Urbex & Lockdown

Siate sinceri…qual è la prima cosa che vi è venuta in mente quando è finito il lockdown? Fatemi indovinare. Pizza? Amici? Sesso, droga e rock’n’roll? Bene, per noi l’unica parola valida alla fine del blocco è sempre stata solamente “urbex”!

Mesi di ricerche senza poter verificare di persona coordinate ancora senza un volto o lo stato d’abbandono di un luogo intravisto e in attesa di essere fotografato…. sono stati mesi estenuanti e ci hanno quasi portato alla pazzia! Abbiamo fatto dirette su Facebook, post-prodotto foto in arretrato, ma non è bastato. C’era bisogno di azione allo stato puro, di profumo di erbacce selvatiche e di ortiche alle caviglie.

Finalmente ecco l’autorizzazione per potersi muovere. Mascherina, guanti, mappa sul telefono e via. Giornata di sole e clima mite, qualche nuvola in cielo. Si respira finalmente. E fin qui è tutto molto bello. In realtà la giornata urbex post-lockdown parte in maniera del tutto irritante. Altezza Colosseo, semaforo rosso. Un signore dalle tonde sembianze mi si affianca e mi chiama con un cenno. Abbasso il finestrino.

“Salve, mi dica”, faccio io.
“C’hai ‘na gomma a terra”, fa lui.

Perfetto così. Gommista per fortuna a stretto raggio, pneumatico riparato a poco prezzo e ben due ore di ritardo sulla tabella di marcia. E per i maniaci del controllo vi posso assicurare che non è cosa da poco!

L’arrivo all’agognata meta

“Per fortuna”, penso dentro di me, “la giornata non è da buttare”. Ci avviamo, quindi, verso la nostra meta. L’autostrada è semi-deserta, le persone normali (anche giustamente) hanno scelto di andare al mare. In realtà anche noi ci prendiamo una piccola vacanza. Ebbene sì, perché quest’oggi ci addentriamo all’interno di una location da sogno: romanticismo e abbandono. Che volere di più?

L’inquadratura iniziale del nostro film è bellissima: un piccolo cancello totalmente immerso nel verde. Alberi e rampicanti hanno selvaggiamente coperto quasi totalmente l’insegna di questo posto. Una volta dentro siamo sostanzialmente all’interno di un videogioco: “Last of us“, lo conoscete?

L’impressione che ho avuto mettendo piede in quello che era il vialetto di accesso è indescrivibile. Torrette e scale arrugginite circondano una piccola area con un pozzo al centro. Alle mie spalle il rumore di acqua che scorre tra la natura e di fronte a me piccoli sentieri che si diramano verso direzioni ignote. Le piante rampicanti ed alcuni alberi hanno coperto alcuni ingressi ai piccoli edifici ma questo ha fatto sì che tutto attorno vi siano dei fiori dai colori e dai profumi incredibili. l’urbex post-lockdown non poteva che cominciare al meglio. Se potessi descrivere un romanticismo decadente lo farei esattamente così. Mi sono sentito un po’ un ‘addormentato nel bosco’, un principe gotico all’interno di una foresta fatata ideata da Tim Burton.

OK ho esagerato. Dimenticate tutto. Beh, non proprio tutto.

La verità è che questo piccolo ‘paesino’ nasconde almeno dieci stanze tutte finemente arredate ed una sala da pranzo gigante. Attraverso alcune scale interne si può arrivare in cima alle torrette e godere di una vista letteralmente mozzafiato. Una piscina ormai vuota campeggia sulla destra di un viale alberato dal quale spuntano delle rose tanto belle quanto impossibili da descrivere. I particolari più curiosi sono proprio all’interno delle singole stanze. Ognuna di queste presenta un bagno ed un piccolo salone di ingresso. Ci troviamo quindi di fronte a dei mini-appartamenti. Gli armadi e le testiere dei letti sono vere e proprie opere d’arte: parliamo di legno intagliato e dipinto a mano. Alcuni locali sono pieni di decorazioni a muro e di dipinti sulle pareti. I divani e i letti sudici fanno un effetto stranissimo all’interno di queste stanze. Il messaggio che mi giunge però non è affatto male: un divano ammuffisce… l’arte no.

