MASSERIE, FATTORIE e CASCINE abbandonateSPECIAL EDITION 💣TOSCANA urbex

Il covo del “Mostro”? Lasciateci fantasticare

Da Febbraio 20, 2020 Maggio 10th, 2020 Nessun commento

Vari indizi, dagli oggetti targati Winchester, ai calendari della Beretta (come la famigerata calibro 22), fino al cappellino celeste. E poi ancora due automobili abbandonate nell’incolto giardino antistante,una falce dentro al salone principale,  i ritagli di giornale con le notizie degli omicidi del più temuto serial killer italiano, ci fanno fantasticare : che sia questo uno dei possibili covi del “mostro di Firenze”?
C’è anche un congelatore chiuso con una grossa catena. Non lo abbiamo voluto aprire.

Primavera dell’anno passato : troviamo notizie di un antico monastero risalente all’XI secolo e approfittando di una bella giornata ci apprestiamo a fare un bel giro nelle campagne toscane senza avere grandi aspettative.
Camminiamo tra ulivi e filari di cipressi; in lontananza notiamo una vecchia fattoria, dall’aspetto fatiscente.
Gli andiamo incontro, ignari della scoperta che stiamo per fare.
Per chi non lo sapesse, noi siamo appassionati di  “urbex”. Sappiamo bene quindi che le cascine abbandonate raramente nascondo qualcosa di interessante. Ma la curiosità è sempre troppo forte per non provare ad esplorare anche una catapecchia decadente.

La fattoria sembra essere costruita sui ruderi del monastero.
C’è anche una piccola cappella: alla destra della porta d’entrata un’ acquasantiera di epoca Romanica ci ricorda l’antichità del luogo. Sul piccolo altare alcuni resti di candele e una misteriosa indecifrabile scritta (una formula spirituale?) suggeriscono che la cappellina possa essere stata utilizzata per qualche messa privata.
Sopra il piccolo altare una data: 20.8.85

Siamo incuriositi e proseguiamo l’esplorazione dell’edificio principale.  Con circospezione e diffidenza saliamo una rampa di scale molto buia.
Una inusuale e inquietante pietra con le sembianze di un volto umano sogghignante, ci da il suo sinistro benvenuto.
Ci guardiamo intorno per un attimo, titubanti sul da farsi, ma poi l’istinto dell’esploratore prevale sulla paura.
Apriamo la porta principale, totalmente dipinta di azzurro, che cigola sonoramente lungo tutta la sua ampiezza angolare.
In breve tempo capiamo il perché…

Il caotico spettacolo che ci appare ci coglie impreparati: l’edificio è lasciato all’incuria da tantissimo tempo, nonostante i pochi atti di vandalismo. Ecco perché tutte le porte scricchiolano e l’ingresso è attraversato da forti correnti di aria fredda.
L’anno di abbandono dell’edificio? Tutti calendari segnano proprio il 1984 e il 1985: data della fine degli efferati omicidi che terrorizzarono il suolo fiorentino dal 1968 in poi.

Siamo entrati nella cucina salotto del rifugio di un cacciatore: teste di cinghiale appese alle pareti, zampetti e altre parti del corpo di animali imbalsamati ciondolano dalle vecchie travi marce come il resto dell’ambiente. Cacciatore, mitomane oppure semplice appassionato di imbalsamazione, all’ex proprietario non mancava certo il gusto del macabro.

Mentre scattiamo velocemente qualche foto, scherziamo su tutte le analogie con il caso “Cicci, il mostro di Scandicci“, compresa la tesi per cui il killer fosse certamente un cacciatore di frodo, abile manualmente ad utilizzare i coltelli, e “forte di stomaco”. Ma più le elenchiamo, più il sorriso svanisce dalle nostre labbra e più ci sentiamo in una situazione di pericolo, trovandoci in un luogo nascosto.

E così, l’iniziale eccitazione si trasforma piano-piano in uno strano disagio.
Su una sedia della stanza accanto, la pelle di un serpente scuoiato fa da inquietante cornice ad un quadro surreale e confusionario.
Lì un’altra testa di cinghiale. Appoggiati sopra un cassettone, diversi ritagli di giornali sbiaditi. Tutti i titoli in prima pagina riguardano l’assassino seriale di Firenze.
“Nuovo indizio sul mostro. Ora è meno imprendibile” questo è datato Venerdì 13 Settembre 1985.

Alcuni rumori nell’altra stanza ci fanno trasalire. Decidiamo quindi di andarcene, con due grandi dubbi irrisolti…almeno lì per lì.

Tornati a casa e ancora suggestionati dalla nostra stessa immedesimazione, ci attiviamo a fare ricerche. Dopo aver parlato con un amico delle autorità, capiamo immediatamente di aver preso un enorme abbaglio.
Il posto altro non era che una riserva di caccia, situata accanto ad una piccola attività di produzione vinicola, fallita e abbandonata da molti anni.
Le foto che abbiamo caricato, omettono il nome del posto e la sua ubicazione, per preservarne comunque la storia e il cupo fascino. Rivelandone la posizione, vi si riverserebbero orde di curiosi ad indagare inutilmente e mettendo a soqquadro le stanze. Per non parlare degli sciacalli che razzierebbero l’edificio di tutti i suoi lasciti. Gli stessi lasciti, che noi andiamo a ricercare, documentare e raccontarvi quotidianamente.

Grazie per aver seguito ciò che ti ha spinto a leggere fin qui: la tua curiosità. Senza di te, e senza la tua e la nostra curiosità non esisterebbe il nostro progetto.
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Se ti è piaciuto questo cascinale, ed i suoi nessi col “covo del mostro di Firenze”, esplora altre dimore abbandonate qui.

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David Calloni
David Calloni
Amministratore del progetto e coordinatore del team. Laureato all'università di Genova e all'università di Verona. Fotografo, scrittore freelance e autore di Libri, con il prezioso supporto degli infaticabili collaboratori di Ascosi Lasciti e del fondatore admin Alessandro.

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