Radici storiche. Anche se per la fondazione di questo luogo dobbiamo andare ben più indietro nella storia, è a partire dai primi dell’800 che il paese acquista sempre più importanza.

Pochi lo sanno. Proprio nel 1822 la proprietà della tenuta passa, dalla famiglia Bonaparte, a Michele Benso, padre del più celebre Camillo conte di Cavour. Egli trasforma l’antica tenuta in un’impresa agricola decisamente all’avanguardia, per i tempi. Infatti il Conte, oltre a soggiornarvi, sperimenta qui nuove tecniche di coltivazione e allevamento che intende, da lì a breve, far applicare a tutto il Piemonte.

In questa seconda residenza Camillo amava ritirarsi per i suoi momenti di riposo. Nella dimora ospitò alcuni personaggi altrettanto noti come Giuseppe Verdi e Vittorio Emanuele II; si narra che tra queste mura si sarebbero svolti anche alcuni retroscena e progetti dell’Unità d’Italia. Successivamente la proprietà venne ceduta e infine dimenticata.

Oggi il famoso borgo abbandonato del Piemonte giace in stato di degrado. A due passi da lui è stata ultimata, negli anni ’90, la centrale elettrica “G.F.”.  Come testimonia una targa posta nel 1961 in occasione dei 100 anni dell’Unità d’Italia, la tenuta fu utilizzata fino a quegli anni. E quella data ne rappresenta un po’ lo spartiacque: da lì inizio l’incuria. Con l’avvento di nuove tecniche di agricoltura intensiva, lentamente il complesso agricolo venne dismesso. Ancora negli anni ’90 il paese era abitato da alcuni operai della vicina centrale, anch’essa in stato di degrado a seguito della sua dismissione, avvenuta tra il 2009 e il 2013.

Recentemente gli edifici della tenuta sono stati acquistati dal comune. Con loro, la bellissima Villa padronale, dai saloni e soffitti riccamente affrescati. Fanno parte del nucleo abitativo numerosi edifici adibiti a stalle e dimore del personale; nel 1850 contava più di un centinaio di salariati e circa 250 occasionali. Oggi, zero.

Giace anche una grande chiesa barocca con annessa canonica e sacrestia, nel borgo abbandonato più famoso del Piemonte.
Purtroppo i decenni di incuria sono ben evidenti, anche attraverso ripetuti episodi di atti vandalici. Alla luce di recenti e nuovi deturpamenti la volontà di un suo recupero, da parte delle istituzioni, parrebbe sempre più forte. ma senza un’azione efficace, ciò che rimane rischia di scomparire.

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Leonardo Fazio
Leonardo Fazio
Da sempre appassionato al mondo dell'arte e dell'architettura ha conseguito gli studi in design e fotografia. Con base in Piemonte, rapito dal fascino della decadenza fin da bambino, negli ultimi anni ha iniziato ad esplorare e fotografare antichi edifici abbandonati tra Italia e Francia e Romania. 

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