L’ esplorazione urbana è un po’ come il bingo: raggruppa diverse persone sotto lo stesso tetto per tentare la fortuna”.

Così in una fredda mattinata di dicembre mi ritrovo in una fermata della metro di Roma ad aspettare Valerio e i suoi amici.
I miei nuovi compagni arrivano più o meno tutti puntuali, fatte le presentazioni siamo pronti a partire. Obiettivo? Visitare un edificio abbandonato che cercavo da tantissimo tempo.
Affidiamo la strada al caro amico “Google Maps”, che come d’abitudine ci fa perdere per i paesini laziali, facendoci partecipare nostro malgrado a improvvise sagre di paese.
Arriviamo con due ore di ritardo a destinazione, per la felicità dei due nostri amici campani Giovanni e Anna : non male come primo incontro!
Eccoci qua: cinque sconosciuti sotto il tetto di un parcheggio che provano a fare “bingo”!
Valerio fa strada, pratico del luogo.  Ciononostante non è ancora mai riuscito a esplorare l’intero palazzo.
Ci intrufoliamo senza troppi problemi in un cantiere, da qui in un sali e scendi di scale. Ritroviamo la via che porta a una delle torri della magione di età rinascimentale.

Un passato glorioso. Il palazzo fu ideato e parzialmente realizzato negli anni in cui il feudo appartenne a una nobile famiglia del Trentino che l’ottenne nel 1560 da papa Pio IV, come ricompensa per aver ospitato il Concilio di Trento nella loro città. Fa gli onori di casa una fantastica vasca da bagno in marmo, costruita al centro della stanza, segno indiscusso del lusso a cui erano abituati i nobili feudatari. Quanto deve essere bello farsi un bagno caldo all’ ultimo piano di una torre con vista sul proprio regno?
Gran parte del palazzo è crollato, quindi dobbiamo trovare vie alternative per accedere alle stanze. Valerio e Giacomo, avendo già visto questo lato dell’edificio, si mettono subito alla ricerca di una strada tra i rovi, che ci conduca dall’altra metà del “tesoro”.

51! ‘O Ciardino! Bingo!
Camminiamo tra i resti di un bellissimo giardino lasciato all’incuria, solo da qua si può capire quanto grande fosse questo palazzo. Lo scheletro di un enorme edera riveste completamente una parte della facciata, ormai prossima al crollo. Risaliamo nuovamente una torre che apre la strada alla vera parte nobile : vani enormi senza arredamento ma con fantastiche tappezzerie che si susseguono. Dalle finestre entra una luce tenue che rende il tutto più suggestivo. Non c’è molto da vedere, ma restiamo comunque un paio d’ore a scattare foto a quelle immense stanzone.

Non siamo riusciti a capire se il palazzo sia in fase di recupero o se sia sorvegliato, visto che nelle sue cantine tra enormi cucine si nasconde un sistema di cisterne che alimentano la più famosa fontana del paese. Che l’acqua pubblica sia così esposta alle possibilità si sabotaggio, lascia interdetti.

Un ringraziamento speciale va a Valerio, Giacomo, Giovanni e Anna per l’ottima compagnia.

Foto di Valerio Fanelli e Marco.
Testo Marco.

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Marco Moro
Marco Moro
Ciao sono Marco e faccio storicamente parte della "Cinghial_crew", originari della Sardegna, con cui condivido la passione per l’avventura, la fotografia e i paesaggi urbani abbandonati.
Claudio e Tanoz sono i miei compagni di esplorazione, ma giro anche nel Lazio, con Matteo e Valerio.

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