E’ lunedì di pasquetta.
Terminata la classica grigliata, quest’anno cucinata per ovvi motivi nel giardino di casa, controllo il telefono e vedo alcuni messaggi da parte di D.C.: “È urgente! ti posso chiamare?”.
“Che ci sarà mai di urgente?” ho pensato tra me e me, credendo di dover preparare in fretta e furia qualche foto o un’altra pubblicazione per il sito specializzato di Ascosi Lasciti.
Mi anticipa che l’indomani sarebbe stato a realizzare alcuni filmati per un servizio e che se la cosa mi interessa mi avrebbe fatto contattare da Al.T. per tutti i dettagli del caso.
Sono titubante: dovrei saltare la giornata lavorativa, non sapevo se mi avrebbero dato il permesso. Oltretutto, di video non ne ho mai girati, tantomeno per la televisione!
Dopo una breve riflessione accetto, e poco dopo mi chiama Al.T. per spiegarmi il tutto nei minimi dettagli.

ospedale legnano covid

Riassumendo in poche parole una lunghissima telefonata, mi dice che c’è molto fermento attorno all’ospedale di legnano inutilizzato per l’emergenza covid, anzi, più padiglioni potenzialmente impiegabili.
Si parlerebbe di strutture nuove e mai sfruttate o in ristrutturazione, con lavori lasciati a metà. Costruzioni presumibilmente abbandonate. La mia fonte descriverebbe addirittura con ogni sorta di attrezzatura lasciata all’interno.

Esatto, parrebbe proprio così: tale ospedale, ubicato a Legnano, avrebbe potuto essere impiegato per l’emergenza Covid, magari proprio al posto della struttura sanitaria in fiera a Milano costata 21 milioni di Euro (ricavati da donazioni) e che al termine dell’emergenza verrà smantellato (sarà così?).
La previsione di questo nuovo complesso era di ospitare circa 600 pazienti e di assumere oltre 1000 lavoratori, ma le cose non sono andate affatto così.  La quantità di civili affetti da nuovo coronavirus che sono stati ricoverati qui è stata decisamente inferiore e si è calcolata una spesa approssimativa di quasi, pensate, 7 milioni di euro a malato!
Cifre incredibili, considerando che con meno della metà di quei soldi si sarebbe potuto ridare vita alla parte inutilizzata dell’ospedale di Legnano che, dopo l’emergenza covid, avrebbe potenzialmente continuato a funzionare anche nel post-pandemia.

Dettagli della “missione”: le riprese devono essere fatte in tre strutture situate all’interno dell’area dell’ex ospedale di Legnano, quello appunto inutilizzato per il covid, situato appena fuori Milano.
Il reporter e la sua troupe hanno già ispezionato la zona con un sopralluogo, ma, per mancanza di tempo, non sono riusciti a registrare tutti i filmati necessari per il servizio. Sarebbero dovuti tornare a completare il lavoro, ma essendo impossibilitati si sono messi in cerca di una persona che potesse sostituirli.

“Accetto!”. La proposta è intrigante, e, ad essere onesti, era proprio quello che ci voleva per spezzare la routine casa-ufficio-casa-supermercato della quarantena.
Prima, mi dedico ad una rapida perlustrazione “virtuale” per studiare l’area ospedaliera e non farmi trovare impreparato l’indomani; poi, passo il resto del pomeriggio a guardare tutorial su Youtube su come realizzare video con la mia reflex. Conosco molto bene le funzionalità della mia fidata Canon, ma solo per la parte fotografica: come già ho riferito, il video era un’esperienza del tutto nuova per me.

La sveglia è puntata alle prime ore del mattino, mi metto subito in viaggio per raggiungere la meta prevista all’orario prestabilito.
L’autostrada A1 è surreale…Deserta! Nessuno oltre a me, solo qualche camion da sorpassare di tanto in tanto…
Raggiungo in brevissimo tempo il parcheggio fuori dall’ospedale dove ho appuntamento con un collaboratore: mi deve consegnare la scheda SD da utilizzare e mi aiuterebbe nell’infelice eventualità che venissi scoperto.
Da quello che mi era stato riferito, l’area doveva essere semideserta, quasi abbandonata, ma da una rapida perlustrazione non si può fare a meno di notare il continuo viavai di gente che entra: medici, infermieri, pazienti e il passaggio di tanti carri funebri. Altro che azione in solitaria: quella zona, o almeno la parte attiva, è quasi affollata. Confondendomi tra la gente, entro dal cancello principale, nessuno alla guardiola, così penetro indisturbato.

