41.

Vi chiederete “Ok, ma di cosa?”. 41 sono gli istituti penitenziari chiusi d’Italia. Ognuno di essi, ogni singolo carcere, è in attuale stato di abbandono, senza possibilità di recupero.
Il tema del sovraffollamento di questi edifici, nel nostro paese,torna periodicamente alla ribalta quando si parla di celle strapiene e mancanza di personale. Ultimo avvenimento, celebre, sono state le rivolte durante l’emergenza pandemica da covid.

La domanda sorge spontanea. Non è uno spreco lasciare all’abbandono 41 strutture potenzialmente utili all’uso?
41, si, ben quarantuno, come la famigerata “bis”, legge volta alla lotta seria contro le mafie.

E noi, per la quarantunesima volta, lasciamo a voi la risposta. Non vogliamo schierarci in nessun modo. Anche perché sarebbe un’analisi troppo semplicistica, non contando le norme igienico sanitarie o antisismiche che certamente hanno impedito a questi scheletri architettonici di riprendere vita. Giusto è non far vivere i carcerati come bestie, ma garantire loro i diritti basilari. Perciò vogliamo solamente raccontare la storia di questo luogo attraverso le parole e le immagini.

E’ un mercoledì pomeriggio, non riusciamo ad attendere il weekend per incontrarci e fare urbex. Il cielo non promette bene, ma sfidiamo  il meteo e partiamo. Abbiamo diverse cose da controllare, a poca distanza l’una dall’altra. Il pomeriggio di esplorazioni si mette male, ogni posto o è inaccessibile, o ci imbattiamo in una scoperta poco interessante. Si sta facendo tardi, ci rimane un solo posto da  controllare. O la va o la spacca.
Raggiungiamo l’ingresso di questo ex carcere e ci aspetta un cancello da scavalcare. Con fatica siamo finalmente dentro.
Ci troviamo davanti ad una struttura a due piani, a mattoncini e cemento, sembra quasi una stazione dei vigili del fuoco. I graffiti  sui muri ci fanno pensare ad un luogo di ritrovo di qualche combriccola, che oltre a lasciare vere e proprie opere decorative, si è  divertita a rompere finestre e porte. Entriamo all’interno. Ci imbattiamo in numerose celle, quasi pronte all’uso, manca solamente il  mobilio. Le sbarre e gli occhielli, utilizzati dal personale in servizio per controllare i detenuti, trasmettono un senso di claustrofobia, avvertiamo la necessità di uscire fuori a prendere un po’ d’aria. Ci dirigiamo all’esterno, ai lati della struttura ci sono le scale  che portano a degli appartamenti, anch’essi spogli, destinati probabilmente ai custodi e alle guardie di turno. Nessun arredo, se non tutti i bagni di ogni singola stanza. Sembra strano in effetti, ma il carcere non mai entrato in funzione, quindi nessun mobilio disponibile da fotografare.

Costata ben 3 miliardi delle vecchie lire, è stata costruita nel 1994, e da allora è sospesa nel tempo. Doveva essere una casa mandamentale, ovvero destinata alle persone in attesa di processo,  oppure a quelle condannate a pene fino ad un anno. Di proprietà del demanio dal 2009, è in realtà contesa dal comune di appartenenza, che vorrebbe sfruttare in qualche modo la struttura, aprendo un centro per anziani, o un luogo ricreativo per i bambini del paese.
Ad oggi, ogni decisione è sospesa. è palese quanto sarebbe utile nella situazione critica che abbiamo nelle carceri, eppure questo carcere abbandonato è l’ennesimo caso di condanna. L’ennesimo luogo finito nel dimenticatoio.

testo: Chiara De Patre

L’obiettivo dell’esplorazione è toccare il fondo e la cima, toccare… per vedere se la porta si apre.

Noi di Ascosi Lasciti, con l’esplorazione urbana, ci spingiamo in luoghi talvolta pericolosi, per poterli raccontare. Come sempre, raccomandiamo di NON VISITARLI, ma di seguirci solo attraverso i nostri reportage.

Se questo carcere abbandonato ha stuzzicato la vostra curiosità, ecco una lista di prigioni abbandonate in tutta Italia. Altrimenti perché non esplorare virtualmente i luoghi abbandonati dell’Abruzzo?

Per un aggiornamento quotidiano sulle nostre attività, basta seguirci sulla nostra pagina Facebook oppure sbirciare tutte le nostre foto migliori su Instagram.

Rating: 4.8/5. Dai voti4.
Attendere....
Valerio Fanelli
Valerio Fanelli
Nato a Potenza ma residente a Pescara da molti anni.
Valerio si è diplomato all’istituto d’arte con indirizzo di fotografia e oggi continua a coltivare questa passione attraverso la partecipazione di mostre fotografiche e articoli sull'esplorazione urbana.

Lascia un Commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.