Agli occhi distratti di un automobilista, in viaggio lungo la corsia a scorrimento veloce che lo costeggia, l’immenso blocco di cemento che ha attirato la mia attenzione potrebbe tranquillamente passare inosservato: uno dei tanti casermoni brutalisti sorti nel periodo del boom edilizio, per di più mestamente degradato ed eroso dal tempo. Niente di speciale per un cittadino alle prese con le proprie faccende.

Oltrepassando il cancello arrugginito di una biblioteca, che oggi ha trasferito l’accesso sul retro, l’apparenza è quella di trovarsi di fronte a un mastodontico edificio dismesso.

Va detto che, a ben guardare, i suoi spunti prospettici li offre anche un tale mostro di grigiore, soprattutto per chi, come me, è obliquamente attratto dall’architettura razionalista e brutalista. Così mi sono incamminato lungo le scalinate per dare un’occhiata: se i locali al chiuso sono vuoti e poco interessanti, al contrario le linee e le superfici esterne mi hanno sedotto per diversi minuti.

Più avanti, oltre un secondo cancello socchiuso, s’intravede già tra le sbarre qualcosa di alquanto bizzarro rispetto al contesto architettonico circostante. Ed ecco la risposta a chi si fosse chiesto: ma cosa c’entra  il titolo “Dead set“? Di per sé, è un omaggio a un’ottima mini-serie horror britannica, in cui lo scenario di partenza è quello di un’apocalisse zombie che affligge il Regno Unito, dove l’ultimo avamposto di salvezza rimasto è il set del Big Brother inglese (clicca qui per saperne di più).

No, non siamo a questi livelli, né di scenari catastrofici, né di produzione televisiva. Dobbiamo scendere più in basso, quanto meno geograficamente, e tornare tra i nostri confini: il ‘dead set’ a cui mi riferisco è quello che anni fa rappresentò il commissariato “Spaccanapoli” nella serie TV italiana “La squadra”. Accontentiamoci!

Questo commissariato di ‘cartone’ è vecchio ormai di anni: gli interni sono ampi ma avvolti nell’oscurità, si fotografa quel che si può, persino passeggiare è difficile tra calcinacci, rifiuti e pezzi di allestimento crollati. Resta il cortiletto con le facciate finto-antiche dell’edificio, tra le quali spicca la targa in onore del vicequestore Lopez, e piuttosto che un omaggio a un personaggio del telefilm sembra la commemorazione postuma di un intero edificio caduto in rovina.

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Lorenzo Jedermann
Lorenzo Jedermann
Docente universitario e giornalista pubblicista, la passione dell'esplorazione è sbocciata da piccolo con l'illuminante visione del film 'I Goonies'. Autore, revisore e redattore per 'Ascosi Lasciti', ha anche un progetto personale che si occupa dell'architettura fantasma in Campania, chiamato 'Derive Suburbane'.

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