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Questa esplorazione è stata fatta, come sempre, in coppia con mio fratello. Sono le 5 del mattino, un amico ci lascia in un parcheggio e ci lanciamo nell’impresa.
Questo sottomarino abbandonato si trova in una base militare non più utilizzata ma saltuariamente controllata. Dobbiamo entrare presto per non dare nell’occhio. Dopo aver controllato il turno della guardia di sicurezza, iniziamo a camminare. Dopo circa 500 metri lo troviamo: è un vecchio e imponente sottomarino abbandonato.

L’accesso al sottomarino abbandonato non è facile: dobbiamo saltare un grosso pezzo di plastica instabile e, una volta qui, risaltare, prendere una corda e arrampicarci sulla “torretta di avvistamento”. Fosse stato un relitto vero e proprio, sarebbe stato sufficiente essere dei bravi sub, equipaggiarsi e andare. Così invece dobbiamo entrare dalla torretta di avvistamento e non c’è un chiaro accesso per scendere all’interno, dovendo strisciare sotto un portello per raggiungere un altro ingresso, posto molto più in profondità. Sembra un videogioco.

Una volta scesi dalla botola profonda (circa 6 metri) raggiungiamo il corpo principale del sottomarino, lì troviamo le prime sorprese. Ci sono le postazioni per indirizzare i missili, e le rispettive sedie. Continuiamo attraverso i lunghi corridoi pieni di macchine fino a raggiungere una delle estremità, dove è possibile trovare i letti militari, un po ‘distrutti. Sul retro della stanza c’è quella che probabilmente era l’area dei missili “diretti”, con una disposizione caratteristica. L’oscurità è completa e l’umidità e il suono del mare sotto i nostri piedi ci fa rabbrividire. Vicino alla stanza  troviamo una delle toilette militari, in una piccola stanza. Continuiamo attraverso i corridoi bui e finalmente giungiamo ​​all’ ex sala di controllo. Tutto è in pessimo stato di conservazione.
Andiamo dall’altra parte del sottomarino per terminare la nostra visita. Ci sono più letti e i rispetti scomparti, questi meglio conservati.

Sono passati mesi da quel giorno, ma ancora mi sveglio alla notte, qualche volte, immaginando di sprofondare nel mare dopo che il pavimento metallico del sottomarino abbandonato cede al peso dei miei passi.
Vita dura, quella dei sommozzatori e della marina miliare…

 

Grazie per aver spinto fino a qui la tua CURIOSITA’. La stessa che ci spinge a fare esplorazione urbana, in luoghi pericolosi, per raccontarteli.
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Alberto Galvache
Alberto Galvache
Nato a Salamanca, da sempre interessato all'esplorazione urbana. A soli 10 anni entrò nella sua prima villa abbandonata, e ne rimase affascinato. Ad oggi porta avanti studi attoriali e cura un blog sull'urbex in Portogallo e Spagna assieme al fratello David.

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