Parlare di esplorazione urbana, lo abbiamo già detto, è assai difficile.
Chi entra in questo mondo per la prima volta, non può che uscirne meravigliato. Vuoi per l’indiscusso fascino del contrasto tra bellezza e decadenza, vuoi per la presa di consapevolezza del numero spropositato di strutture abbandonate sul territorio.
Ecco quindi che, di fronte alle foto di un palazzo nobiliare, ancora arredato e parzialmente crollato, si finisce tutti per farsi la stessa domanda: ma come è possibile che venga dimenticata una meraviglia del genere? E più in generale, perché si “abbandona” una casa”?

abbandona casa

Facciamo una breve premessa: qual è il fine della nostra ricerca? Riportare a galla memorie affondate nel dimenticatoio. Riscoprire i “doni nascosti” dai nostri avi, che noi chiamiamo col sinonimo di “ascosi lasciti” in un altrettanto “riscoperto” e antico italiano.
In decenni di esperienza sul campo, abbiamo sentito tantissime storie “al limite del surreale”, che talvolta incrociano le vite di ex proprietari goffi o eccentrici. Loro stessi, con i vizi che li contraddistinguono, la vanità e la testardaggine, finiscono per causare il degrado di una villa o di un castello storico.
Vi diremo anche: più questi personaggi sono altolocati, più i loro stessi difetti non sono mai messi in discussione e possono divenire dunque il punto debole per cui il tempo riesce a far breccia sulle ricche eredità. Potremmo raccontarvi gli aneddoti più bizzarri, che già vi abbiamo documentato nei nostri reportage, ma in questo capitolo vogliamo affrontare la questione in modo più ampio. Dunque rispondiamo: come si abbandona solitamente una casa? Come nasce quindi l’urbex?

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1) Il proprietario semplicemente è deceduto e non esistono eredi diretti. Certo, in legislazione, un “sostituto” esiste quasi sempre, che sia il nipote o un lontano cugino. O, alla peggio, il bene andrà agli enti locali.
E allora, direte voi? Qui interviene la lentezza della burocrazia e la noncuranza dell’albero genealogico. Mettetevi nei panni di chi viene contattato: siete nel trambusto del vostro nuovo lavoro a Madrid, dopo una coraggiosa decisione di lasciare l’Italia in cerca di fortuna altrove, e vi mandano una mail spiegandovi che siete il più vicino discendente di un vostro pro-pro-zio che vi avrebbe lasciato, prima di morire, una bella cascina abbandonata che ha visto negli anni crollare il tetto, e far imbrattare tutto dai vandali. Chiedervi “che fareste?” diventa quasi superfluo. Talvolta la non-curanza dell’erede arriva prima dell’abbandono dell’immobile. In altre circostanze, invece, il protagonista della nostra storia si imbarca e torna a far un sopralluogo all’eredità, provando anche a richiuderla e preventivare lavori di manutenzione: a conti fatti, lascerà in un cassetto l’idea liquidandola con “si, poi lo farò”. Ma il tempo è tiranno, si sa, e in pochi anni le prime infiltrazioni saranno divenute squarci sul tetto, lì i piccioni entreranno, la pioggia incessante farà breccia anche sul soffitto del secondo piano, ghiacciando spaccherà i muri, entreranno i ratti e le termiti rosicchieranno i mobili e quel che resta sarà preso dagli sciacalli. Può anche capitare (fateci i conti!) che quando entrerà un semplice fotografo ad immortalare le bellezze rimaste, il lontano erede riverserà tutte le sue frustrazioni, non sulla propria negligenza, ma verso il malcapitato sciaguratamente colto in flagrante.
E’ la natura umana. A parti invertite, probabilmente, la trama di questo film non cambierebbe.
Chi abbandona la casa e commette lo scempio è sempre “l’altro”, senza renderci conto che nel nostro piccolo agiamo in modo simile su tantissime questioni. Non vogliamo lasciare un progetto, allora ci defiliamo silenziosamente. Non vogliamo buttare via gli oggetti inutili, allora li lasciamo “marcire” nella cantina.

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Una piccola postilla: quando gli eredi ci sono, non sempre trovano un accordo. Lo sappiamo, non tutte le famiglie vanno d’amore e d’accordo, specialmente quando numerose.  Se 5 figli hanno idee diverse sulla destinazione d’uso di un immobile o avanzassero pretese su una percentuale maggiore di appropriamento, gli avvocati entrerebbero in campo e l’unico vincitore, come sempre, sarebbe l’inedia.

2) Burocrazia già citata in ambito di eredità. Ma la lentezza di questa macchina governativa si palesa soprattutto quando si tratta di “autorizzazioni”. Autorizzazioni per i lavori di manutenzione di un immobile storico, autorizzazioni per progetti imprenditoriali, autorizzazioni “per autorizzare”. Su questo secondo punto, ci si potrebbe dilungare così tanto da dedicarvi un intero capitolo, lungo e noioso come lo sono le “scartoffie” da leggere, interpretare e firmare. La burocrazia rallenta, scoraggia, talvolta addirittura arresta le questioni. Vero, non tutto questo complesso sistema è inutile: gli intenti su cui esso si sviluppa sono di evitare la corruzione e le speculazioni. Il giusto equilibrio garantirebbe tutto ciò. Se portato agli estremi il sistema diventa una palude su cui riescono a navigare bene proprio solo gli affaristi e i palazzinari. Per gli altri, lo spreco edilizio diventa una conseguenza quasi naturale. E’ sempre l’inerzia, l’inattività, che “abbandona” una casa, o porta a tale condizione.

