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Le migliori scoperte avvengono per caso. Durante una conversazione ad una cena tra parenti venni a conoscenza di un fatto che suscitò immediatamente la mia attenzione: nel paese natio di mio nonno vi era un cinema ormai chiuso da tanti anni. Un cinema decadente e abbandonato…e nessuno mi aveva detto nulla?!
Essendo appassionato di urbex, mi precipitai sulla rete, alla ricerca di notizie riguardanti questo luogo, con l’intento di andarlo a fotografare il prima possibile.

Google confermò l’esistenza di questa cinema decadente, ma le informazioni presenti erano pressoché nulle.
Non mi scoraggiai: imbastii una fitta rete di telefonate fino a che non arrivai dritto al mio obbiettivo, riuscendo a contattare il proprietario, che si dimostrò ben lieto di accompagnarmi durante la visita. Costui mi mise subito in guardia sul cattivo stato dell’immobile e sulla scarsa luminosità degli interni; mi spiegò che il contratto con la società che forniva l’energia elettrica era stato disdetto da svariati anni, ed era per cui impossibile illuminare artificialmente la sala.
Quello che per lui era una pecca per me era una virtù: una location decadente era proprio ciò che cercavo!

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Qualche giorno dopo incontrai il proprietario, quello che d’ora in avanti abbrevieremo con “D.”. Era già pronto ad aprirmi le porte del cinema: seggiolini in legno marci, muri scrostati, pannelli fonoassorbenti che penzolavano dal soffitto…tutto ciò era maestoso!
Il primo impatto fu un’emozione indescrivibile, ma, come spesso accade in queste situazioni, non è tutto oro quello che luccica… Il problema stava proprio nella visibilità. Era una giornata cupa e nuvolosa, nella sala cinematografica penetrava appena uno spicchio di luce.
Ero seriamente preoccupato per la resa dei miei scatti, ero convinto non sarei riuscito a combinare nulla. A memoria, credo fosse la prima volta in cui la condizione luminosa di un ambiente fosse pressoché disastrosa, ma, con tanta pazienza e concentrazione, sono riuscito a portare a casa qualche foto dignitosa.
“Io ti avevo avvertito che era buio” disse D., mettendo le mani avanti con un sorriso beffardo.

A mali estremi, estremi rimedi. A questo punto mi armai di reflex e treppiedi ed iniziai questa vera e propria impresa fotografica: scatti ovviamente lunghissimi durante i quali D. mi raccontava la storia e gli aneddoti di questo cinema a gestione famigliare. E chi meglio di lui poteva conoscerne tutti i segreti, le vicende ed i risvolti? Lui che nacque solo qualche anno dopo l’inaugurazione, lui che ci lavorò sin dalla tenera età e fino al giorno dell’ultima proiezione.
Suo padre stava alla cassa e si occupava della compilazione dei registri con le distinte di incasso, la madre e la sorella effettuavano le pulizie al termine di ogni spettacolo e a lui spettava il compito con più carico di responsabilità: la gestione della sala di proiezione. Un mestiere in cui non erano ammessi errori o distrazioni. Non ci si poteva assentare nemmeno per il tempo di andare in bagno! Nel caso in cui non fosse stato proprio possibile trattenerla, D. era costretto ad urinare in una bottiglia di birra.

Il cinema prima di divenire così decadente, visse anni di gloria. Fu inaugurato nel 1944, proprio alla fine del ventennio fascista, che vide nascere numerose sale cinematografiche (come questa). Era il periodo della Seconda Guerra Mondiale. In quegli anni difficili solo i pochi benestanti si potevano permettere il televisore in casa, così il cinema per tanti era l’unica modalità per poter vedere un film.

