Era una mattina uggiosa, di quelle dove l’umidità ti entra dentro, fino alle ossa, con quella nebbiolina che rende un po’ malinconici e restii a uscire di casa. Una mattina perfetta per intrufolarsi in questo palazzo abbandonato, nascosto nella moltitudine di case antiche che fanno da cornice a uno dei borghi più belli delle Marche. È stato difficile da scovare, fortuna ha voluto che una sera mi fermassi a cena in un ristorante nei pressi, e mentre aspettavo che il cameriere prendesse l’ordinazione, cominciai a guardarmi attorno dalla veranda del ristorante (un’abitudine compulsiva di chi fa urbex e ha sempre un occhio aperto). È bastato notare un infisso in palese stato di abbandono, e il resto è venuto da sé.

Il palazzo abbandonato risale ai primi del XIX secolo, ed è disposto su due piani più la soffitta. In generale la dimora risulta ben conservata, tranne per alcuni punti dove ci sono infiltrazioni non troppo vistose e qualche crepa sulle stanze del secondo piano.

In base a giornali e riviste sparse qua e là per l’abitazione, essa dovrebbe essere stata abbandonata all’incirca nei primi anni ’90 del secolo scorso, sembrerebbe a causa della morte del padrone di casa. Nelle varie stanze c’è ancora di tutto, soprattutto in soffitta dove si trovano raccolte del Touring Club risalenti alla Grande Guerra, una carrozzina, una dispensa con ampolle e provette… e tanta altra roba.

L’esplorazione mi impegna tutta la mattinata, la vicina chiesa batte dodici rintocchi all’unisono mentre il mio stomaco inizia a brontolare: forse è ora di prendere la strada verso una tavola imbandita piuttosto che una tavola impolverata e vuota.

Mentre esco, il sole ricompare come per magia, lasciando un bel tepore al posto dell’umidità delle mattine invernali. Nel frattempo, nella piazzetta attigua si è radunata gente, per lo più anziani della zona. Colgo la palla al balzo. Rotto il ghiaccio con i pensionati annoiati, inizio a fare domande su questo palazzo abbandonato, su chi ci viveva. Dalle risposte viene fuori che l’ultima persona che ci abitava fosse una vecchia signora, mai stata sposata, che però aveva tanti gatti. In soldoni: una gattara.

L’unico dettaglio che non torna, è che in casa non ci sia nessuna traccia residua di presenze feline, anzi sembra quasi tutto abbastanza ordinato e pulito, a parte la polvere. Chissà che fine hanno fatto i gatti?

L’obiettivo dell’esplorazione è toccare il fondo e la cima, toccare… per vedere se la porta si apre.

Noi di Ascosi Lasciti, con l’esplorazione urbana, ci spingiamo in luoghi talvolta pericolosi, per poterli raccontare. Come sempre, raccomandiamo di NON VISITARLI, ma di seguirci solo attraverso i nostri reportage.

Se questo palazzo abbandonato ha ‘aperto lo stomaco’ della vostra curiosità e alimentato la voglia di esplorare virtualmente insieme a noi altri luoghi abbandonati simili, ecco una ricca lista per categoria. Altrimenti cliccando qui si può esplorare virtualmente l’intera regione.

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Francesco Coppari
Francesco Coppari
Nato nel 1986. Fotografo per passione dal 2007. Appassionato di fotoreportage, ha trovato nell’Urbex un altro modo di raccontare storie. Tra le altre cose si occupa di gestire il nostro affiatato Gruppo Facebook.

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