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Dopo anni di esplorazioni urbane penseresti di aver già visto tutto. Ma ci siamo dovuti ricredere.

La nostra meta giaceva in stato di abbandono da decenni, senza alcuna vigilanza. Sapevamo però che sarebbe stato sia rischioso che speciale, ma non potevamo immaginare che lo sarebbe stato così tanto. Durante questa esplorazione, caratterizzata da forte pioggia, vento e freddo, una sola cosa ci avrebbe potuto far sentire più al caldo: il ritornello, cantato a denti stretti “we all live in a yellow submarine, yellow submarine…” dei Beatles. Letteralmente tradotta  “tutti noi viviamo in un sottomarino giallo, un sottomarino giallo..”
Perché? Ve lo mostriamo.

Questo particolare sottomarino iniziò la sua carriera nel 1965. Servì nelle flotte settentrionali, nelle acque baltiche e nel Mediterraneo, con sede in Egitto.

Modello di estremo valore: i sottomarini del progetto 641 o Foxtrot secondo la classificazione della NATO in epoca sovietica furono riconosciuti come di grande successo. Sono stati progettati per un lungo viaggio e perlustrare l’oceano, dotati di nuovi tubi siluro. Il primo sottomarino della classe Foxtrot entrò a far parte della flotta sovietica nel 1958. Ne furono costruiti 75 in totale, 17 dei quali servirono nella marina in Polonia, Cuba, India e Libia. Il progetto era già obsoleto quando l’ultimo sommergibile fu completato nel 1983. Con l’avvento dei motori nucleari senza limiti di portata, il Progetto 641 entrò nella categoria delle barche a corto raggio.

Trasportava fino a 78 persone, le quali potevano lavorare e vivere lì per diversi mesi. (Non chiedeteci come!)
Le condizioni di vita a bordo erano davvero difficili, non essendoci abbastanza spazio per ogni persona. Il capitano era l’unico che aveva una cabina.

Non è la prima “imbarcazione fantasma” che visitiamo, ma sicuramente la più rischiosa. Motivo per cui sconsigliamo, come sempre e questa volta ancor di più, di imitarci.
Entrando a poppa, scendiamo in un compartimento vuoto con quattro tubi da siluro. Passando attraverso un corridoio strettissimo in mezzo alle molteplici serie di frecce e pulsanti, arriviamo ​​al vano motore diesel, dove troviamo anche un ricevitore radio da cui una volta potevano essere inviati e ricevuti messaggi crittografati, un punto di informazione centrale, un set RADAR e SONAR, nonché un periscopio di attacco utilizzato per cercare e triangolare i probabili obiettivi.

Arrampicandoci e strisciando, alla fine raggiungiamo il compartimento dell’arco. Qui troviamo altri sei tubi, insieme ad un enorme siluro (probabilmente finto). Questo sottomarino giallo era in grado di trasportare un totale di 22 “missili acquatici”, dieci dei quali erano nei tubi e altri dodici di riserva. L’equipaggio dormiva proprio vicino a queste “bombe mobili”, ma quando il sottomarino era completamente armato, questa stanza risultava troppo angusta e inutilizzabile. Ora la stanza di prua senza siluri è probabilmente il più grande spazio di tutto il sommergibile.

Sfortunatamente quando visitammo il sommergibile, parte dello scafo era già stata tagliata, e l’attrezzatura parzialmente rimossa o danneggiata. Dopo i suoi 30 anni di servizio e decenni di abbandono, quello che è uno dei più bei sottomarini abbandonati è stato smantellato in rottami metallici. Corretto non lasciarlo abbandonato, ma peccato per questa fine ingloriosa.
Abbiamo giusto fatto in tempo a visitarne i resti e poter dire che anche noi siamo stati “in un sottomarino giallo, un sottomarino giallo…”

Grazie per aver spinto fino a qui la tua CURIOSITA’. Ricordiamo e di NON imitarci, contemplando sia i rischi fisici che legali di eventuali iniziative personali.  Se vuoi scoprire luoghi abbandonati simili a questo, cerca qui quello che più ti piace.
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Chiffa

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Il progetto di Ascosi Lasciti nasce nel 2010, dall'occhio astuto di Alessandro Tesei (giornalista d'assalto e regista di reportage). Si sviluppa grazie alla maniacale cura di David Calloni (amministratore) e Cristiano La Mantia (responsabile social), per poi prendere la sua forma finale con SubwayLab. Il tema è l'abbandono di infrastrutture, trattato in tutti i suoi aspetti. La sua forza? Un team eterogeneo di esploratori, giornalisti e fotografi sparsi in tutto il mondo.

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