Il relitto della grande Henry Desprez: un sogno per gli amanti della subacquea, dei relitti e, ne sono sicuro, anche per gli appassionati di esplorazione urbana. Trattasi di una petroliera che batteva bandiera francese e che fu costruita a Copenaghen per una compagnia di Parigi, nel lontano 1932. Come spesso accade per le imbarcazioni, “H.D.” non fu il suo unico nome. Infatti durante la seconda guerra mondiale, dopo più di otto anni dal varo, la nave cisterna venne requisita dalle truppe tedesche che la ribattezzarono Trapez IV, tradotto letteralmente “trapezio quarto”.

relitti navi affondate - luoghi abbandonati

Perché “quarto”? Il numero, ovviamente, nel gergo nautico serve a distinguere ogni modello da uno o più omonimi, sia per renderne possibile la precisa identificazione, sia per scaramanzia (eh si, i marinai sono molto superstiziosi: se vi trovaste in una notte di tempesta, in mezzo all’oceano, credetemi, iniziereste anche voi a lanciarvi sale dietro le spalle o ad evitare di transitare sotto una scala, pur di non essere le persone a bordo di “futuri relitti”).

Con il nuovo nome ebbe vita molto breve. L’imbarcazione rimase infatti a disposizione delle forze germaniche per soli due anni, fino a che un sommergibile inglese le lanciò contro 3 siluri, affondandola. Era il giugno del 1943. Da allora questo enorme ammasso metalli e fango, tra i più bei relitti in Calabria, giace su un fondale sabbioso posto ad un miglio dalla costa calabra, sotto 75 metri dalla superficie acquatica: una vera sfida per i sub che, oltre alla profondità, devono sfidare le acque fredde, la scarsa visibilità e le forti correnti del mar Tirreno.
La grande Herny Desprez. La gloriosa. Si. Ma la gloria va a chi riesce a farle visita.

Come succede sempre in natura, nulla si distrugge ma tutto si trasforma. Così la carcassa di questo gigante di ferro è divenuta puro “fertilizzante” per le zone sabbiose della costa Calabra.  I pesci si ammassano, si nascondono, nidificano, proprio all’interno della nave affondata, che vede le sue componenti lentamente ossidarsi, corrodersi, ispessirsi di materiale di deposito. La biochimica trasforma così un ammasso di lamiera da quasi, pensate, diecimilia tonnellate di peso lordo, in un aggregatore di vita.
Le specie ittiche lo vedono come un’oasi di roccia del mondo sommerso e vi danzano attorno, conferendogli una seconda vita. I pescatori lo sanno e scelgono spesso di transitare da queste parti, evitando però la pesca di fondo per non buttare via centinaia o migliaia di euro di attrezzatura.

Cosa può regalare un’esplorazione così difficoltosa? Una delle esperienze più suggestive rimane quella che ci mostrano i partner di relitti . it di ammirare la bussola all’interno della struttura di comando, i manometri, la stanza del capitano e le porcellane. Ma anche le specie che fanno da cornice a questo magnifico quadro di decadenza, possono allietare lo sguardo del curioso e impavido visitatore. Ricciole, cernie, nuvole di castagnole e, quando si è fortunati, aquile di mare che sono solite ballare intorno a questi relitti, come se fossero le loro divinità.

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Foto storica: collezione di Sergio Pivetta
Foto in copertina: Francesco “Ciccio” Sesso
Foto della prima galleria: Claudio Provenzani
Foto della seconda galleria: Laura Pasqui

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Il progetto di Ascosi Lasciti nasce nel 2010, dall'occhio astuto di Alessandro Tesei (giornalista d'assalto e regista di reportage). Si sviluppa grazie alla maniacale cura di David Calloni (amministratore) e Cristiano La Mantia (responsabile social), per poi prendere la sua forma finale con SubwayLab. Il tema è l'abbandono di infrastrutture, trattato in tutti i suoi aspetti. La sua forza? Un team eterogeneo di esploratori, giornalisti e fotografi sparsi in tutto il mondo.

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