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I tipi dell’urbex : una panoramica semiseria (parte 1 – il pubblico)

Articolo di Settembre 13, 2019Nessun commento

L’urbex è una cosa seria. Ma può essere anche ridicola. L’urbex è un piccolo mondo a sé. Ma può nascondere varietà infinite. È una sub-subcultura che ai profani del settore potrebbe apparire talmente di nicchia da accomunare tutti i suoi adepti in un’unica comunità omogenea, quasi fosse una setta i cui seguaci se ne stanno accoccolati tutti insieme nel loro piccolo antro segreto. E invece, tra collaborazioni e amicizie, si insinuano anche conflitti, competizioni, minacce, scandali. C’è chi lo prende come un gioco, chi come una sfida; chi lo prende come un passatempo, chi come un canale per dimostrare al mondo il proprio valore, o persino come una possibilità di lavoro.

Il paradosso, nell’epoca dell’iperproduttività, è che anche i passatempi possono risultare estremamente complessi, impegnativi, duri da decifrare nelle proprie tacite regole e pratiche.  Oggigiorno qualsiasi attività è così codificata da racchiudere un universo parallelo. Un universo che può essere tanto stratificato da contenere centinaia di sfumature, talvolta anche tragicomiche. Per questo, occorre ragionare con ordine. Una prima basilare differenza che divide gli appassionati di urbex riproduce la più elementare divisione funzionale dello Spettacolo, ossia tra:

  1. ‘urbexofili’ passivi, ovvero accaniti voyeur, consumisti di immagini (altrui) e dispensatori di like – se ne stanno comodi dietro uno schermo e sono pronti a scagliare giudizi, a concedere approvazioni, a tempestare di domande inutili, perché tanto poi si sa, non si metteranno mai in cerca di quei luoghi di cui, in fondo, si accontentano di vedere le fotografie comodamente seduti in poltrona;
  2. ‘urbexer’ attivi, ossia gli esploratori veri e propri, quelli che sudano, sanguinano, rischiano l’incolumità, la fedina penale, la reputazione – vengono scambiati per ladri, scassinatori, satanisti, pompieri, filantropi, muratori, architetti, supereroi, giornalisti, spacciatori, restauratori, perdigiorno, urbanisti, ma sono solo individui lievemente disturbati che cercano una forma d’evasione in spazi inconsueti.

La complessità di questa ricerca socio-antropologica impone di procedere per gradi: l’articolo di oggi si occuperà esclusivamente della prima categoria: gli utenti passivi, che potremmo definire “il pubblico passivo”.

All’interno di questo generico gruppo passivo si possono distinguere numerosi ‘tipi’: individui riconoscibili a seconda delle fascinazioni, delle curiosità, o semplicemente delle associazioni cognitive, psichiche o culturali evocate nel loro immaginario dalla sopra menzionata attività voyeuristica a cui sono inclini.

  1. Gli amanti dell’avventura e dell’arcano: attratti dall’emozione della scoperta, dalle suggestioni mistiche e dalle fantasie metafisiche – in poche parole, si tratta degli spettatori delle trasmissioni TV come “Mistero”.
  2. Gli attivisti sociali improvvisati: pronti a sferrare denunce, a convocare sindaci, presidenti e commissioni europee per salvare dall’abisso un edificio dismesso, convinti che avvisando le autorità il giorno dopo il Comune in questione sarà pronto a intervenire per trasformarlo in una sfarzosa reggia – costoro scambiano l’urbex per “Striscia la notizia” e gli enti pubblici per ignare vittime del degrado architettonico.
  3. Il popolo degli “ex”: ex (o figli/nipoti di ex) operai, dipendenti pubblici, emigrati, che in una foto sbiadita riconoscono proprio quella fabbrica, quella scuola, quella chiesa, quel paese abbandonato dove loro o i loro antenati hanno trascorso dai 20 ai 40 anni della propria esistenza – rappresentano il lato nostalgico e strappalacrime dell’urbex.
  4. I fotografi professionisti, pronti alla critica e al biasimo – possono essere severi giudici e rappresentano il vero terrore dell’esploratore urbano che non sia un fotografo professionista.
  5. Architetti, restauratori, periti di beni culturali: approfittano del lavoro ‘aggratis’ degli esploratori urbani per rintracciare luoghi o procurarsi foto di luoghi in degrado, e riutilizzare informazioni o immagini per i loro impegni universitari o lavorativi.
  6. I ‘localizzatori’: utenti dalla psiche non diagnosticabile, che partecipano con commenti su pagine e gruppi guidati da un unico bisogno compulsivo, quello di scrivere sotto una foto soltanto la località e il nome dell’oggetto ritratto, senza aggiungere nessun’altra osservazione, parere o quesito – sembrano entusiasti di questi interventi secchi e perentori quanto inutili, eppure mai li sfiora l’illuminazione che, magari, chi ha pubblicato la foto in questione dovrebbe ben conoscerne l’ubicazione, e che ha scelto consapevolmente di non specificarla in virtù di un proprio ragionamento o propria esigenza.
  7. Il generico popolo di Facebook, ossia il vero pubblico di questo mondo, utenti alla ricerca di novità, curiosità, notizie, passatempi – si insinuano tra pagine e gruppi senza sapere nemmeno il perché, scrollano le homepage mentre sono sulla tazza del gabinetto o in fila alla posta, spalmano like a caso e illudono gli ‘urbexer’ attivi di aver finalmente raggiunto un diffuso entusiasmo ed interesse tra i profani di questo mondo.

Ben più lunga e complicata è, senza dubbio, una distinzione strutturale tra gli esploratori attivi. Rimandiamo i risultati di un simile sforzo al prossimo articolo, nel frattempo il lettore avrà tutto il tempo di metabolizzare i contenuti delle attuali ricerche e decidere in quale tipologia riconoscersi, o in quali ‘tipi’ di pubblico si è già imbattuto in queste settimane, in questi mesi, in questi anni di attività esplorativa.

A presto per la seconda parte!

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