Si tratta del più antico manicomio, in epoca moderna, ed uno dei più grandi.
In origine, la sede manicomiale del Regno di Napoli era ubicata nel cinquecentesco Ospedale “degli Incurabili”.
Già in età borbonica ci si accorse della sua inadeguatezza e la necessità di creare degli spazi appositamente attrezzati e configurati.
Fu, tuttavia, il Re di Napoli  nel 1813 con un regio decreto che istituì le “Reali Case de’ matti”.
Dunque, la “pazzeria degli incurabili” venne smantellata e creato il primo luogo deputato esclusivamente alla cura e al ricovero dei malati psichiatrici, con un secolo di anticipo rispetto alla futura Italia.

Fu collocato nel confiscato convento della Maddalena.
Lo stesso edificio oggi costituisce il nucleo originario di quella che divenne una struttura enorme. Centosettantamila metri quadrati, per la precisione.
Come detto prima, questo è dunque il primo vero manicomio  d’Italia,  dove lavorarono i più celebri alienisti.
La sua storia può essere considerata la storia stessa della psichiatria.
Nacque come edificio riabilitativo, e non di contenzione, secondo la dottrina del “Trattamento morale”, essendo messo a punto da due grandi esperti francesi.

Nato come luogo di cura, finì per trasformarsi in un orribile posto di reclusione, tortura e abbrutimento. Era la fine dell’800.
Fu qui che venne ideata la struttura a padiglioni e la divisione dei matti per patologia; sempre qui furono coniati termini come “sfrenati, agitati, sudici”.
Con gli anni settanta, si fecero largo le nuove idee progressiste sulla malattia mentale e il suo metodo di trattamento. Per la verità in quegli anni l’Ospedale psichiatrico delle Maddalena aveva già un numero di pazienti molto ridotto. La prima avvisaglia della fine fu la famosissima legge del 1978 istitutiva del Servizio Sanitario Nazionale, ma la vera svolta si ebbe nel 1978 con la famosissima legge 180, più conosciuta come Legge “Basaglia”. L’Ospedale psichiatrico fu svuotato nel 1998 e chiuse definitivamente nel 1999. Fu la fine di un epoca di cui si doveva preservare la memoria e le testimonianze.

Tutto invece è caduto nell’abbandono e nell’oblio. A venti anni dalla chiusura, l’Ex Ospedale Psichiatrico di Aversa giace in uno stato di grave e totale abbandono. Il corpo originario, quello più antico, è ormai fatiscente, con segni di crolli e cedimenti strutturali preoccupanti. La splendida chiesa ed il chiostro rinascimentale sono duramente segnati dall’incuria e dai ripetuti atti vandalici. E’ difficile raccontare la bellezza degli scaloni monumentali, delle architetture senza sentirsi rattristati.
Nel contempo, gli immensi saloni vuoti, i lunghissimi corridoi dalle pareti scrostate, i grandi finestroni con le sbarre arrugginite comunicano un senso di angoscia ed inquietudine profonda. Esplorare questo gigante morente, entrare nel suo ventre e perdersi nei suoi meandri polverosi, silenziosi e semibui è una esperienza forte.

Noi appassionati di “esplorazioni urbane” non possiamo fare altro che raccontare e mostrare con immagini la bellezza ed il mistero di quello che lentamente muore, sperando che possa almeno essere salvata la memoria di questi luoghi e di ciò che sono stati.

Foto e testo : Giovanni Rossi Filangieri

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Il progetto di Ascosi Lasciti nasce nel 2010, dall'occhio astuto di Alessandro Tesei (giornalista d'assalto e regista di importanti reportage). Si sviluppa grazie alla maniacale cura di Davide Calloni, per poi prendere la sua forma finale con i ragazzi di SubwayLab. Il tema è l'abbandono di infrastrutture, trattato in tutti i suoi aspetti e ambiti. La sua forza? Un team eterogeneo di esploratori urbani, giornalisti e fotografi sparsi in tutta Italia e nel Mondo.

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