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Urbex, tra etica e passione (ai tempi del COVID-19)

Con le dovute distanze rispetto agli equivoci intellettuali e morali di una simile osservazione, si potrebbe cogliere un insospettabile nesso esteriore tra le esplorazioni urbane e l’emergenza sanitaria in atto. La corrispondenza più evidente è l’uso della mascherina: se ci siamo già abituati a vedere gli abitanti delle città schermarsi le vie respiratorie per timore del Coronavirus, sono sempre apparsi un po’ bislacchi quegli esploratori dall’aspetto a metà tra un chirurgo ed un ninja. Una precauzione a dire il vero necessaria, per chi si arrischia tra fabbriche e ospedali dismessi o altri edifici evacuati e abbandonati, tuffandosi spesso in una nube indefinita di polveri e sostanze tossiche.

D’altra parte, ad oggi in Italia frequentare i luoghi affollati è l’azione più nociva che si potrebbe intraprendere. Dunque – qui la proporzione è inversa – l’esploratore urbano sarebbe in teoria al sicuro: il suo habitat naturale sono solitudine e desolazione. Ma sappiamo che al momento abbiamo il dovere civico ed etico di restare a casa: tra le tante necessarie rinunce, possiamo anche rimandare un hobby, per quanto appassionante.

Così veniamo al nocciolo della questione: la passione. Molti ‘profani’ si interrogano sugli scopi ultimi che muovono la ricerca di luoghi abbandonati, spesso persuasi che l’intento primario sia il movente etico della denuncia sociale. Vero è che, facendosi prendere la mano a scrivere articoli fotografici – soprattutto nel caso di monumenti trascurati o di incompiute – l’indignazione per così tanti sprechi non può lasciare indifferenti: solo su Ascosi Lasciti siamo quasi al migliaio di pubblicazioni! Ed è anche vero che un’archiviazione di questa portata è di per sé un modo per far venire alla luce spazi divenuti ‘secondari’, dimenticati e sottoposti al degrado, non di rado anche sul piano ambientale.

Ma dobbiamo essere onesti: se – in una dimensione iperuranica – gli edifici abbandonati venissero recuperati e riqualificati l’uno dopo l’altro, cosa resterebbe poi per il mondo dell’urbex? Si ritorna quindi al punto di prima: la pura passione. Dove sorge questo insolito interesse? Come molti altri sentimenti, anche questo è acceso da un mero fattore estetico: la bellezza. Sì, la bellezza, per quanto ossimorico possa suonare quando si parla di strutture fatiscenti. D’altronde è ormai sdoganato: si tratta del fascino dell’abbandono e della decadenza. Potremmo ragionarci all’infinito –  risalendo alle influenze culturali di chi (come il sottoscritto) è nato in un decennio segnato da un’estetica dark e malinconica come quella degli anni ’80, o pensando alla miriade di scenari (post)apocalittici dipinti dai vari mass-media nell’ultimo quarantennio – ma in fondo sarebbe solo un tentativo arbitrario.

In definitiva, a ognuno la sua ragione. L’avventura, la fotografia, la misantropia, l’adrenalina, o quel che sia. Purché non siano intenzioni malevole. Sì, perché – ed è il caso di tornare per la terza volta sul termine – l’esploratore ha una sua etica che ne regola le azioni, in una pratica come l’urbex che, talvolta, si muove sul filo della legalità. 

È ben nota la regola di prendere solo immagini, e lasciare solo impronte. Ma meglio evitare anche quelle. Entrare ed uscire come un ninja: già che ci si traveste, tanto vale calarsi del tutto nella parte. Il resto – la cura e il rispetto di ruderi monumentali, l’astenersi da ogni goliardia o bravata pericolosa per sé e per gli altri, eccetera – è tutto affidato al buon senso di ciascuno (un’altra frase già sentita in questi giorni, no?).

E insomma, giusto per chiudere i pensieri in un cerchio, un’ultima parola sull’emergenza del Coronavirus: oggi come oggi, per salvaguardare la salute degli italiani, a fronte delle proteste di chi a casa proprio non ci vuole stare, si potrebbero mandare tutti gli impazienti e gli irrequieti a fa…re urbex. Ma poi si guasterebbe l’atmosfera solitaria dei luoghi abbandonati, è una coperta corta, non si scappa.

D’altronde, al momento non è concesso mettersi in auto e andare in giro. Ebbene, appassionati o spettatori dell’urbex, anche voi: state a casa. E dato che di tempo ne avete, continuate a leggere i nostri reportage o visitate la nostra pagina Facebook per rimanere aggiornati sulle ultime scoperte.

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Lorenzo Jedermann
Lorenzo Jedermann
Docente universitario e giornalista pubblicista, la passione dell'esplorazione è sbocciata da piccolo con l'illuminante visione del film 'I Goonies'. Autore, revisore e redattore per 'Ascosi Lasciti', ha anche un progetto personale che si occupa dell'architettura fantasma in Campania, chiamato 'Derive Suburbane'.

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