L’area ospedaliera è davvero immensa: tantissimi edifici di varie epoche e dimensioni, alcuni in buone condizioni, altri decisamente provati dal tempo e dall’incuria.  Fortunatamente, tutte le persone che entrano si dirigono verso la zona est, mentre gli edifici in cui devo andare io sono ad ovest, per cui raggiungo il primo obiettivo senza essere notato.
La porta  d’ingresso è soltanto appoggiata, per cui entro senza problemi. Muovo i primi passi e… si accende la luce! Panico!
Proseguo ed entro in una stanza dove ci sono i comandi dell’antifurto: il LED lampeggiano su “GUASTO”.
Bene! A quel punto posso apparecchiare tutta la mia attrezzatura e cimentarmi nelle riprese.

Mi trovo in una piccola clinica appena ristrutturata. Nulla al suo interno, le camere totalmente vuote, un inconfondibile odore di nuovo, vernici e finiture applicate da poco. Infissi immacolati, sanitari candidi, prese di corrente nuove, allacciamenti predisposti e funzionanti e riscaldamento attivo. Sì, avete letto bene: ogni ambiente ha un proprio termostato (ovviamente nuovo) con le temperature impostate tra 19 e 22 gradi. Chissà da quanto tempo questo inquinamento ambientale, unito allo spreco di denaro, va avanti. Se confermato, queste sarebbero le “iene” della mala-gestione amministrativa.
Eseguo tutte le riprese richieste cercando di essere il più rapido possibile. Quando avanzo, le luci davanti a me si accendono. Quelle alle mie spalle si spengono, il tutto senza interruttori. Non ho bisogno nemmeno di usare la torcia che mi ero portato.

Esco dal primo edificio ed entro subito nel secondo, anche questa volta senza farmi notare da nessuno.
Questo era un vecchio padiglione incredibilmente grande, dell’ospedale di Legnano potenzialmente in prima linea per il covid . L’interno è stato completamente smembrato da una ristrutturazione mai terminata. Sembra che siano passati gli sciacalli e le iene da qui. Ma i pochi dettagli che si sono salvati lasciano intravedere l’effettiva bellezza e funzionalità della struttura, come ad esempio la splendida scalinata in marmo.
All’interno trovo materiali edili di tutti i tipi, come se la ditta che seguiva i lavori fosse fallita da un giorno all’altro. Do una rapida occhiata: parrebbe che il grosso dei lavori sia stato fatto. Presumibilmente sarebbe bastato davvero poco per terminare un affare edilizio di quella portata, dando alla luce  un edificio nuovo e funzionante.

Mi dirigo infine verso il terzo obiettivo. Durante il mio tragitto a piedi vengo notato prima da un autista di un carro funebre e poi da un furgone delle onoranze, ma non fanno troppo caso a me: probabilmente vedere gente gironzolare nell’area fa parte della loro routine.

Anche qui entrare non è difficile. Mi trovo all’interno del più classico degli ospedali abbandonati, uno come tanti di quelli che avrete già visto nell’articolo dove si mostrano alcune delle oltre 200 strutture sanitarie in abbandono.
Anche questa struttura era davvero grande; al piano terra vi erano la reception, i servizi ambulatoriali, la radiologia, il centro prelievi e le relative sale d’attesa, mentre, ai piani superiori, una moltitudine di camere di degenza tutte uguali.

Eseguite anche qui le riprese, libero l’adrenalina con un grosso sospiro di sollievo. Esco felice di avere portato a termine tutte e tre le “missioni”: si sono rivelate più semplici del previsto. Consegno la scheda SD con le registrazioni al ragazzo che mi stava aspettando fuori, con la speranza di non aver commesso errori di impostazioni nella fotocamera. Sembra quasi di far parte del team de “Le Iene”, noto programma tv che ha trattato gli stessi temi.
Non ho fatto foto col mio telefono, per cui le immagini che accompagnano questo articolo sono state fatte da Al.T. durante il suo sopralluogo.

A dover di cronaca, da ricerche postume: uno dei tre edifici è stato dichiarato inagibile dagli enti preposti, ma sugli altri due non era stato espresso alcun parere, fino ad un mese successivo alla verifica del blocco numero uno. Tra sfruttare un ospedale quasi pronto, anche se con alcune imperfezioni e situazioni da sbloccare, e costruirne uno nuovo che verrà smantellato a fine emergenza, quale sarebbe stata la scelta migliore?

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Federico Limongelli
Federico Limongelli
Classe '84, nato e cresciuto nella provincia di Bologna. L'urbex, ovvero la riscoperta dei luoghi abbandonati, ha unito le sue due grandi passioni, quella dell'esplorazione e quella della fotografia.

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