Edificio abbandonato, lasciato all’incuria, degradato, trascurato, dimenticato. Sono alcuni dei principali termini con cui si denota una struttura che manifesta i segni del tempo senza più un’ordinaria manutenzione. Come abbiamo già visto, questi sono i luoghi ricercati dagli appassionati di esplorazione urbana.  Ma come fanno loro, e come si riesce in generale, a capire se un luogo sia abbandonato o no? Esiste nel diritto una spiegazione precisa di cosa sia l’abbandono edilizio? Lo vediamo oggi in questo speciale.

Breve premessa: questo è un estratto ri-adattato dal nostro libro “Piemonte Abbandonato“, perciò se voleste approfondire ve ne consigliamo la lettura. Vogliamo inoltre chiarire a chiunque volesse (come spesso capita) prenderne spunto “un po’ troppo aggressivo” che questo lavoro è protetto da copyright non solo dai normali diritti d’autore ma anche quelli editoriali.

Fate attenzione: non è tutto oro ciò che luccica, come un edificio non è abbandonato se ha i soli muri “scrostati”. Guardate qui sotto, ad esempio.

edificio NON abbandonato

Parlare di esplorazione urbana non è facile.
Si tratta di un’attività estrema dalle mille connotazioni, e denotata da comportamenti fortemente contraddittori.
Noi stessi agiamo in modo dicotimico, ponderato sulla base dell’occasione: la maggior parte delle volte celiamo le informazioni a cui il pubblico curioso vorrebbe accedere con facilità, nei casi in cui prevalga la volontà di preservare un luogo di valore storico/artistico; in alcune situazioni prevale il desiderio di denuncia socio-politica, per cui ci troviamo costretti ad esplicitare informazioni più sensibili, soprattutto quando il posto è già stato depredato e poco resterebbe da vandalizzare.

Ma facciamo un veloce passo indietro: cos’è l’esplorazione urbana? Conosciuta nel mondo come “urbex”, essa è intesa quale riscoperta di tutti gli edifici costruiti dall’uomo. Non solo nelle aree urbane, come intuibile dal nome, ma ovunque questi “tesori nascosti” possano giacere.
Parliamo quindi di ogni struttura edificata dall’uomo che versi in stato di abbandono.

Abbandono: questa parola così lata
, non definita con chiarezza dal codice civile o penale italiano. Motivo per cui alcuni ambiti restano completamente “scoperti” dal punto di vista legislativo.  Ricordandoci che tutto è sempre di proprietà di qualcuno, sia un privato, la regione o lo Stato, si fa appello al buonsenso, ritenendo come “abbandonato” un luogo che manchi di completa manutenzione da almeno 5 anni, e che manifesti i segni del tempo: tetti sfondati, mura crollate, finestre divelte e varchi aperti. I muri esterni scrostati, come dicevamo sopra, possono invece trarre in inganno l’osservatore: fate attenzione.

edificio abbandonato

1) Questo è quello che noi chiamiamo “totale abbandono” .
In questo caso generalmente operiamo noi, e tutti gli appassionati. Laddove possibile, mettendosi in contatto con un eventuale proprietario, qualora esso risulti ancora rintracciabile, altrimenti si entra sfruttando unicamente varchi aperti, vuoi dalle mura crollate dell’immobile, vuoi dagli infissi lasciati aperti per non-curanza (a tal proposito, ricordate di NON imitarci!)

2) Vi sono poi casi di “abbandono controllato, dove le associazioni svolgono un minimo di manutenzione per evitare il collasso dell’edificio abbandonato e ne sbarrano gli ingressi. In questa fascia di solito opera il FAI, organizzazione attiva da anni allo scopo di salvare dall’oblio alcuni dei più bei posti in Italia.
Missione semplice? Per nulla.  Seppure con l’aiuto di altri enti privati o statali, quali la Soprintendenza alle Belle Arti, il FAI spesso non riesce ad impedire il declino di questi beni storici. Senza contare che, nonostante la loro capillare presenza sul territorio, queste organizzazioni riescono a raggiungere solo “la punta dell’iceberg”. Capita anche che, ad un periodo di abbandono controllato, segua un ritorno all’oblio. Non sempre queste organizzazioni riescono nei loro intenti, ma il gesto resta sempre nobile e apprezzabile.

