PUGLIA urbexREGGE e CASTELLI abbandonati

Tesori di Puglia

Da Aprile 5, 2020 Maggio 10th, 2020 3 Commenti

Erano diverse settimane che avevamo addocchiato questo palazzone storico, in visibile stato di abbandono, al centro del piccolo paese. Ci aveva da subito colpiti perché, sbirciando dal “ligneo portone” attraverso le fessure, si intravedeva uno stupefacente androne e nonostante i segni di decadenza, si riusciva a capire il pregio dei suoi interni, pur essendo l’edificio chiuso e dimenticato da molti anni.
Da buoni appassionati di esplorazione urbana, quali siamo, abbiamo iniziato ad indagare sul sistema migliore per entrare. Con l’aiuto della popolazione locale, abbiamo scoperto che la proprietà del palazzone era riconducibile ad una famiglia di nobile lignaggio originaria di Melpignano e Vernole.

Appena entrati ci investe quella tipica atmosfera che fa di questi posti carichi di storia un ponte con l’eternità. Certo, ci siamo documentati, e la conoscenza a volte porta alla suggestione. Ma è inevitabile. Guardandoci negli occhi è partita la giostra del tempo, dentro il castello abbandonato forse più bello che esiste in Puglia.

La struttura passa di mano in mano, come capita spesso, tantissime volte nel corso dei secoli (tra il 1085 ed il 1948), e tutti i passaggii, soprattutto quelli avvenuti tra il ‘700 fino al ‘900, determinano traumi irreversibili alla struttura originaria.

L’attuale storico palazzone sorge su ciò che fu un castello risalente all’anno 1000. Si deve alla volontà di Umfredo degli Altavilla e all’importanza del feudo che all’epoca vantava essere Binetto.

Qui la verità storica vacilla per la prima volta, e tutto è ipotetico. Umfredo dominatore di Binetto, pare sia morto nell’agosto 1057, ma non coincidono le date. Infatti all’epoca l’Altavilla partecipa ad un “diploma” (forse un antesignano bando di assegnazione?) con il quale Roberto il Guiscardo concede il castello dal 1078 al 1089 “… per la mensa arcivescovile di Bari, i Baronaggi di Bitritto e Cassano…”.

Questo atto, in ogni caso, sembra attestare l’importanza militare del feudo in un momento in cui l’avvio del processo di unificazione del Mezzogiorno d’Italia, voluta da Ruggero II d’Altavilla a partire dal Natale del 1130, consacra definitivamente Binetto al ruolo strategico che gli compete. Rientra infatti nel novero dei feudi sede di “truppe regie integrate da armati e da cavalieri messi a disposizione del sovrano da parte dei feudatari”. Occorreva, di fatto, accasermare 11 cavalieri e 12 fanti a difesa di un territorio ricco ed esteso per sua natura.

Si alzano torrione e mura a cintura del paese. Ai lati del neonato castello vengono aperti passaggi a uso di porte. Binetto entra così di diritto nel più ampio progetto di difesa che Ruggero II imbastisce per fronteggiare la minaccia di un attacco dal Regno di Sicilia, costituita dall’alleanza tra Corrado III di Germania e l’Imperatore Bizantino Comneo (siamo nel 1149).

Nel corso dei secoli successivi il castello-palazzo passa di mano altre 35 volte. Il più famoso tra i proprietari è Robbertus de Binetto, Barone di Binetto, feudatario cui viene affidato il controllo militare fino all’arrivo di Guglielmo il Buono, che si fregia dell’appartenenza alla corte di Tancredi.

Tra gli ultimi proprietari del castello, prima che venga abbandonato nell’indifferenza dell’intera Puglia, si annovera invece Giambattista d’Amelj Melodia (seconda metà dell’ottocento). Anch’egli è Barone di Binetto.

Per successione ereditaria, a seguito del decesso di Giambattista, il Castello – Palazzo Ducale viene interamente assegnato al figlio Gabriele. Al decesso di Gabriele (1918), come disposto da testamento olografo, la proprietà è interamente assegnata al figlio maggiore che sia chiama come il nonno, Giambattista.

