Per tutta la sua esistenza l’uomo teme l’avvento della notte.

E la notte arrivò, accompagnata dal gelo che aveva coperto il bosco di una patina bianca e compatta, dalla finestra della villa potevo vedere solo il sudario che la natura aveva steso sul mondo. Tutto era silenzioso come una tomba. Non c’erano uccelli a riscaldare il cuore con i loro canti, muto se ne stava il bosco che nella sua immobilità si preparava all’avvento della catastrofe.

Il corpo ormai freddo e rigido sembrava stesse dormendo, ma la triste verità era che si trattava di un riposo senza ritorno. La stanza del feretro era illuminata dal cupo bagliore di alcune candele, un crocifisso pendeva leggermente storto alla parete dalla quale trapelavano i segni dell’umidità ed i primi insediamenti di muffa. L’aria stantia e povera di ossigeno iniziò a farmi appesantire le palpebre, il sonno stava per vincermi, ma non dovevo addormentarmi per nessuna ragione. Per tenermi sveglio mi alzai dalla logora poltrona in pelle e mi avvicinai alla finestra, Il buio gravava sui vetri, non un stella brillava nel cielo ed in quella quiete sospesa nel nulla c’era un che di misterioso, era come se la natura si fosse immobilizzata nell’attesa di un tremendo evento.

Fu il vento a rompere gli indugi quando all’improvviso si mise a grattare con artigli di acciaio i suoi mille violini. Gli alberi presero vita dimenando i rami in tute le direzioni mentre dal terreno si alzava una nebbia fatta di polvere ghiacciata. Rimasi a guardare i mulinelli di ghiaccio per un bel po, poi qualcosa attrasse la mia attenzione, mi parve di vedere uno scintillio in fondo al sentiero di ingresso alla villa. Forse era qualcuno che stava venendo a trovare il defunto. Certamente non poteva essere qualcuno che stava venendo per me. Avevo ricevuto istruzioni precise nel biglietto che mi invitava a presenziare a questa veglia funebre ed in cambio del mio disturbo mi prometteva una abbondante ricompensa: avrei dovuto venire alla villa solo. Dovevo arrivare al tramonto e vegliare fino al sorgere dell’alba senza mai addormentarmi. Nessuno doveva sapere che ero stato invitato alla villa, ne tantomeno che avrei dovuto presenziare ad una veglia funebre. Li per li quando lessi quello strano invito pensai che c’era stato un errore, infatti ero arrivato in paese solo da pochi giorni e non avevo avuto ancora modo di farmi conoscere o presentarmi ai miei nuovi vicini di casa. Chi mai avrebbe potuto conoscermi? eppure sul biglietto c’era proprio il mio nome. Alla fine l’incarico lo accettai volentieri, anche perché un abbondante ricompensa mi avrebbe certamente fatto comodo. Ora, solo accanto al cadavere, in una fatiscente villa dispersa in un bosco deserto e gelato iniziavo a pentirmi della mia affrettata scelta ma ormai la decisione era presa, l’avventura era iniziata e tanto valeva che la portassi a termine e mi intascassi il bottino. Pensai che se la fortuna mi avesse assistito magari quello scintillio nel prato apparteneva veramente ad una lanterna di qualcuno in arrivo alla villa. Guardai meglio tra il buio ed il ghiaccio. I miei occhi si abituarono all’oscurità ed iniziarono ad intravedere una sagoma luminescente. Veniva proprio verso la villa.

All’improvviso sentii il lamento delle vecchie assi di quercia che ricoprivano il pavimento, sembravano dei passi proprio alle mie spalle ma non appena mi volsi vidi solo la mia ombra diafana e resa tremolante dalla luce instabile delle candele. Ritornai alla finestre nella speranza di scoprire qualcosa di più sul misterioso visitatore ma davanti ai mie occhi si stagliava l’immobilità del bosco innevato. Impossibile che una persona avesse percorso in picchi istanti il tratto di strada dal cancello della villa al fatiscente portone di ingresso. Eppure il bosco era deserto ed immobile. Nessuna traccia del fantomatico visitatore.

