Anche nel corso di qualche breve periodo di vacanza, gli occhi non smettono mai di stare all’erta. È così che percorrendo distrattamente in auto una statale della Basilicata, dico ai miei compagni di viaggio: “Avete notato quell’edificio? È tutto spento, sarà chiuso? Possibile che sia un hotel abbandonato sul mare?”
Ma non avevano visto nulla, fa niente.
Il giorno dopo alle 7.30, complice una sgambata in bici, ero li a verificare. Ed effettivamente con molto stupore si vedeva chiaramente che l’hotel, seppure di costruzione recente, era ormai in abbandono.

Una situazione insolita per un luogo di villeggiatura molto frequentato, persino quest’anno di vacanze al Covid-19, e lungo una strada principale che porta direttamente al mare. Scoprirò in seguito che la società che lo gestiva è stata coinvolta in procedimenti giudiziari che hanno portato prima alla crisi e poi al fallimento, con conseguente abbandono dell’immobile oggetto anche di svariati furti, ma questa è un’altra storia.

Un rapido giro intorno all’edificio per valutare le possibilità di un’esplorazione, seppur veloce ed in tenuta vacanziera, e dopo cinque minuti ero già all’interno. L’accesso è agevole, sia dal garage lasciato totalmente aperto, sia dalle cucine, attraverso una porta divelta (segno del passaggio di vandali e probabilmente sciacalli, che hanno portato via piccoli e grossi souvenir).

Dal cortile si nota che questo hotel abbandonato sul mare è composto da due corpi principali a semicerchio, raccordati tra loro. Inizio l’esplorazione dalle cucine. Queste denunciano subito la loro recente costruzione ma sono ormai spogliate di tutte le attrezzature e con molte suppellettili e rifiuti rovesciati sul pavimento. Da qui passo direttamente in quella che doveva essere la sala ristorante. Un grande salone con un lato semicircolare, caratterizzato da due grosse colonne centrali e diverse semicolonne addossate alle pareti colorate di un rosso scarlatto. È ormai totalmente svuotato di ogni arredo. Due grandi portali danno verso la hall di ingresso, mentre un’ampia parete vetrata si apre sull’area della piscina.

Attraverso una delle grandi vetrate e mi trovo nel retro dell’hotel. La piscina ha ancora un po’ d’acqua al suo interno insieme al grosso telo che probabilmente la chiudeva. Su di essa affacciano alcune camere ed un grosso terrazzo di un’altra ala di camere. Una tabella affissa in cima a una scala indica l’accesso a palestra e sauna.
Ritorno all’interno verso la hall, anche qui manca ormai ogni arredo, resiste un divanetto centrale ricoperto da una montagna di cuscini da letto. Di lato vi sono il guardaroba e gli uffici amministrativi coi pavimenti ricoperti di documenti, faldoni, brochure. Due grandi porte in legno danno accesso alla sala conferenze, con le pareti decorate a fasce orizzontali, degli arredi rimangono solo due scrivanie.

Salgo ai piani superiori. Le prime rampe di scale sono al buio alcune gocce scure sui gradini fanno pensare a del sangue, penso che qualcuno si sia ferito, ma poi capisco che deve essere vino, forse residuo di qualche festicciola improvvisata. Raggiungo il primo dei corridoi delle camere, questi seguono l’andamento semicircolare delle due ali dell’edificio, hanno una lunga parete vetrata su un lato e le porte delle camere sull’altro. Queste sono tutte aperte, anch’esse svuotate degli arredi, e con bagni vandalizzati.

Restano sparsi un po’ ovunque dei vecchi televisori a tubo catodico. Raggiungo il terrazzo di copertura che era adibito a stenditoio di biancheria, da qui si capisce più chiaramente l’impianto planimetrico dell’hotel e si gode di un bel panorama. La scala d’emergenza esterna è priva di parapetti, probabilmente trafugati.

Riprendo le scale per raggiungere il sotterraneo, dove vi erano il garage ed alcuni depositi, ormai pieni solo di materassi, qualche vecchio frigorifero, e strutture per ombrelloni.
Da qui, complici anche dei rumori che vengono dall’interno, recupero velocemente l’uscita, rinforco la mia bici e, ritorno in vacanza.

Di Luigi Scarpato

L’obiettivo dell’esplorazione è toccare il fondo e la cima, toccare… per vedere se la porta si apre.

Noi di Ascosi Lasciti, con l’esplorazione urbana, ci spingiamo in luoghi talvolta pericolosi, per poterli raccontare. Come sempre, raccomandiamo di NON VISITARLI, ma di seguirci solo attraverso i nostri reportage.

Se questo hotel abbandonato sul mare della Basilicata ha stuzzicato la vostra curiosità, date un’occhiata al nostro archivio di alberghi abbandonati in tutta Italia e nel mondo, oppure esplorate virtualmente con noi altri luoghi abbandonati della Lucania.

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Il progetto di Ascosi Lasciti nasce nel 2010, dall'occhio astuto di Alessandro Tesei (giornalista d'assalto e regista di reportage). Si sviluppa grazie alla maniacale cura di David Calloni (amministratore) e Cristiano La Mantia (responsabile social), per poi prendere la sua forma finale con SubwayLab. Il tema è l'abbandono di infrastrutture, trattato in tutti i suoi aspetti. La sua forza? Un team eterogeneo di esploratori, giornalisti e fotografi sparsi in tutto il mondo.

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