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Settimana bianca: centri termali abbandonati

Da Febbraio 25, 2020 Maggio 11th, 2020 Nessun commento

“E’ tempo da neve. E’ tempo di ferie. Andiamo a scia…?”
“Si!”

Decidiamo di andare a purificare la nostra anima siciliana nel candido territorio trentino. Fantastiche le Alpi; imponenti, si, ma allo stesso tempo capaci di infondere pace e serenità. Tutto il contrario dell’Etna, anch’esso imponente ma sempre attivo e pronto a farci sobbalzare.

Dopo aver deciso di partire, informiamo il coordinatore del team Ascosi Lasciti, sul nostro prossimo viaggio chiedendogli se conoscesse edifici abbandonati da visitare e fotografare, per divertirci con una bella esplorazione urbana.
David, il coordinatore, risponde che anche lui si sarebbe trovato in zona per incontrare un aspirante recensore il quale gli avrebbe suggerito un posto incantevole da visitare.
E così, dopo tre anni di collaborazione senza mai esserci incontrati, ci conosciamo tutti di persona.
Passiamo la serata insieme. Ceniamo a base di canederli, carne di cervo e buon vino. La mattina dopo ci salutiamo e proseguiamo, non senza esserci segnati le geolocalizzazioni suggeriteci.

Il giorno dopo ci dirigiamo verso il primo dei luoghi indicati e voilà: ci aspettavamo di trovare una chiesa abbandonata e invece, tutt’attorno alla piccola cappella abbandonata ma ben sigillata, si estende un complesso ricettivo ormai in rovina. Il primo dei due centri termali altotesini più importanti della storia recente.

Risalente al 1490, questo centro termale abbandonato ebbe una storia florida e ricca di importanza, infatti era frequentato da personalità illustri che cercavano conforto agli acciacchi del tempo. Si racconta che la Contessa di Gorizia dopo aver visitato le terme guarì da acuti dolori articolari e così, in segno di gratitudine, fece costruire una piccola chiesa nel villaggio vicino. Le terme divennero così frequentate che nel 1692 fu costruita una  cappella speciale, nella quale venivano raccolte le stampelle lasciate dai malati “miracolosamente guariti”.

Per la prima volta da quando facciamo urbex non abbiamo avuto il coraggio di entrare. I rumori provenienti dalla struttura sono davvero inquietanti: il legno scricchiolava sotto il peso della neve e questa volta l’evidente pericolo crolli non invogliava proprio ad addentrarsi.
Ci limitiamo a fotografare la struttura dal di fuori, azzardando a far entrare la macchina fotografica dalle finestre. Nulla più.

Continuiamo la nostra escursione e poco più avanti incontriamo un capannone abbandonato facente parte del complesso termale.
Ci avviciniamo, ne varchiamo la soglia e sin da subito captiamo qualcosa di strano.
Siamo più alti delle porte, com’è possibile?
Ci accorgiamo di camminare su quella che fu una slavina, le porte erano state quasi del tutto inghiottite dal fango. Una sensazione agghiacciante pensare con quale forza questa massa di terra si sia abbattuta sulla struttura e ne abbia completamente invaso gli interni.

Il terzo giorno di vacanza, dopo esserci fatti alcune discese sulle splendide piste da sci altotesine, decidiamo di fare una passeggiata lungo un sentiero di due kilometri che ci conduce ad un altro complesso termale in rovina. Anch’esso risalente al periodo medievale, questo complesso di bagni termali fu utilizzato nel 1856 come sanatorio e, successivamente, trasformato in Grand Hotel. Nel 1939 la struttura fu venduta all’asta ma venne lasciata all’incuria.
Diversi i progetti di recupero, ad oggi, ma per ora rimane solo un rudere sommerso dalla neve.
Il suo scheletro sembra salutarci coi suoi mille occhi vuoti, ricordandoci i fasti di un tempo passato.

Grazie per aver spinto la tua curiosità fino a qui. Sei uno come noi in questo aspetto. Noi che ci spingiamo in situazioni pericolose solo per il gusto di conoscere, esplorare, raccontare.

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Liotrum
Liotrum è un gruppo di esplorazione urbex composto da Cristiano La Mantia, Giovanni Polizzi e Claudio Licitra. In ambito locale si occupano di fotografia paesaggistica e fotografia d'architettura, ricercando particolarmente le ferrovie abbandonate. Amici da una vita, condividono il piacere di riscoprire e documentare luoghi abbandonati e dimenticati. Come ultimo punto, ma non in ordine d'importanza, il "front-man" Cristiano La Mantia si occupa di gestire il nostro progetto Instagram.

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