L’Islanda è una nazione da tutti conosciuta per la bellezza della sua natura e per i paesaggi mozzafiato di rara intensità: un vero paradiso per i fotografi. Fiordi, vulcani, ghiacciai e cascate sono solo alcune delle innumerevoli bellezze che si offrono agli obiettivi. Tuttavia anche in questa terra, ben nascosto in uno dei tanti fiordi settentrionali, è possibile trovare tracce di sprechi edilizi. Nella fattispecie si tratta di una vecchia fabbrica abbandonata di aringhe (ebbene sì, anche in Islanda!), che le trasformava in farine di pesce e olio.

Questo luogo, oltre ad essere al di fuori delle comuni rotte turistiche islandesi, è anche raggiungibile soltanto nei mesi estivi, quando è possibile percorrere le strade e i sentieri di quella zona dei fiordi. Nel restante periodo dell’anno il cattivo tempo e le copiose nevicate rendono impraticabili le strade, tant’è vero che alcuni villaggi sono raggiungibili soltanto via mare.

La nostra giornata inizia quindi di buon mattino, quando partiamo dall’ultimo paesino dove è stato possibile trovare un posto per dormire. Fortunatamente il tempo è stato clemente e un bel sole ci guida lungo la strada. Le ore al volante sono molte ma il viaggio non è mai stancante: lo scenario è stupendo e le soste fotografiche si susseguono. A pochi chilometri dalle meta abbandoniamo la pista principale e ‘scavalliamo’ un piccolo promontorio. Il percorso non è nelle migliori condizioni ma fortunatamente arriviamo senza problemi fino alla facciata della fabbrica: sin qui un urbex bello comodo!

La struttura fu costruita dalla società Ingólfur HF negli anni 1942-1944. Il motivo principale per cui fu edificata in questo remoto fiordo era la ricca presenza di aringhe, che entravano nella baia di Húnaflói. Purtroppo, pochi anni dopo la costruzione, la pesca di aringhe cominciò a scarseggiare e l’industria chiuse nel 1952. Divenne presto fabbrica abbandonata, una delle pochissime in Islanda tra l’altro.

Adiacente alla fabbrica si trova il grande serbatoio riscaldato da una serpentina sul fondo, nel quale era immagazzinato l’olio prodotto. Il corpo principale della fabbrica di aringhe sembra invece uno scheletro vuoto, ma improvvisamente dietro una porta ci appaiono due stanze dove sono ancora presenti dei macchinari intatti, come se fossero stati appositamente preservati da qualcuno. Vicino all’opificio si trova anche una vecchia abitazione, probabilmente la casa dei lavoratori, purtroppo inaccessibile perché forse ancora utilizzata da qualche pescatore.

Completata l’esplorazione fotografica, molto particolare e sicuramente unica per il contesto e il panorama attorno alla fabbrica, ci dirigiamo verso una delle numerose sorgenti calde per un meritato e prolungato bagno ristoratore, da godere rimirando i paesaggi islandesi.

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Lorenzo Rosa
Lorenzo Rosa
Lorenzo è il punto di riferimento, assieme ai ragazzi del "manicomio fotografico", di tutta la Lombardia. La sua passione per la fotografia nacque con un regalo del nonno e dirottò prestissimo verso la passione sfrenata per l'esplorazione urbana, di cui oggi allestisce numerose mostre a tema.

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