Tornai a sprofondarmi nella vecchia poltrona nella speranza che quella lunga notte finisse il prima possibile. Mi versai un abbondante bicchiere di Schoth per riscaldare il mio corpo e magari allontanare dalla mia mente i pensieri sempre più lugubri che iniziavano ad opprimermi.

Non so come mai ma lo strano avvertimento della custode si era insinuato nella mia anima. Perché dovevo vegliare il corpo senza mai addormentarmi? e chi era colui che riposava nella bara davanti a me? forse ara un uomo solo e senza parenti, ma allora la custode le avrebbe dovuto essere almeno un poco affezionata alla fine data la sua eta credo che lavorasse per lui da molto tempo.

Eppure il cadavere giaceva freddo e solo con me come unica anima ad accompagnarlo in quell’ultima notte. Inizia a provare pena per quell’uomo solo. Chissà come aveva vissuto, chissà perché nell’ora della morte tutti lo avevano abbandonato.

Assorto in questi pensieri stavo per essere vinto dal sonno quando sentii ancora il lamento del legno. La stanza si era fatta buia, le candele a corona della bara si erano ormai spente. Con la poca luce argentata che entrava dalle finestre riuscii a rintracciare altre candele e frugando tra i cassetti di una vecchia scrivania recuperai anche dei fiammiferi mezzi fradici di umidità, ma certamente con un poco di sforzo sarei riuscito ad accenderne qualcuno. Così mi recai accanto alla bara per sostituire le vecchie candele con le nuove. Non fu un compito facile, ma dopo molti tentativi finalmente riuscì nel mio intento. Ora nella stanza era tornata una pallida luce.

Mi soffermai per un secondo e guardare il volto del defunto. Era una persona anziana, ma il suo viso era rimasto ancora bello e con poche rughe. I tratti somatici erano armoniosi e molto ben proporzionati. La mascella era ampia, gli zigomi alti e pronunciati incorniciavano due occhi abbastanza grandi incappucciati da sopracciglia bianche e folte. Soltanto la bocca aveva un qualcosa di stonato, le labbra tiravano leggermente sul lato destro, lasciando appena intravedere i denti e creando una leggera smorfia.

all’improvviso fui investito da una folata di aria gelida. Andai a controllare la finestra ma era ben chiusa. Decisi allora di fare un veloce giro della villa per assicurami che il vento non avesse aperto qualche finestra nelle stanze adiacenti.

Tornai alla scrivania per prendere un’altra candela, poi fui nuovamente accanto al feretro per accenderla. Il mio sguardo cadde ancora sul cadavere, delle gocce di umidità si erano formate sulla fronte e sulle bocca, che ora mi sembrava un poco più tesa rispetto a prima. Anche gli occhi sembravano cambiati, o meglio, con mio grande orrore mi parve che avessero avuto un impercettibile fremito. Decisi di affrettarmi nelle altre stanze per verificare che tutto fosse ben chiuso, l’umidità e gli sbalzi di temperatura non giovavano alla conservazione di quel corpo.

Per fortuna non ci volle molto a perlustrare la villa. Non trovai nessuna finestra aperta, decisi che il calo della temperatura era dovuto ad una abbassamento di quella esterna e non ci pensai pi. velocemente mi recai nella nella stanza del morto.

Con difficoltà la mia mente torna agli attimi di orrore che cercherò di raccontarvi ora.

Le candele nella stanza si erano di nuovo spente, ma una pallida luce proveniva dalla finestra che dava sul parco. Rimasi di ghiaccio quando entrato nella stanza vidi una figura nerovestita china sulla bara. Il terrore mi tolse la parola e mi immobilizzò. Lentamente la figura si alzò a scrutarmi.

