Non potrei vivere senza circo! È un gran zibaldone in cui invecchi senza accorgertene.Moira Orfei

Il circo, un ricordo d’infanzia.
Sembra ieri: l’estate in vacanza al mare con i miei, quando vedevo ogni muro tappezzato di un’infinità di manifesti col volto di Moira Orfei.
Un’immagine che non scorderò mai, con la sua bizzarra acconciatura e i colori sgargianti delle scritte pubblicitarie.
Da noi, in Svizzera, invece il circo arrivava alla fine di settembre. Inevitabilmente pioveva.
Ricordo ancora quando andavamo con l’asilo, in uscita con la maestra. Le pozzanghere calpestate inesorabilmente prima di raggiungere il tendone.
Il profumo dei popcorn e lo zucchero filato.
Poi, dentro il tendone di plastica, la ressa e il caldo. Ricordo ancora l’ansia prima dello spettacolo, mischiata a quella paura che la giacca, durante il buio dello spettacolo, scivolasse dalla panchina e cadesse nelle viscere del circo sotto le tribune. Insomma, un mix di emozioni, da cui prevalevano sensazioni di ansia e disagio. Il circo forse, rispetto a tanti altri bambini, non mi ha mai affascinato tanto. O forse, chissà, non affascina realmente nessun fanciullo. Sono gli adulti i veri fanatici, nell’illusione di regalare qualche nuova esperienze alla prole.

Siamo poco fuori Parigi e, guarda caso, anche se è primavera, piove.
Dopo aver attraversato un paio di grosse pozzanghere fangose, ecco che, isolato, svetta il grande tendone rosse, malconcio e funestato dalle intemperie.
Prima d’ora non avevo visitato un luogo abbandonato di questa insolita tipologia; è proprio il posto che non ti aspetti. L’eccezione singolare.
Così, dopo tanti anni, eccomi tornato al circo e, con me i lettori, di Ascosi Lasciti.

Il tendone mezzo sfasciato, nonostante sia in parte vuoto all’interno, filtra la luce già di per sé fioca e ci presenta un’atmosfera a dir poco affascinante. Della storia di questo luogo non si sa molto, ma rappresenta un perfetto esempio del lento e graduale declino che le attività circensi hanno avuto nei decenni. Un settore difficile, i cui attori vivono una vita da nomadi, i pericoli di uno stuntman e i costanti allenamenti di un’atleta agonista, ma che, nonostante questo, è stato coperto da una pioggia di denaro fin dagli anni del dopoguerra.

Trattasi di un’ex scuola di circo, ma negli ultimi 5 anni, dati i problemi finanziari, la sua chiusura pareva già certa.
Ora dal 2014 circa, giace in stato di abbandono.
Confesso che, visitando l’attuale stato di degrado, non ho provato il solito sentimento di nostalgia.

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Jonathan Della Giacoma
Jonathan Della Giacoma
Classe '87 e svizzero, Jonathan è uno tra i più famosi autori nel campo "Urbex" e tra i più attivi nel progetto Ascosi Lasciti.
Attratto dalla storia, dalla bellezza estetica, dall'architettura, ha visitato edifici abbandonati in tutta europa.

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