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3) Disastri ambientali. Eventi che riguardano la collettività. Terremoti, soprattutto nel nostro Paese, ma anche alluvioni, smottamenti e frane, eruzioni. Gli eventi che colpiscono la collettività stanno soprattutto alla base degli spopolamenti di interi borghi. Ma capita che sia coinvolto il singolo edificio, specialmente quando isolato dal centro abitato e così viene abbandonata la casa di campagna dei sogni.
Se questi cataclismi uccidono sciaguratamente i proprietari, l’abbandono vien da sé, altrimenti le strutture, quando non crollano fisicamente, vengono dichiarate inagibili dalle amministrazioni per tutelare la salute dei cittadini.

4) Scomodità e decentramento. Anche in questo caso a farne le spese sono spesso interi paesi. I tempi cambiano, le necessità seguono gli spostamenti delle grandi masse. La più nota tendenza del ventesimo secolo è stata lo spopolamento delle montagne e dei piccoli centri abitati a favore di grandi città in cui non manchino i servizi più innovativi della civiltà. (Unica inversione di curva è stata osservata durante i periodi di guerra, per cui i paesini divenivano rifugio più sicuro dagli attacchi nemici).
Ma il decentramento non riguarda solo fisicamente i popoli. Si parla di spostamento di interessi, di volubili mode, di modi di vivere sociali. La chiesa per esempio, ha perso tanti fedeli, donazioni e strutture in cui professare i suoi dogmi, in cui istruire le nuove generazioni e i propri futuri militanti o adepti. Ma anche l’ambito alberghiero ha visto l’abbandono immobiliare di centinaia di edifici per il semplice mutamento degli interessi vacanzieri, di abitudini e di mete.

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5) Fallimenti economici, pignoramenti… questioni giudiziarie! Questo quinto e ultimo punto, tra i più comuni motivi di abbandono immobiliare, colpisce soprattutto attività commerciali e industriali, ma riguarda poi anche intere ville, pignorate dal fisco e dalla polizia, a seconda dai reati commessi. Da fare attenzione: capita quindi che molte di queste strutture siano poste sotto vincolo di sequestro giudiziario. Violarne la proprietà rappresenta uno dei pericoli legali maggiori per gli esploratori urbani. Anche se molte volte non è facilmente intuibile questa condizione, vuoi perché i cartelli siano stati affissi in posti non facilmente visibili, vuoi che siano stati strappati intenzionalmente da qualcuno.

La lista potrebbe continuare ad oltranza, tanti sono gli esempi raccolti nei nostri decenni di esperienza sul campo. Ci fermiamo a questi cinque punti. Il resto lo potrete leggere, caso per caso, nei nostri reportage.
E’ bello comunque pensare che l’urbex sia una delle poche forme di vera scoperta ancora accessibili nella nostra società. Ad oggi, con la rete e gli smartphone, tutto è alla portata di chiunque: il significato di una parola, l’aspetto di una lontana spiaggia caraibica, la biografia di un personaggio storico, tutto è in rete, basta scrivere su Google. E la facilità con la quale si riesce a soddisfare ogni nostra curiosità porta pian piano al disinteresse. Il posto abbandonato è quindi una zona oscura, dove non è possibile (non conoscendolo) trovare informazioni, foto, descrizioni.
Fare ricerca sul territorio, trovare e varcare la soglia di un edificio abbandonato è forse uno dei più grandi premi che possano esserci.

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Le foto che accompagnano l’articolo sono di Federico Limongelli di Tesori Abbandonati. Fai click qui per vederne altre oppure fai click qui per leggerne la storia.

Se ti è piaciuto approfondire come e perché una persona abbandona casa propria, e vuoi scoprire questi edifici abbandonati, cerca qui.

Se anziché volgere il tuo interesse a chi abbandona una casa, ti incuriosisce sapere chi “riscopre” queste abitazioni, seguici sul nostro gruppo facebook.

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David Calloni
David Calloni
Amministratore del progetto e coordinatore del team. Laureato all'università di Genova e all'università di Verona. Fotografo, scrittore freelance e autore di Libri, con il prezioso supporto degli infaticabili collaboratori di Ascosi Lasciti e del fondatore admin Alessandro.

Entra nella discussione Un commento

  • Ciao articolo molto interessante.
    Uno dei motivi che secondo me spinge molte persone a non prendere in carico case ereditate è di natura economica.
    Mantenere un’immobile in Italia è davvero una cosa molto onerosa, ne parlo come diretto interessato avendo più di una casa .
    Chi si trova a dover mantenere case in Italia deve fare grossi sforzi soprattutto se non può far fruttare l’immobile.
    Nel caso di queste case abbandonate, sono quasi sempre in zone poco redditizie o troppo lontane …
    Lo stato italiano dovrebbe detassare in modo totale queste proprietà, tanto alla fine vengono abbandonate e lasciate in totale degrado …

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