento ci si dava appuntamento alla giostra dei pirati e, poiché non c’erano ancora i telefonini, certe volte ci si trovava quando era ora di tornare a casa. Si trascorreva il pomeriggio con qualche giro in giostra (pochi), un gelato, o semplicemente girovagando.

Greenland non era difatti solo un Luna Park : al suo interno c’erano numerose attrazioni come un laghetto di pesca sportiva, una pista di pattinaggio e di go kart, svariati ristoranti, uno zoo e una tensostruttura dedicata a concerti e manifestazioni.
Come Consonno è stata la Las Vegas della Brianza, così la Città Satellite è stata la Disney World Milanese.
L’idea di creare un grande parco dei divertimenti alle porte di Milano fu del commendatore Giuseppe Brollo, imprenditore originario di Treviso, arrivato a Milano nel 1939. Dopo la guerra, il giovane visionario acquistò dai conti Borromeo (stanchi della scarsa produttività agricola della zona) 50 ettari di terreno incolto e argilloso fra Limbiate, Solaro e Cesate, con il proposito di costruirci una grande fattoria moderna.

Il progetto iniziale, rapidamente, si trasformò: al posto della fattoria nacque una piccola città ribattezzata poi Villaggio Brollo e lì accanto, fra il 1964 e il 1965 nacque la “Città satellite”, il primo parco giochi stabile d’Italia. Proprio in quegli anni stava prendendo vita anche Gardaland ed entrambi rappresentavano progetti decisamente pionieristici per l’epoca.
Il picco di attività fu raggiunto tra gli anni Settanta e Ottanta, con un’affluenza annuale di un milione di visitatori provenienti anche da zone limitrofe. La mancanza di modernizzazione delle strutture portò ad una graduale diminuzione del pubblico fino ad arrivare all’anno 2002 con il sequestro giudiziario a causa di irregolarità igieniche e di sicurezza contestate alla società che gestiva l’impianto.

Il parco non aprì mai più, dopo quella data, e nel 2008 fu messo all’asta. Dopo un tentativo fallito di riqualifica dell’area in concomitanza con Expo2015, nel 2018 la quasi totalità delle strutture è stata abbattuta, ma l’area non è ancora stata ripulita e ad oggi a Greenland restano soltanto cancelli chiusi, tanti rifiuti e ferraglia arrugginita.

Le foto dell’esplorazione non sono recenti. Risalgono al 2011, quando il parco era ancora parzialmente accessibile ed io mi stavo avvicinando al mondo dell’esplorazione urbana, fotografando con la mia prima “compattina”.
Qualche piccolo bar ai confini del parco sopravviveva ancora, e un pomeriggio, dopo alcune trattative con i custodi dell’area, riuscii ad accedere al parco vero e proprio. Alcune giostre erano già state demolite, oppure vendute per ripagare i debiti cumulati dalla società.
Ma quello che rimaneva aveva ancora tanto fascino, rievocava ricordi di anni passati e i sabati pomeriggio con gli amici. La gioia e l’aria festosa di un tempo avevano lasciato spazio alla solitudine e al degrado.

Fa sempre uno strano effetto quando si visitano luoghi disastrati, frequentati ed amati nel periodo della loro piena attività. Specialmente quando li si è vissuti nel periodo adolescenziale.

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Lorenzo Rosa
Lorenzo Rosa
Lorenzo è il punto di riferimento, assieme ai ragazzi del "manicomio fotografico", di tutta la Lombardia. La sua passione per la fotografia nacque con un regalo del nonno e dirottò prestissimo verso la passione sfrenata per l'esplorazione urbana, di cui oggi allestisce numerose mostre a tema.

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