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“Pellegrin che guardi a me, io ero come te, un bel dì sarai com’io, pellegrin. Addio. Addio.”

Siam nel cuore dell’Abruzzo, in cerca di storia. Siamo diretti verso una chiesa abbandonata, in uno dei borghi antichi arroccati su una delle tante colline rocciose.
Piove “che Dio la manda” e, dopo aver percorso le strette strade di porfido dissestato, troviamo un parcheggio.
Eccola di fronte a noi, l’antica chiesa del 1700 edificata sui resti di un altra risalente al 1200.
La facciata in stile barocco, tipicamente abruzzese, è incompleta, mai terminata. Bella, nella sua incompiutezza e decadenza.
L’interno si sviluppa a navata unica con una cappella laterale.
Oggi, in tutta la sua maestosa imponenza, la struttura è vuota. Pare essere stata parzialmente abbandonata da più di 10 anni. Saltuariamente viene visitata e pulita dai preti delle zone.
Le volte e la cupola sono decorate da stucchi e affreschi firmati da un importante artista locale.
Che meraviglia! Che imponenza! Che bellezza!

Ma le sorprese non terminano qui: seguiamo il pavimento a scacchi fino alla sacrestia.
Anche qui gli interni appaiono spogli ma, percorrendo uno stretto corridoio, troviamo una bella scala bianca affiancata da una balaustra scolpita che conduce in un altra chiesa sotterranea con un grande altare che un tempo conteneva una teca.
In questo spazio sottostante c’è una grande porta sormontata da un cornicione con alcuni teschi che anticipano qualcosa di quello che ci aspetta dall’altra parte.
A terra, una barella di legno e alcuni oggetti processionali a tema funerario.

La porta dei morti che varchiamo senza esitare ci accompagna in una seconda cappella ancora più nel cuore della terra.
E’ tutto in pessime condizioni, ma poi a lato troviamo un apertura che si affaccia su una profonda stanza sotterranea illuminata da una finestra scolpita nelle rocce (sulle quali poggiano le fondamenta della chiesa stessa).

Davanti ai nostri occhi svetta una montagna di 7 o 8 metri di ossa umane. Si distinguono chiaramente gli scheletri ancora in parte intatti con resti di abiti “sbrindellati”. Molti teschi sono ammucchiati sul fondo della cripta, rotolati via, separandosi per sempre dal proprio corpo mentre questo veniva gettato sul “mucchio”. Alcuni ancora con un macabro ghigno.
Osservando attentamente ci sono anche alcune mummie molte ben conservate.
Sconcertante.
Parrebbe fosse pratica comune; oggi ovviamente tutto ciò sarebbe inammissibile.

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Jonathan Della Giacoma
Jonathan Della Giacoma
Classe '87 e svizzero, Jonathan è uno tra i più famosi autori nel campo "Urbex" e tra i più attivi nel progetto Ascosi Lasciti.
Attratto dalla storia, dalla bellezza estetica, dall'architettura, ha visitato edifici abbandonati in tutta europa.

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