Gradinate grigie e sgretolate, vuoto e desolazione.  Un inquietante silenzio, costante, picchia e violenta i bellissimi ricordi che ho di questo stadio oggi abbandonato, il “mio” Ballarin.
Non era così che lo ricordavo. Il mio cervello resiste, si rifiuta di sostituire l’immagine attuale con quella passata.
Seduto sui gradoni, la mia immaginazione riesce a portarmi indietro nel tempo: chiudendo gli occhi mi sembra di udire ancora i cori rombanti e il rullo dei tamburi, la nebbia dei fumogeni colorati di rosso-blu.

Il tempio del tifo, la fossa dei leoni, così chiamato dalla gente dell’epoca, gente “sanguigna”, unita sempre da un’infinita passione per la loro squadra del cuore.

Quelli del ’70, ’80 erano anni rosei per la squadra. La sambenedettese militava in serie B, perciò ogni domenica lo stadio era sempre una bolgia, strapieno.
Tutto si dipingeva di rosso e blu. Rosso, come il volto dei tifosi urlanti, blu come i cielo sopra le loro teste.

Tantissimi campioni hanno giocato qui al Ballarin; han fatto sognare i vecchi dell’onda d’urto (nome del gruppo Ultras più storico).
Agli inizi degli anni 80 fu girato anche un grandissimo film cult: “L’allenatore nel pallone” di Lino Banfi.
La scena iniziale, quando “la longobarda” viene promossa in serie A, è stata girata proprio qui.

Di lì a poco avvenne una tragedia incomparabile che sconvolse il mondo del calcio.
Era una domenica di giugno, giornata caldissima. La curva della Samb si preparava per la coreografia d’ingresso delle squadre nel quadrato di gioco. Una cartata e numerose torce e fumogeni. C’è chi dice una sigaretta spenta male.  Insomma, tutto iniziò a prendere fuoco nel giro di pochi istanti. Fu un inferno.
Guardando i video che documentano la tragedia, la cosa più impressionante è l’immagine di un bambino, rimasto solo e pietrificato vicino alle fiamme, salvato in extremis da un uomo.
Il bimbo si salvò, ma purtroppo ci furono vittime e numerosi feriti.

Questo avvenimento fu l’inizio della fine. Circa due anni dopo tutto venne chiuso.
Oggi, la condizione del Ballarin è questa : degrado, spazzatura, decadenza.

Bizzarro come la squadra più “sgangherata” della storia del cinema sia accostata ora ad uno degli stadi più sfortunata d’Italia.

 

Guarda qui tutte le foto dello stadio Ballarin, qui sulla nostra pagina facebook.
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Foto : Sylvia Perozzi
Testo : Alessandro Magno

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Il gruppo è formato da Alessandro Magno , Valentina Santamaria e Sylvia Perozzi ed insieme si occupano della ricerca di nuovi posti nel territorio marchigiano e la stesura di articoli per il sito di Ascosi Lasciti. Sylvia è anche la fotografa del gruppo.

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