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Accadia : paese fantasma dove le case parlano

Accadia è un piccolo borgo come tanti dell’Italia interna.
Duemila abitanti, sulla carta. Pugliese secondo le mappe ma di fatto in una terra di mezzo tra Basilicata, Campania e Puglia.
Nel 1930, il fragore di un fortissimo terremoto sancisce l’abbandono del borgo vecchio, troppo danneggiato, e il paese si sposta dallo sperone coraggiosamente affacciato sulla vallata al più mite altopiano.
Sono solo poche centinaia di metri che separano il paese vecchio da quello nuovo. Pochi metri ma bastano per dimenticare una storia millenaria.
Oggi “Rione Fossi“, così viene chiamata la parte abbandonata, dorme.Qualche edificio è stato ristrutturato rincorrendo il sogno di uno di quei progetti turistici brillanti solo in linea teorica.

E le case vuote di Accadia insegnano poesie.
Le dimore spoglie ci insegnano, ad esempio, che il silenzio si ascolta, che la notte è breve, che Eva non creò il peccato ma la disobbedienza, che l’inferno esiste soltanto per chi ha paura e che forse nulla è mai finito per sempre.
Come loro, questi immobili privi di inquilini.
Le case sono vuote ma parlano, si parlano, si chiamano per numero invece che per nome. Immobile 16, immobile 4 e così via…
Il vento, lo stesso che muove le onnipresenti pale eoliche, fa sbattere tutto: porte, pensiline, oggetti di cantiere lasciati qua e là.
Così che il paese sembra ancora abitato.

Veniamo qui, alle 14 del pomeriggio, quando non soltanto il paese riposa, ma anche i gatti dormono. Lo scenario è surreale, guardate:

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Domenico Sergio Antonacci
Domenico Sergio Antonacci
Racconto le storie dei territori e di chi li vive ogni giorno.
Mi occupo di comunicazione e web-marketing, progettazione nell'ambito turistico e dei beni culturali, organizzazione di eventi culturali.
Amo passare il mio tempo libero alla scoperta delle storie che caratterizzano i luoghi e gli uomini che li vivono.

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