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Viaggio al centro della terra

Da Novembre 19, 2019 Dicembre 28th, 2019 Nessun commento

Una miniera abbandonata. Gallerie che raggiungono un’estensione di 120 km, che scendono fino a 520 metri al di sotto della quota del paese e salgono fino a 450 metri al di sopra di esso.

Nel 1898 si inaugura la prima centrale idroelettrica.
Il villaggio è uno fra i primi a conoscere l’illuminazione elettrica all’interno delle case. Agli inizi del XX secolo fare qui il minatore significa avere gratuitamente una casa, vivere in un paese dotato di teatro, palestra, scuole e molti altri servizi in altre zone difficilmente ottenibili.
Oggi però le sue più importanti risorse, il piombo e lo zinco, si sono esaurite. Nel 1910 una parete di roccia si infrange e tramite questa entrano in galleria migliaia di tonnellate di ghiaia frammista ad acqua provenienti dal rio. Alcuni tratti di galleria franano con un micidiale risucchio che comporta la più tragica conseguenza della storia della miniera: l’8 gennaio, verso le 13, l’ospedale del paese viene inghiottito dalla montagna. Rimangono coinvolte nella tragedia sette persone. Questo è il primo storico evento della nostra miniera abbandonata.

Nel ’50 comincia il periodo di crisi della miniera, una storia travagliata, il cui culmine si manifesta trent’anni dopo con gli operai che occupano le gallerie e le donne in superficie che organizzano proteste, riuscendo anche a bloccare le vicine piste da sci.
Nel 1991 l’occupazione termina con la gioia dei minatori che ottengono la stipula di un accordo che comprende il recupero ambientale, la realizzazione di un museo per sfruttare parte delle gallerie ed evitare che la miniera venga abbandonata, e la creazione di un’industria metallurgica gestita da una cordata di imprese per impiegare buona parte del vecchio personale.

Le promesse però rimangono solo sulla carta. Oggi il paese è quasi totalmente caduto nell’oblio. Dei 1200 abitanti degli anni ’70,secondo l’ultimo censimento del 2002, ne rimangono meno di 400, per la maggior parte anziani. Per il paese, l’oblio.

Degli antichi splendori donati dalla miniera è rimasta solo la leggenda.
La sensazione di abbandono che aleggia sul paese e sulla roccia sembra rimbalzare tra le montagne e il lago senza trovare pace.
È una domenica d’agosto, siamo in quattro. Attraversiamo il torrente per entrar discreti, ci inerpichiamo sul fianco della montagna ed entriamo nel primo punto utile. Quello che si presenta davanti ai nostri occhi è un vero autentico labirinto. Gallerie che scendono in profondità con tanto di nastri trasportatori.

Binari, scambi che sfumano nel nero dell’entrata delle gallerie.
Una torre che svetta verso l’alto, all’interno 4 piani di rampe di scale che ne seguono il perimetro.
Arrivati in cima binari che si inerpicano a 45° verso quello che doveva esser l’accesso alle gallerie superiori, oggi murato. È tutto un susseguirsi di scale, raccordi, gallerie, pulsantiere, quadri elettrici, strutture vecchie in pietra e di più nuove in cemento armato. Il sole entra dalle grandi finestre, il panorama da quassù è mozzafiato.
Gli unici rumori sono quelli dell’acqua che scorre in qualche tubatura sotterranea e quelli del vento che cerca invano di spazzare questi luoghi sprofondati nel dimenticatoio.

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Matteo Giacopci
Matteo Giacopci
Matteo, amante della fotografia e della ricerca del bello nella decadenza. Punto di riferimento per tutto il friulano, ama esplorare tutti i tipi di luoghi abbandonati, senza distinzione alcuna.

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