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Torniamo indietro negli anni ’80, quando il turismo locale prende slancio, grazie alle comunità montane e alle cooperative che gestiscono una rete fitta di alberghi, ostelli, attività ricreative, con lo scopo di promuovere il territorio. Questa volta ci troviamo in un camping, moltissimi siti ne parlano come se fosse ancora in funzione. Nel 1987 la struttura viene presa in gestione da una cooperativa, che si impegna ad ospitare eventi sportivi e gastronomici, iniziative di formazione e lavoro, con inserimento di persone svantaggiate, facendo anche da capofila ad uno dei primi consorzi turistici.

Insomma, si sviluppa un enorme business economico, che coinvolge e da risalto all’intera vallata. Con il tempo, però, nascono miriadi di problematiche strutturali e territoriali, che impongono l’arresto delle attività, un lento declino inevitabile.

Il lago ospita gran parte delle imprese della zona, che muoiono lentamente. Con grande rammarico della proprietaria nel 2015, dopo trent’anni, chiude il camping. La donna porta avanti una battaglia: chiede tutt’ora un intervento delle autorità per promuovere e salvare il turismo locale. Ad oggi, le sue richieste non hanno ancora avuto risposta e il campeggio è ancora abbandonato.

Raggiungiamo facilmente il posto e con grande sorpresa troviamo l’ingresso principale completamente aperto, come un invito ad entrare. La struttura è immensa: ostello, ristorante, numerosi bungalow sparsi per tutto il bosco, discoteca all’aperto e una piscina con parco giochi. Siamo in una zona abbastanza isolata, questo permette di muoverci in maniera tranquilla. Quanto divertimento e spensieratezza deve aver visto un luogo del genere? Sicuramente a dismisura, ma oggi non rimane altro che desolazione e un’enorme senso di malinconia.

Dopo aver visto il parco, entriamo nella struttura principale del campeggio abbandonato dove troviamo il bar e il ristorante, con una sala immensa, utilizzata anche per convegni ed eventi, come dimostrano le sedie sistemate per l’occorrenza.
La cucina è praticamente intatta, uno spreco immane trovare all’interno le attrezzature, lasciate a prendere polvere. Saliamo al piano superiore dove troviamo l’ostello, che potremmo definire “spartano”, minimale, assegnato infatti ai campeggiatori più giovani. Usciamo dal complesso principale e ci dirigiamo verso i fittissimi alberi. Con nostro grande stupore troviamo venti bungalow attrezzati per vacanze in famiglia, dotato ognuno di due camere, bagno e cucine interne.

Ci lasciamo il campeggio abbandonato alle spalle e torniamo alle macchine, ma una domanda si fa largo tra i nostri discorsi: com’è possibile lasciare a marcire una struttura simile? Considerando tutto ciò che abbiamo trovato all’interno è davvero follia non utilizzarla e accantonarla nel dimenticatoio, come se non esistesse. Ma questa è sempre la stessa tragica domanda che ci facciamo, come tragica è la fine di ogni luogo dimenticato.

testo: Chiara De Patre

L’obiettivo dell’esplorazione è toccare il fondo e la cima, toccare… per vedere se la porta si apre.

Noi di Ascosi Lasciti, con l’esplorazione urbana, ci spingiamo in luoghi talvolta pericolosi, per poterli raccontare. Come sempre, raccomandiamo di NON VISITARLI, ma di seguirci solo attraverso i nostri reportage.

Se questo campeggio abbandonato ha stuzzicato la vostra curiosità, ecco una ricca lista di edifici abbandonati. Altrimenti perché non esplorare virtualmente i luoghi abbandonati dell’ Abruzzo?

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Valerio Fanelli
Valerio Fanelli
Nato a Potenza ma residente a Pescara da molti anni.
Valerio si è diplomato all’istituto d’arte con indirizzo di fotografia e oggi continua a coltivare questa passione attraverso la partecipazione di mostre fotografiche e articoli sull'esplorazione urbana.

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