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Non c’è bisogno di attingere a Wikiquote (un vizietto comune) e rubacchiare una bella citazione ad effetto, per affermare qualcosa di per sé evidente, tanto più a chi fa esplorazione urbana: il tempo consuma ogni cosa. Tuttavia, la regola ‘naturale’ del logorio del tempo non è sempre così lineare: di certo non lo è nel caso dell’Ospedale di beneficenza, nome iscritto sull’elegante facciata dell’edificio che dà sui giardini. Qui, l’antico nosocomio monumentale (1902) rivela un discreto stato di conservazione e non ha perso il fascino originario; alle sue spalle, un secondo corpo edilizio aggiunto di recente, nel 1992, e fallito solo tre anni dopo, versa invece in uno stato di grave degrado.

L’ala monumentale dell’Ospedale di beneficenza è meglio conservata anche grazie ad una piccola chiesa, che sembrerebbe aver svolto attività parrocchiale fino a poco tempo fa (un’immagine degli interni al piano terra, con l’iscrizione “Viviamo per i nostri bambini”, è tra le tante foto dell’album completo sulla pagina di Derive suburbane).

Ma ai piani superiori, anche l’antico ospedale rivela ambienti cupi, stanze consunte e corridoi anneriti: atmosfere non così distanti da quelle di alcune pellicole o videogiochi horror. In una sala, forse adibita a luogo di preghiera, è incredibilmente intatto un affresco sul soffitto a tema biblico.

Attaccato come un siamese ‘artificiale’, ecco l’ospedale messo in piedi negli anni Novanta: una vita brevissima, iniziata nel ’92 e terminata nel ’95, quando i vertici sanitari campani ne decretarono la dismissione. Da allora ci sono stati dibattiti pubblici, il caso è finito in TV, ma non è cambiato nulla: ad oggi il complesso risulta chiuso, depredato e vandalizzato.

Eppure, l’opera di ammodernamento costò un investimento di più di un miliardo di vecchie lire, con l’obiettivo di annettere all’Ospedale di beneficenza un nuovo reparto su più piani, dotato di apparecchiature mediche all’avanguardia. Le stesse che abbiamo ritrovato, venticinque anni più tardi, accumulate nelle stanze tra polvere e detriti.

Nel reparto di radiologia i macchinari sono ancora al loro posto: quello per i raggi-x , modello Prestilix 1600, è fuori uso (un cartello ne testimonia il guasto) ma è esternamente ancora integro, così come i pannelli di comando al di là della vetrata di separazione. Ammassate in alcune stanze troviamo innumerevoli attrezzature ormai datate, quasi pezzi d’antiquariato tecnologico: incredibile che siano ancora tutte lì, non senza possibili rischi di emissioni pericolose.

Una struttura ospedaliera storica, e un nosocomio divenuto un deposito di macchinari ad uso medico: nell’Ospedale di beneficenza antico e moderno si avvicinano e si fondono, condividendo infine lo stesso destino, l’abbandono.

L’obiettivo dell’esplorazione è toccare il fondo e la cima, toccare… per vedere se la porta si apre.

Noi di Ascosi Lasciti, con l’esplorazione urbana, ci spingiamo in luoghi talvolta pericolosi, per poterli raccontare. Come sempre, raccomandiamo di NON VISITARLI, ma di seguirci solo attraverso i nostri reportage.

Se l’Ospedale di beneficenza ha stuzzicato la vostra curiosità, ecco una lista di ospedali e manicomi abbandonati in tutta Italia. Altrimenti perché non esplorare virtualmente i luoghi abbandonati della Campania?

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