I lineamenti erano pallidi, le lebbra del colore della morte, gli occhi totalmente infossati e privi di qualsiasi luce. Mi scrutò immobile per qualche istante, poi prese a parlami. -non sono qui per voi. lasciate che io termini il mio compito e non avrete alcun danno, cercate di ostacolarmi e vi troverete in compagnia di orrori inimmaginabili-

Mi sentii svenire, ma alla fine riuscì a trovare la forza di balbettare una misera richiesta – chi.. chi siete voi?-

-vorrete dire forse chi ero, poiché da anni io non faccio più parte del mondo dei vivi. Un tempo io e l’uomo che ora giace qui fummo amici fraterni, poi l’amore per la stessa donna creò tra noi una certa distanza e freddezza. Io fui baciato dalla fortuna di ottenere i favori di quella delicata fanciulla a discapito del mio caro amico. Le nozze erano già fissate. sette giorni prima del matrimonio il mio amico mi venne a trovare e mi invitò a cavalcare per questi boschi, dicendo che voleva spendere con me le ultime mie ore da scapolo. Mi raggirò con parole suadenti, con pacche sulla spalla e melliflui sorrisi. Non potevo immaginare quanta rabbia ed invidia provasse per l’aver vinto io la donna da entrambi amata. Mi ingannò, mi tradì e nel fiore dei miei anni mi tolse quanto di più prezioso avevo, la vita. Il mio corpo non venne mai ritrovato. giaci nella terra senza nome e non ci sono preghiere sul mio corpo da anni preda di vermi e putridume. Lei, la mia donna lentamente mi dimenticò, mentre il mio amico scontò la sua malvagità con una vita ricca di solitudine. Prima di morire ebbi la forza di lanciare contro di lui la mia maledizione, non avrebbe trovato pace in vita e nemmeno da morto, in vita perché il mio spettro travestito da rimorso e pentimento lo avrebbe tormentato senza tregua, da morto perché mi sarei preso la sua anima e lo avrei costretto a vagare con me per l’eternità. Ecco quello che ora mi sto accingendo a fare, sono dinnanzi al corpo del mio amico per rubargli l’anima ed avere la mia vendetta-

Al sentire quelle parole venni meno e svenni.

Fui ritrovato al mattino riverso a terra dalla vecchia governante, ero scioccato, ma decisi di non fare parola di quanto accaduto nella notte. Probabilmente avrei perso la mia ricompensa ma non mi importava, mi interessava solo andarmene dalla villa il più in fretta possibile.

Trovai però il coraggio di avvicinarmi nuovamente alla bara.

-ah! l’espressione del morto! l’orrore! le lebbra erano contratte in un urlo congelato, la pelle delle guance e della fronte orribilmente aggrottata e gli occhi, oh gli occhi, non li dimenticherò mai! erano completamente spalancati, quasi fuori dalle orbite ed in essi brillava l’orrore! l’orrore!-

L’obiettivo dell’esplorazione è toccare il fondo e la cima, toccare… per vedere se la porta si apre.

Noi di Ascosi Lasciti, con l’esplorazione urbana, ci spingiamo in luoghi talvolta pericolosi, per poterli raccontare. Come sempre, raccomandiamo di NON VISITARLI, ma di seguirci solo attraverso i nostri reportage.

Se questa villa abbandonata insieme al terribile racconto non vi sta facendo chiudere occhio, esplorate virtualmente insieme a noi altri luoghi abbandonati simili, ecco una ricca lista con più di una villa abbandonata e qui con palazzi infestati. Altrimenti cliccando qui si può esplorare virtualmente l’intera regione Lombardia.

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Emanuele Bai
Emanuele Bai
Classe '80. Tipo eclettico e poliedrico, si interessa di cultura generale. Appassionato dal 2003 di fotografia e dal 2006 di urbex, partecipa attualmente a numerose mostre fotografiche individuali e di gruppo. Fra i primi autori di Ascosi Lasciti, da anni, sfrutta la fotografia per viaggiare attraverso l'Europa e la scrittura per viaggiare dentro di sé.

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