Un gatto sul tetto

La voglia di esplorare ogni angolo di questo posto è così forte che mi ritrovo a percorrere interamente un tetto (don’t try this at home!) e a fare amicizia con delle piccole carcasse di animali morti sui comignoli. Le nuvole si fanno più tetre ed un’imminente pioggia mi lascia il tempo solo per un paio di autoscatti dal titolo “Il gatto sul tetto che scotta”.

Approfitto del maltempo per esplorare la sala da pranzo e l’immensa cucina ormai divenuta preda di batteri e muffe varie (della serie Covid scansati). Ecco una piccola perla: una saletta leggermente sotto il livello della strada ormai colma di acqua, che rilascia alle pareti dei riflessi degni di un pittore impressionista.

E forse il tema della pittura non è così slegato da questo posto. In cima ad una delle torrette troviamo una stanza colma di quadri e di ceramiche decorate a mano. Gli oggetti alla rinfusa, abbandonati tra piccole piastrelle ornate e cocci dipinti, conferiscono all’insieme un senso di malinconia quasi insopportabile. La tana di un artista con i suoi pensieri e il suo lavoro. Così non è mai bello.

Ridendo e scherzando (anzi, ridendo e fotografando) sono passate già quattro ore, mi mancava fare dell’urbex in lockdown. La macchina fotografia è bollente ed il corpo richiede una piccola pausa. Mi siedo sui bordi del pozzo e mi godo qualche ventata di aria fresca pensando a quanto fosse stato bello questo posto con i viali curati e la piscina colma di acqua azzurra.

Sappiamo da alcune ricerche effettuate che questo posto non ebbe molta fortuna. Gli anni di abbandono non sono poi molti in effetti, ma per una struttura così la scarsa manutenzione è un danno irreparabile. Svariati artisti hanno contribuito all’abbellimento del luogo con sculture e dipinti per rendere unica questa elegante location immersa in più di quattro chilometri quadrati di area naturale. Veniamo a sapere che gli edifici, seppur resi totalmente agibili, hanno più di cento anni di storia alle spalle. Sappiamo anche molto altro a dire il vero… ma non lo diremo!

Torniamo a noi, il programma di esplorare un altro luogo in zona va a monte considerato che la luce sta venendo meno all’orizzonte. Usciamo da questo piccolo villaggio fatato lanciando un ultimo sguardo alla natura che abbraccia le pareti insieme all’incipiente oscurità. Romanticismo decadente all’ennesima potenza.

E poi ci sono dei segnali. Perché alcuni richiami non piombano a caso, d’altro canto urbex e lockdown non vanno a braccetto. Il sole sta per tramontare mentre la macchina si avvia verso l’autostrada. Qualche goccia di pioggia attrae la nostra attenzione. Sulla sinistra un arcobaleno esemplare copre da parte a parte un cielo nuvoloso da sogno. Questo non ci basta. Da lì a poco l’arcobaleno si sdoppia. Un chiaro segnale dal mondo: bentornati esploratori.

“PS” doveroso. Un grazie alla nostra collaboratrice Nausicaa. Lei sa il perché.

Grazie per aver spinto fino a qui la tua CURIOSITA’. La stessa che ci spinge a fare esplorazione urbana, in luoghi pericolosi, per raccontarteli. Come sempre, raccomandiamo di NON VISITARLI, ma di seguirci solo attraverso i nostri reportage.
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Matteo Montaperto
Commediografo, teatrante, comico ed esploratore urbano. Come si conciliano queste personalità? Fa parte del carattere di Matteo. Autoironico ma determinato.
Amministratore del profilo Instagram di Ascosi Lasciti e autore di articoli, principalmente nel Lazio.

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