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Per chi mi conosce, sa che sono un amante delle chiese abbandonate.
Ma non solo.
Ville, castelli, palazzi nobiliari. Insomma, tutto ciò che trasuda arte dalle sue mura affrescate e diroccate.

Oggi ho fatto un’eccezione, per il notevole interesse storico di questo “nuovo” edificio. Era doveroso.
Mi sono addentrato in un’ ex fabbrica. Bellissima, per giunta. Unica nel suo genere.
Trattasi di un vecchio grosso lanificio, inaugurato nella prima metà del 1900 e  ufficialmente chiuso agli inizi del nuovo millennio.
Fermando i suoi telai, l’attività lasciò a casa la cifra “da capogiro” di quasi 300 dipendenti. Nessun nuovo ricollocamento.

Ma passiamo all’esplorazione vera e propria.
Vista la posizione abbastanza centrale dello stabilimento, decido di non dare nell’occhio e fare un veloce giro attorno alla cinta esterna. Obiettivo: verificare se esista un accesso più agevole.
Entro.

Il complesso è formato da diversi stabili. La maggior parte sono capannoni vuoti, alcuni dei quali però hanno una caratteristica molto particolare: i lucernari offrono un singolare gioco di luci blu.
Spettacolare effetto fotogenico.

La vera chicca sta nella centrale termica del complesso. Qui, una mega caldaia e diversi enormi macchinari. Unica pecca: bisogna camminare sopra uno strato di almeno sei centimetri di guano. Escrementi di topi e piccioni mi obbligano a tornare all’auto per calzare gli stivali in gomma.

Nonostante lo sforzo, non trovo nessuna nuova sorpresa.
Lasciatemi andare, a questo punto, a ciniche metafore.
Dopo aver passeggiato nel profondo blu, mi è toccata la stessa sorte degli ex operai della fabbrica abbandonata.
Finire nella merda, senza un motivo.

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