Fare esplorazione urbana significa anche addentrarsi tra leggende popolari e storie di cronaca locale.
Affascinanti, talvolta, per la loro natura surreale e avvincente. Talvolta anche inquietanti.
L’edificio sacro che andiamo a mostrarvi oggi è conosciuto infatti come “la chiesa della Madonna delle vigne” e, più comunemente, “dello spartito del diavolo”.
Siamo a Vercelli, più precisamente in un principato il cui nome fu dedicato proprio a Lucifero, l’angelo caduto.
La sua fama la precede: la “chiesa maledetta vide protagoniste, a fine 1600, un gruppo di ragazze che l’avrebbero usata per un rito satanico, un cosiddetto sabba, per evocare un demone.

Avrebbero scomodato non un presenza qualunque, ma addirittura Satana.
Si narra poi, complice sicuramente la suggestione popolare legata all’etimologia del paese, che le suore avrebbero partecipato al macabro rito, diventando “sacerdotesse nere” e provando a convincere i fedeli ad abbandonare la via di Dio per seguire quella del male.
Un secolo dopo da quegli eventi, che portano sicuramente con sé qualche fatto realmente accaduto, il rumore popolare fece arrivare la notizia fino in Vaticano.

Il Santo Padre in persona scelse di inviare un frate esorcista con il compito di scacciare il maligno, e altresì sconsacrare e chiudere definitivamente la chiesa.
Oltre al classico rito latino, eseguito con l’aiuto di altri monaci, il frate avrebbe deciso di avvalersi di una speciale musica composta per intrappolare e confinare il demone nella cripta del monastero.
Lo si cerca ancora oggi, invano, lo “spartito del diavolo” capace di ingabbiare il Male nei sotterranei dell’edificio, dove furono presumibilmente lasciati anche i corpi dei quattro monaci deceduti durante il rituale, come guardiani del sigillo. I fatti risalirebbero al 1800.

Due sono le credenze popolari :
la prima è che lo spartito del diavolo sia scomparso per evitare che qualcuno, suonatone la melodia al contrario, sarebbe stato in grado di interromperne l’effetto protettivo;
la seconda è che tante energie negative siano ancora presenti in questo luogo.
Noi restiamo sempre fortemente scettici, ma quel che è certo è che non tutti la pensano come noi.
Lo testimoniano le moltitudini di candele nere e resti dei sabba che troviamo sul pavimento della chiesa abbandonata.

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Marianna Arduini
Marianna Arduini
Romagnola di nome e di fatto, mi definisco una persona curiosa.
Fin da piccolina mi hanno sempre incuriosito i posti abbandonati e le storie.
La fotografia è arrivata col tempo, con i viaggi in solitaria che ho fatto e le persone che ho incontrato.
Ho incominciato a fare urbex da sola, e la ricerca, le storie di chi ci ha abitato, l'emozione che si prova ad entrare in questi posti dove il tempo si è interrotto, mi continua a dare emozioni ancora oggi.
Navi fantasma, treni, carria armati, monasteri, ville, manicomi, ma le mie preferite restano le chiese, e soprattutto la famosa chiesa blu.

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