Alla prematura morte di Giambattista (1935) ed in assenza di figli e di disposizioni testamentarie, con apposito atto notarile il palazzo viene assegnato per un terzo al fratello Vincenzo, per un terzo al fratello Giuseppe e per un terzo alla vedova. Quest’ultima, dopo nuove nozze, vende i locali al piano terra ricevuti in eredità ed il resto è storia moderna…

Il palazzo attualmente beneficia di alcuni interventi di consolidamento in vista di una più completa ristrutturazione. Le foto documentano questi interventi e lo stato in cui purtroppo ancora versano alcune stanze.
Per vedere altre foto del castello abbandonato in Puglia, guarda qui.

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Articolo e foto del gruppo di Ascosi Lasciti Puglia:

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Valeria Genco

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Il progetto di Ascosi Lasciti nasce nel 2010, dall'occhio astuto di Alessandro Tesei (giornalista d'assalto e regista di reportage). Si sviluppa grazie alla maniacale cura di David Calloni (amministratore) e Cristiano La Mantia (responsabile social), per poi prendere la sua forma finale con SubwayLab. Il tema è l'abbandono di infrastrutture, trattato in tutti i suoi aspetti. La sua forza? Un team eterogeneo di esploratori, giornalisti e fotografi sparsi in tutto il mondo.

Entra nella discussione 3 Commenti

  • Avatar Gabriele D'AMELJ Melodia ha detto:

    Buongiorno, mi chiamo Gabriele D’AMELJ MELODIA e sono l’ultimo discendente dei baroni di “Binetto e Melendugno”, questa è la denominazione esatta del titolo nobiliare iscritto alla piazza dei nobili di Bari a fine 700. Nel 1792 il casato è ricevuto per giustizia nell’ Ordine Costantiniano e nel1795 si fregia del titolo di Cavalierato di Malta. Il capostipite dei D’Amelj fu Gaetano che sposò la duchessa veneziana Marina Soderini e con lei visse a Bari in un palazzo ancora oggi esistente in Bari vecchia, nei pressi della Cattedrale. Fu Gaetano, intorno alla metà del 700, ad acquistare il feudo di Binetto e Melendugno, e in seguito si trasferì nel palazzo di Binetto. Io sono il figlio di Giuseppe, deceduto nel 1969 e di Teresa Nava, sua consorte, deceduta nel 1967. Ho posseduto quindi quel bene, comunque rimasto disabitato, dal1968 al 1980, anno in cui decisi di venderlo, abitando ormai stabilmente a Brindisi dove ancora risiedo. TANTO PER UNA DOVUTA, PARZIALE CORREZIONE DI Quanto RIPORTATO NELLO SCRITTO.

  • Avatar Gabriele D'AMELJ Melodia ha detto:

    Errata corrige : Chiedo scusa, ma nella concitazione del momento ho scritto un po’ di inesattezze. Il capostipite della famiglia fu Salvatore D’AMELJ, fu lui a fine del 1600, a comprare il palazzo di Bari, che è in via palazzo di città n. 60 e poi ad acquistare anche il feudo di Binetto. Il titolo, alla sua morte, passò al figlio Giovambattista, che fu sindaco-nobile di Bari a fine 700. Giambattista sposò la nobildonna Maria Leopardi-Sipoli da cui ebbe il figlio Gaetano di cui ho parlato nel mio precedente intervento. Il secondo cognome Melodia fu aggiunto solo intorno al 1860 per un legato testamentario vincolato a tale aggiunta. Sono andato a memoria perché non ho la documentazione a portata di mano… Grazie. Gabriele D’AMELJ MELODIA
    .

    • Ascosi Lasciti Ascosi Lasciti ha detto:

      La facciamo volentieri contattare dagli autori, via mail. Grazie della segnalazione, dell’interesse e di aver apprezzato la nostra lettura!

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