Nella fantasia di molti è la città del sole, ma alcuni sanno che al di sotto della superficie esterna esiste un’immensa Napoli sotterranea. E qualcuno, quando è di passaggio, ne va pure in cerca, pur senza poter accedere ad altro che ai percorsi solitamente preparati per il turismo. Sotto la crosta terrestre si cela una rete di percorsi che compongono quasi l’immagine rovesciata della versione sovrastante.

Nel suo celebre “Le città invisibili”, Italo Calvino scriveva:

“Non c’è città più di Eusapia propensa a godere la vita e a sfuggire gli affanni. E perché il salto dalla vita alla morte sia meno brusco, gli abitanti hanno costruito una copia identica della loro città sottoterra”.

Eppure, col tempo,

“la città dei vivi ha preso a copiare la sua copia sotterranea. Dicono che questo non è solo adesso che accade: in realtà sarebbero stati i morti a costruire l’Eusapia di sopra a somiglianza della loro città. Dicono che nelle due città gemelle non ci sia più modo di sapere quali sono i vivi e quali i morti.”

Non sembra così azzardato rivedere, tra queste righe, riflessi plausibili di Napoli: una città che da Goethe a Benjamin è stata raccontata come luogo in cui la gente disdegna le preoccupazioni e insegue la vita pulsante; ma dove da secoli anche il culto dei morti è una tradizione ancestrale, testimoniato dai numerosi resti di fosse cimiteriali e catacombe. Nel sottosuolo c’è una seconda città nascosta nell’ombra, quasi speculare alla gemella di sopra: tunnel, cunicoli, acquedotti, tombe, rifugi – multiformi sedimenti della storia che vanno dagli scavi risalenti all’antichità, passando per i bunker della seconda guerra mondiale, fino alle gallerie sotto le case usate dai latitanti per sfuggire alla legge.

I visitatori più curiosi vanno a caccia di questi spazi ‘altri’ e nascosti della Napoli sotterranea, concentrati per lo più nel centro antico e rivenduti al pubblico. Tuttavia, tra i palazzi del quartiere residenziale più ricco della città, dove vivono alcuni calciatori e altri vip, si cela un altro pezzo di città scavata nella roccia: è un sistema di grotte tufacee, che risale persino ai tempi dei Romani, similmente a molti scavi della Napoli sotterranea. Come se non bastasse, nello spazio compreso tra queste cave, nel Novecento si sono alternate ben tre fabbriche, che hanno lasciato in eredità reperti di archeologia industriale. Ma tutto ciò è interdetto ai turisti: è chiuso da decenni, in attesa di un futuro che non arriva.

Appena entrati, si intravede in lontananza una vecchia Seicento parcheggiata; avrà una sessantina d’anni, ma in quello stesso slargo nel lontano 1938 furono depositate le auto che mossero il corteo durante la visita napoletana di Hitler. L’antipasto è ghiotto: alle nostre spalle ecco ora tre statue, due leoni e un angelo. Fanno la guardia ad una fonderia dismessa, che è stato l’ultimo degli opifici attivi in queste grotte, chiuso un quindicennio fa.

Durante la seconda guerra mondiale fu qui operativa una fabbrica di armi, poi trasformata in una fabbrica di macchinari e pezzi di ricambio. Nel 1955 subentrò una ditta che produceva draghe industriali escavatrici, prima che nel 1964 fosse rimpiazzata dalla suddetta fonderia.

Dall’archeologia industriale alla speleologia: usciti dal piccolo opificio, ci si ritrova davanti la casa del guardiano, scolpita direttamente nella roccia di tufo. Una breve visita, prima di inoltrarsi tra le vaste cave, che per conformazione, altezza e atmosfera danno l’impressione di una cattedrale naturale. Si notano nelle pareti diverse fenditure verticali: occorrevano per le opere meccaniche di scavo, che avveniva infilando nella pietra cunei di legno dilatati con infiltrazioni d’acqua. Più avanti, oltre una fessura nella parete di una grotta ecco un bunker antigas, risalente alla seconda guerra.

Ad ogni metro un incastro di storia, un pezzo sopra l’altro, in attesa che qualcuno restituisca un valore a questo sconosciuto patrimonio archeologico-industriale e speleologico, che fa parte a tutti gli effetti della Napoli sotterranea, una città sotto una città.

Per saperne di più su queste grotte e vedere tante altre fotografie, visita Derive Suburbane.

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Lorenzo Jedermann
Lorenzo Jedermann
Docente universitario e giornalista pubblicista, la passione dell'esplorazione è sbocciata da piccolo con l'illuminante visione del film 'I Goonies'. Autore, revisore e redattore per 'Ascosi Lasciti', ha anche un progetto personale che si occupa dell'architettura fantasma in Campania, chiamato 'Derive Suburbane'.

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