È immenso. Lo sguardo del visitatore quasi non raggiunge il “suo orizzonte”.
Il complesso, oggi in stato di abbandono, si sviluppa su ben 28mila metri quadrati di superficie: una palazzina amministrativa di 6 piani, un capannone da 2 piani da 5mila metri quadrati ciascuno, 3 ulteriori edifici, garage ed ulteriori magazzini.
Chiude nel 2004, quando la proprietà cessa l’attività anche in altre due fabbriche in Italia.
Di cosa stiamo parlando? Di una nota azienda (ahimè, ne celiamo sempre il nome per prevenire furti e sciacallaggi) che lavorava il cotone.

In città, da quando è stato chiuso, il cotonificio non gode di buona reputazione, in quanto punto d’incontro e stazionamento di tossicodipendenti.
Oggi è sorvegliato. Il progetto più “gettonato” prevederebbe una riconversione in “spazio dove ospitare giovani imprese”.

Entriamo indisturbati dal retro del cotonificio abbandonato, da un varco nella rete perimetrale. Il sentiero che parte dritto verso gli edifici è ben battuto. Ce n’è di gente che bazzica qui.
Lo scenario è quello di 28 settimane dopo. All’interno dei vari edifici è tutto un susseguirsi di scale, corridoi, passerelle di raccordo tra un’edificio e l’altro. Campionari tessili con indicazioni tecniche, i verbali delle assemblee sindacali ancora appesi nelle bacheche, persino la timbratrice.

I cartelli di pericolo ci conducono verso i locali delle scrivanie e sembrano descrivere perfettamente il nostro stato d’animo sempre all’erta. Sui tavoli giacciono i bicchierini di plastica della macchina del caffè, qualche monitor, un buca carte, qualche posacenere. Tutto nel più totale abbandono.
Per niente tranquilli impieghiamo l’intero pomeriggio per girare tutto l’edificio. È un continuo guardarsi le spalle, un buttar un’occhio fuori dalle finestre ormai opache e ricoperte di graffiti per sincerarsi di esser ancor soli. A ogni minimo rumore ci fermiamo, tendendo le orecchie in ascolto. Non sempre è possibile godersi in serenità un’esplorazione, anche se perdendosi nei dettagli il tempo scorre rapido.
Una volta usciti, tiriamo un gran bel sospiro di sollievo, soddisfatti del materiale che abbiamo raccolto e documentato.

Se ti ha interessato questo cotonificio abbandonato e vuoi vedere altri complessi industriali lasciati al degrado, fai click qui.

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Matteo Giacopci
Matteo Giacopci
Matteo, ex grafico nell’editoria, oggi barista, amante della fotografia e della ricerca del bello nella decadenza. Punto di riferimento per tutto il friulano, ha una particolare predilezione per alberghi e strutture turistiche. Più di 100 location esplorate e fotografate.

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