Ecco uno di quei casi in cui per risalire ad un brandello di informazione si può solo andare a tentoni, brancolando nel buio: sì, perché molteplici ricerche incrociate in rete, con indirizzo e possibili settori di mercato di questa piccola fabbrica abbandonata, non hanno prodotto alcun risultato. Un solo indizio, trovato a dire il vero sul ‘luogo del delitto’: un pezzo di cartone con la scritta industria medicazioni. Tutto il resto, solo congetture.

Le tre camere a chiusura ermetica, al centro della sala macchine, stimolano evocazioni cinematografiche e ricordano scenari distopici o steampunk. Ma cercando di trarne ulteriori indicazioni concrete: sembrerebbero camere di essiccazione o sterilizzazione. Si aggiungano le presse e le numerose apparecchiature a ruote dentate (probabili macchinari per la cardatura), infine si ‘uniscano i puntini’ risalendo al primo indizio, ed ecco il risultato: in questa fabbrica, prima che fosse abbandonata, si produceva principalmente ovatta. Ovatta e oggetti per la medicazione.

Ho omesso fotografie degli esterni perché hanno molto poco di interessante: da fuori, questo opificio sembrerebbe un banale capannone dismesso. E invece, al suo interno è incredibilmente ricco di macchinari. Entrando, l’impressione è quella di visitare un piccolo museo dell’industria vintage, tra cilindri dentati, rulli e nastri zigrinati, valvole e dischi, pulsantiere e controller, ingombranti intrecci di tubature metalliche, grossi bottoni di azionamento e lampadine di diversi colori.

E chi poteva immaginare che occorressero tutte queste macchine per mettere insieme semplici battufoli di ovatta?

 

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Lorenzo Jedermann
Docente universitario e giornalista pubblicista, la passione dell'esplorazione è sbocciata da piccolo con l'illuminante visione del film 'I Goonies'. Autore, revisore e redattore per 'Ascosi Lasciti', ha anche un progetto personale che si occupa dell'architettura fantasma in Campania, chiamato 'Derive Suburbane'.

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