I sotterranei. Quanti di voi, durante le proprie esplorazioni, sperano di trovarne uno? Catacombe, tunnel segreti, miniere, bunker. Un esempio lampante è la Linea Maginot: chilometri di grotte militari e muri fortificati.  Poterli esplorare, con la torcia in mano, il tremolio nelle gambe e il cuore accelerato nel petto è un’emozione unica. Nel cervello si forma un gran caos, in cui il timore dell’oscurità e il ristretto campo visivo cercano di farvi desistere (non sia mai che dal buio sbuchi qualche” ossuto zombie” o, peggio ancora, vi crolli tutto sulla testa),  mentre il senso di curiosità innato vi spinge  ad avanzare un passo alla volta, sperando di trovare un qualche reperto, un utensile dimenticato… o, perché no, resti ossei (di uno scheletro vero, questa volta, ma inanimato).

Ma come si esplora e si documentano i sotterranei? Anzi, come esploro io un sotterraneo? Volevo condividere con voi l’esperienza che ho maturato in questi anni, sia da appassionato di esplorazione urbana, sia di speleologia vera e propria. Molti come me si appassionano all’urbex dopo aver praticato le sole grotte. Altri, al contrario, dai luoghi abbandonati si appassionano alle caverne, spesso passando da quella  rischiosa “fase fai-da-te” che li spinge a visitare cripte, tunnel militari, senza la reale consapevolezza del pericolo. Senza informarsi e prepararsi adeguatamente. Voglio darvi dunque qualche suggerimento e accendervi la spia sulla questione sicurezza, perché può non sembrare, ma i sotterranei anche più apparentemente semplici da penetrare, possono essere veramente rischiosi.
Io da ormai 10 anni pratico Speleologia assieme al mio gruppo, un’attività outdoor come tante altre – alpinismo, arrampicata, escursionismo – che però ha la peculiarità di svolgersi in grotta; quindi in ambienti chiusi, bui, umidi, freddi e, se non affrontati con la giusta esperienza, anche pericolosi. Mi piacerebbe spiegarvi molto di più sul tema ma avremo modo di approfondire prossimamente.
Ora vediamo 5 punti che accomunano e diversificano le due attività esplorative sopracitate:

Premessa: cosa c’entra la speleologia in grotta con l’esplorazione dei sotterranei? Vi rispondo subito. Una delle particolarità della mia disciplina è la ricerca, nel cuore delle montagne, di grotte nuove o semplici ramificazioni di complessi carsici già noti. È una delle ultime frontiere dell’esplorazione geografica, dove una persona può veramente dire “sono il primo uomo al mondo a mettere piede qui, il primo ad illuminare queste pareti”. La stessa cosa che un urbexer sente di provare, seppure più in piccolo, quando riscopre per primo un edificio abbandonato.  Tutto quello che viene ritrovato deve essere documentato e portato a conoscenza di chi non può accedere. Da ormai un paio di decenni e anche più, gli speleologi hanno rivolto la propria passione nella documentazione di sotterranei urbani, passaggi segreti antropici, catacombe, tunnel artificiali. Qualunque cosa costruita dall’uomo sotto terra, che abbia interesse storico-architettonico.

1) Quali strutture interessano sia l’urbex che la speleologia moderna?  Queste “cavità artificiali” spaziano enormemente come età, dimensioni, tipologia costruttiva, funzioni. Vanno dagli acquedotti e cisterne romane (come questa) ai sotterranei delle mura rinascimentali, dai fortini di guerra alle cripte di chiese e alle miniere. Alcuni sono semplici camere, altri possono essere reticoli labirintici di chilometri. Possono avere un accesso molto semplice, e in questo caso diventano interesse degli esploratori urbex, oppure richiedono esperienza di calata e risalita su corda. Possono essere asciutti, o avere acqua fino alla pancia, possono avere circolazione d’aria o, peggio, una concentrazione di ossigeno pari a zero.