Ma il cinema non era solo film. Venivano infatti proiettati anche notiziari, manifestazioni di importanza nazionale ed eventi sportivi come le partite della nazionale di calcio, incontri di pugilato ed altro ancora.
In seguito vennero anche organizzati concerti, e su quel palco si alternarono alcuni dei cantautori italiani più in voga degli anni ‘50 e ‘60.
Insomma, questa sala era uno dei pochi svaghi che offriva la piccola cittadina che lo ospitava, e attirava sempre più pubblico, tant’è che nel 1956, in occasione di una ristrutturazione, venne aggiunta una seconda platea rialzata, raggiungendo così 250 posti a sedere.

Negli anni ’80 le persone che usufruivano del grande schermo erano sempre meno, così anche gli incassi diminuivano in modo allarmante, ma le spese di gestione da sostenere erano sempre alte, per cui la famiglia di D. decise di cessare l’attività.
L’ultima proiezione risale ad un sabato pomeriggio del 1986: “Contatti porno” era il titolo del film erotico, la cui locandina è tutt’ora conservata come un cimelio.

Una volta terminata di fotografare la platea, D. mi accompagnò nel suo regno: la sala di proiezione.
Qui vi erano ancora presenti svariate bobine e il proiettore. Emozionato, mi spiegò passo passo tutto quello che doveva fare per la corretta proiezione di un film.
Solo una volta – mi raccontò divertito – sbagliò l’ordine delle bobine, proiettando prima il secondo tempo e successivamente il primo tempo, lasciando il pubblico in sala parecchio confuso.

I gesti cauti e amorevoli delle sue mani sulle pellicole suscitarono in me una tenerezza prossima alla commozione. La malinconia risuonava come un’eco nella sua voce, e sembrava stesse parlando di due vite differenti, fra un prima, ricco di popcorn e stelle di Hollywood, e un dopo, dove vi erano solo polvere e decadenza, in questo cinema decadente.
Dopo aver scattato anche in questa stanza giunse il momento dei saluti e dei ringraziamenti. Ammetto che avrei trascorso volentieri l’intera giornata ad ascoltare i suoi racconti, ma già era stato anche troppo gentile nel “sopportarmi”, rispondendo a tutte le mie curiosità e le mie domande.

Per sdebitarmi desideravo quantomeno offrigli qualcosa al bar, ma non volle nulla.
“Nemmeno una bottiglia di birra?” scherzai io “Così questa volta la può anche bere!”.

Per vedere tutte le altre foto scattate in questo cinema vi rimandiamo all’album di Tesori Abbandonati: TESORI ABBANDONATI – LA VITA NON È UN FILM

L’obiettivo dell’esplorazione è toccare il fondo e la cima, toccare… per vedere se la porta si apre.

Noi di Ascosi Lasciti, con l’esplorazione urbana, ci spingiamo in luoghi talvolta pericolosi, per poterli raccontare. Come sempre, raccomandiamo di NON VISITARLI, ma di seguirci solo attraverso i nostri reportage.

Se questo cinema decadente ha stuzzicato la vostra curiosità, ecco una ricca lista di cinema e teatri abbandonati. Altrimenti perché non esplorare virtualmente i luoghi abbandonati della Sardegna?

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Federico Limongelli
Federico Limongelli
Classe '84, nato e cresciuto nella provincia di Bologna. L'urbex, ovvero la riscoperta dei luoghi abbandonati, ha unito le sue due grandi passioni, quella dell'esplorazione e quella della fotografia.

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  • Avatar Mario ha detto:

    Complimenti a Federico Limongelli che ha saputo documentare con un’accurata è dettagliata descrizione con l’ausilio del proprietario Dante e corredata da bellissime foto nitide ed esaurienti dello stato di abbandono di questo vecchio cinema dell’entroterra sardo. Un’enesima testimonianza storica significativa di questo vecchio cinema di Villacidro dismesso e abbandonato. Già protagonista di un film documento del 2018 “L’ultimo pizzaiolo” del regista Sergio Naitza sui vecchi cinema abbandonati della Sardegna. È spesso assai citato è commentato sui social villacidresi.

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