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3) Infine possiamo parlare di quello che è  l'”abbandono sorvegliato”. Comunque, non sempre il proprietario si adopera alla messa in sicurezza e alla manutenzione minima: più spesso si accontenta solo di impedire l’ingresso ad intrusi, sia per salvaguardare il suo bene immobiliare, sia soprattutto per tutelarsi da danni a terzi, apponendo telecamere o delegando qualcuno che controlli la struttura. Custode, guardia giurata o chicchessia. Non dimentichiamoci che anche questo passaggio, non è statico e immutabile nel tempo. Capita che dopo una finestra di tempo sotto i mirini di chi fa la guardia all’edificio abbandonato, i proprietari, o facenti funzione, lascino perdere volontariamente o per forze di causa maggiore, nei casi peggiori “il decesso”, e la struttura torni a sprofondare nell’oblio.

4) E le agenzie immobiliari? L’atto di messa in vendita può apparire un lieto fine per lo stabile abbandonato. Eppure in molti casi esso rappresenta solo un “momentaneo re-interesse” da parte di terzi. Nel momento in cui l’edificio viene inserito sugli elenchi delle agenzie, ci si deve preoccupare di garantirne l’integrità, con interventi di messa in sicurezza e la chiusura dei suoi varchi. Ovviamente, se questo viene fatto, lo stato incuria cesserebbe automaticamente di sussistere, per quanto ricordiamo che non esista una “etichetta ufficiale” per l’abbandono immobiliare. In molti contesti però ciò non accade.  Anzi, tantissime strutture prossime al collasso sarebbero in realtà messe in vendita dai proprietari o facenti parte. Stiamo attenti dunque a non confondere le cose.

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5) In pochi casi, ad un periodo di abbandono segue la riqualificazione. Rivalorizzazione o riutilizzo ex novo della struttura.
Per fare ciò si deve operare prima che l’abbandono totale sia irreversibile, quando la struttura non è ancora troppo segnata dal tempo e dagli atti vandalici.
Restauro vero e proprio? Avviene forse nell’1% dei casi. Nella restante casistica il ripristino non è fedele alla destinazione d’uso nativa. Troviamo quindi conventi e ospedali riconvertiti a case di cura e strutture ricettive, palazzi nobiliari riadattati a sale conferenza, discoteche che si trasformano in centri commerciali. Talvolta anche un edificio abbandonato storico, se non tutelato in tempo dalla soprintendenza alle Belle Arti, può essere riconvertito ad uso commerciale.

Vi ricordiamo che questa distinzione NON è ufficialmente e universalmente riconosciuta. Ma è frutto di decenni di esperienza sul campo. Per la questione legislativa rimandiamo alla sezione dedicata.  Essendoci un vuoto normativo, come sopracitato, l’unione degli indizi può far la differenza anche a livello di maggiori tutele: nessun cartello, recinzioni assenti e sfondate, infissi squarciati, muri crollati faranno del buonsenso personale l’arma migliore.

Vi lasciamo con una riflessione sull’abbandono immobiliare, dopo aver risposto a questa ricorrente domanda del nostro pubblico.
Asfalto e cemento fagocitano il territorio, rendendolo per altro più fragile verso i sempre più frequenti avvenimenti atmosferici avversi. L’urbanizzazione selvaggia, con il sovra-sviluppo di aree urbane periferiche, con gli innumerevoli abusi edilizi in aree protette o a rischio e con inutili nuove aree commerciali, si dimentica dei numerosi luoghi abbandonati. E’ questo il classico panorama socio-politico. A favore di un nuovo che avanza e che, siamo d’accordo, deve avanzare, dovremmo evitare quantomeno gli sprechi e l’oblio per i nostri beni storici; ma quando tutti dimenticano gli edifici, noi di Ascosi Lasciti, in controtendenza, li esploriamo. Ne facciamo soggetto di arte e ridiamo loro dignità.

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David Calloni
David Calloni
Amministratore del progetto e coordinatore del team. Laureato all'università di Genova e all'università di Verona. Fotografo, scrittore freelance e autore di Libri, con il prezioso supporto degli infaticabili collaboratori di Ascosi Lasciti e del fondatore admin Alessandro.

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