2) Rischi e benefici.
I pericoli sono simili per tipologia, ma di grado differente. Se l’urbex POTREBBE essere per tutti, la speleologia urbana NO. Per questo non spaventatevi, ma mettetevi in allerta nel caso vi imbatteste in sotterranei, soprattutto lunghi e profondi. Se è chiaro a tutti che entrare nei cunicoli allagati di un forte militare abbandonato sia impraticabile, meno lampanti sono i pericoli che si insidiano in cripte e cave abbandonate. Oltre alla scarsità di ossigeno, un pericolo più comune e meno noto potrebbe essere la dispersione di GAS NOCIVI (anidride solforosa, monossido di carbonio, radon) o addirittura esplosivi.
Gli altri pericoli sono simili: buche, terreni instabili, oggetti contundenti. Come nell’urbex, è bene studiare la situazione circostante, prima di procedere nell’esplorazione. E capire il tipo di terreno in cui siamo non è cosa molto semplice.
Fatta questa premessa pseudo-allarmista, ma doverosa, volevo parlarvi delle meraviglie che si possono rinvenire: un invito a tutti voi ad avvicinarvi alla Speleologia. Le fotografie che vi mostriamo non possono far trasparire la forte adrenalina provata. Questa la potete solo immaginare. Se l’esploratore urbex ha l’attenzione focalizzata su possibili crolli, incontri indesiderati con abusivi o problematiche legali, lo speleologo vede le sue emozioni forti convogliate tutte sull’inospitalità dell’ambiente. Non esiste timore di una denuncia: le ispezioni fatte dai gruppi speleologici sono patrocinate o appoggiate dal proprio Comune, dalla Soprintendenza e altri Enti. Adrenalina diversa, stesse soddisfazioni.  Lo so per esperienza, le ho provate entrambe.  Anche se i luoghi scoperti nella speleo classica possono sembrare meno visivamente impattanti, quando sei il primo ad entrare in un posto dopo 4 secoli, credetemi, l’emozione è indescrivibile.

3) Traguardi non sempre uguali: la (ri)scoperta accomuna entrambe le pratiche: la linea di traguardo è quella, per entrambi questi due hobby estremi. La volontà è quella di rinvenire luoghi mai visti, visivamente impattanti o storicamente di pregio. Ed il motore, in entrambi i casi è la curiosità. Ma se quasi sempre la speleologia coopera con gli enti per aiutarli nella ricerca territoriale, meno di frequente l’urbex si allinea a questo metodo. Talvolta si rinvengono palazzi storici affrescati da artisti noti o si rivalorizzano borghi divorati dalla natura, ma altrettanto spesso si fa l’opposto, documentando e denunciando gli sprechi delle amministrazioni locali, con un fine quindi più “giornalistico”.

4) La fotografia al buio. Gli scatti vengono fatti in un secondo momento, in modo da restituire al meglio la bellezza e il fascino di una scoperta. L’attrezzatura può essere simile. ma se la fotografia urbex predilige il cavalletto e i tempi di scatto lunghi, sfruttando quel singolo fotone che pervia attraverso le stanze adiacenti, cercando di ovviare alle luci artificiali, l’esplorazione dei sotterranei non può prescindere dal “faretto”.

5) La compagnia. La cosa più importante, in entrambi i casi, è il gruppo. Esso ha due aspetti importanti. Il primo è la praticità, che accomuna entrambe la pratiche esplorative . L’aggregazione deve essere fatta del giusto numero di persone: nessun intralcio, riduzione del rischio dei crolli e possibilità di contare l’uno sull’altro. L’utilità la si vede anche nelle piccolezze come il posizionamento delle luci artificiali o l’utilizzo di modelli per creare scale di profondità nelle vostre fotografie. Il secondo aspetto concerne pressoché solo gli speleologi. Essi NON si improvvisano tali, sono preparati tecnicamente e si attrezzano di strumentazioni (es. rilevatori multi gas) in modo da limitare il più possibile i rischi nei sotterranei.
Raramente gli esploratori urbex agiscono realmente con criteri prestabiliti e utilizzano l’abbigliamento consigliato.

In fondo al “tunnel” di questo discorso: il mondo ipogeo ha un fascino tutto suo, ma necessita anche di una “forma mentis”. Quindi non improvvisate (un “don’t try this at home” è d’obbligo) ma siate curiosi!
Appassionatevi, cercate informazioni e, anche se diverrete esperti, non spegnete mai la spia d’allarme della vostra coscienza. Non si chiama codardia, ma spirito di sopravvivenza.

Grazie per aver spinto fino a qui la tua CURIOSITA’. La stessa che ci spinge ad esplorare luoghi abbandonati, sotterranei o sommersi per raccontarteli.
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Alberto Ciampalini
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Il progetto di Ascosi Lasciti nasce nel 2010, dall'occhio astuto di Alessandro Tesei (giornalista d'assalto e regista di reportage). Si sviluppa grazie alla maniacale cura di David Calloni (amministratore) e Cristiano La Mantia (responsabile social), per poi prendere la sua forma finale con SubwayLab. Il tema è l'abbandono di infrastrutture, trattato in tutti i suoi aspetti. La sua forza? Un team eterogeneo di esploratori, giornalisti e fotografi sparsi in tutto il mondo.

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