Tutti i luoghi abbandonati hanno un proprio fascino, gli esploratori urbex lo sanno bene, ma gli “ospedali per prevenzione e cura delle malattie polmonari” di Prasomaso sono speciali.

Molto spesso non nominiamo direttamente i luoghi da noi trattati. Le eccezioni, come in questo caso, sono riservate ad edifici ormai vuoti, con la stessa raccomandazione di non esporvi ai pericoli di crollo e legali tipici di queste strutture.

L’unicità di questo sanatorio, o meglio complesso di “ospedali per problematiche polmonari”, è  sicuramente quella di essere immerso in un bellissimo bosco montano a 1250 m di quota, abbracciato a Nord dalla catena delle Alpi ed a Sud dalla catena Orobica.
Grazie all’ottima qualità dell’aria, ovvero il soleggiato pendio orientato a Sud e il riparo dal vento, questo luogo fu scelto per la costruzione del primo sanatorio popolare in Italia, ovvero esclusivamente destinato alla cura dei più poveri.
I fondi furono in gran parte donati dalla nobiltà e borghesia milanese e, nel 1903, iniziarono i lavori. Era un’opera faraonica per l’epoca: furono innanzitutto costruiti 8 km di strada dal fondovalle fino all’altopiano interessato.

Il sanatorio denominato “Umberto I” fu costruito in elegante stile liberty su un’area di 60.000 metri quadri: con un corpo di lunghezza di 100 m, 4 piani e solidi muri di pietra per schermare le basse temperature d’inverno, era una vera e propria opera all’avanguardia nel campo dell’ingegneria, per l’epoca. Era dotato di riscaldamento centralizzato, di moderne attrezzature e, come prima struttura della valle, di un telefono.

Negli anni venti fu eretto un secondo edificio destinato esclusivamente ai ragazzi, ai quali veniva garantito un regolare insegnamento scolastico. Negli anni di massima operatività questo sanatorio poteva ospitare un migliaio di persone: una vera e propria città “in quota” dotata di molte attività ricreative. Dal teatro, al cinema, fino alla biblioteca e alla palestra. Tanto che i giovani della valle frequentavano questo posto molto più vivo dei paesini locali.

Il complesso rimase operativo fino agli anni 70 e poi sorvegliato per una decina di anni. Quando anche i guardiani se ne andarono le stesse comunità che avevano convissuto con ogni sanatorio per tanti anni, saccheggiarono tutto ciò che era possibile rubare e devastarono ciò di cui non era possibile impadronirsi.

Ogni volta è un immenso piacere: mi reco a fare visita a questo luogo dimenticato da molti anni ed è sempre emozionante immergersi nel silenzio di un bosco, rotto solamente dai rumori dei proprio passi e dai versi degli animali.
Camminando lungo i vuoti corridoi risparmiati dai crolli dei passaggi interni, si susseguono centinaia di stanze con vista su valle. Si alternano grandi saloni, vecchie cucine, caldaie e lavanderie, scale dalle ringhiere decorate. Ogni passo è attento in modo da fare attenzione ai molti vetri rotti, ai calcinacci sul pavimento, soffitti crollati. Ma anche per portare rispetto a questo maestoso e imponente testimone storico, che si gode la sua meritata pensione. Questo gigante è un silenzioso testimone dei tagli alla sanità effettuati in decenni di mala-politica.

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Lorenzo Rosa
Lorenzo Rosa
Lorenzo è il punto di riferimento, assieme ai ragazzi del "manicomio fotografico", di tutta la Lombardia. La sua passione per la fotografia nacque con un regalo del nonno e dirottò prestissimo verso la passione sfrenata per l'esplorazione urbana, di cui oggi allestisce numerose mostre a tema.

Entra nella discussione 2 Commenti

  • Avatar martinna ha detto:

    Ciao.
    Posso chiederti dove si trova esattamente questo edificio?
    Grazie, Martina

  • Lorenzo Lorenzo ha detto:

    Ciao Martina,
    in genere non forniamo l’ubicazione dei luoghi ma come avrai letto nell’articolo in questo caso viene detto in quanto il posto è conosciuto e ormai in rovina. Come è scritto si il complesso ospedaliero si trova a Prasomaso, vicino a Sondrio

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