Nel cuore verde dell’Umbria riposa, in cima a una collina, un convento francescano dimenticato. L’altitudine e l’ombra prodotta dagli alberi favoriscono un’esplorazione estiva senza troppi affanni e sudori. Intorno c’è quiete. L’accesso non è neppure così arduo: la recinzione è modesta, atta solo a segnalare un edificio pericolante; la porta frontale è serrata, ma a ben cercare si trova un’altra apertura. Il convento è abbandonato e dimenticato in tutti i sensi.

Edificato nel XVI secolo e ristrutturato duecento anni più tardi, il convento era gestito da francescani osservanti. Questo istituto non era solo il centro religioso, ma anche sociale della zona: in occasione della festa di Sant’Antonio si distribuiva cibo e si organizzava una parata a cavallo, che iniziava e terminava nel convento.

Dell’antica vitalità è rimasto poco. Le iscrizioni sulla facciata anteriore ricordano la storia del luogo, ma oggi regnano silenzio e solitudine tra queste mura spoglie e questi spazi desolati.

Il chiostro presenta un ciclo di medaglioni affrescati, raffiguranti i Santi e la Madonna. Le sale interne sono per lo più avvolte nel buio: mi aggiro cautamente tra di esse, nulla attira la mia attenzione, finché un improvviso volo d’uccello alle mie spalle mi fa prendere un bello spavento. Ma fin qui, l’unica emozione.

La sensazione di una visita insapore tra mura vuote si trasforma in un attimo in una sorpresa mozzafiato. A stravolgere la prospettiva è la scoperta di un’affascinante chiesa interna al convento. L’ampia navata unica, cupa e avvolta nella penombra, rivela la presenza di cinque altari: quello principale occupa la classica posizione centrale anteriore, mentre su ciascun lato lungo si trovano due altari più piccoli.

L’altare primario ha una struttura piuttosto rara: forma una parete che chiude la navata e la separa dall’abside retrostante. Le piccole statue decorative spuntano dall’ombra come volti angelici, ma spettrali nel loro pallore. Gli altarini laterali sono dedicati a quattro santi: le colonne, gli intarsi e persino le decorazioni a stucco sono in buona parte ancora intatti.

Sul fianco sinistro ci sono due aperture che conducono in due piccole cappelle laterali, ma sono troppo buie per essere fotografate. Mi concedo un ultimo sguardo alla chiesa, prima di lasciare questo convento che sembrava nascondere ben poco oltre che nidi di uccelli, e invece…

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Lorenzo Jedermann
Lorenzo Jedermann
Docente universitario e giornalista pubblicista, la passione dell'esplorazione è sbocciata da piccolo con l'illuminante visione del film 'I Goonies'.
Oltre a far parte del team di 'Ascosi Lasciti', ha un progetto personale che si occupa dell'architettura fantasma in Campania, chiamato 'Derive Suburbane'.

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