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Avete mai letto un libro di Zafon, lo scrittore spagnolo? Io quasi tutti. Amo le sue atmosfere gotiche e le descrizioni accurate che offre a proposito dei luoghi in cui si aggirano i protagonisti dei suoi romanzi. Ecco, all’interno del magnifico luogo abbandonato che vi sto per raccontare, mi sono sentito esattamente come un personaggio mosso dalla sua abile penna. Come dentro un suo libro inedito. Ma andiamo con ordine.

Tutto inizia grazie a Guglielmo… “chi era costui??”. Guglielmo è un amico di Nausica. Nausica… “chi era costei??”. Vi basti sapere che questo ragazzo e questa ragazza sono amici di Ascosi Lasciti che a volte mi accompagnano durante le mie urbex-avventure. Il gruppo si ritrova la mattina presto. Con noi anche Michela, una bionda esploratrice alle prime armi. Arrivati a destinazione, non mi rendo subito conto dello splendore che mi attende. Parcheggiamo all’interno di una vecchia corte, probabilmente ancora abitata da qualche persona anziana. Attorno a noi quelle che dovevano essere state delle stalle molto grandi. La testa di un cavallo scolpita al sopra di una finestra me lo conferma. Attraversiamo quest’area e ci ritroviamo sul retro di un edificio gigantesco. Il grande cancello di ferro battuto è chiuso e sul vialetto di ingresso troviamo solamente foglie secche, alberi, una fontana ormai in disuso e… un motoscafo abbandonato! Ebbene sì, non chiedetemi il perchè, non ne ho assolutamente idea!

Tempo di girare attorno alla costruzione, meraviglia delle meraviglie! Credo al momento una delle esplorazioni più suggestive che io abbia mai fatto. Tre piani di abbandono che culminano con una torretta dalla forma “bombata” circondata da un piccolo balcone circolare e da una splendida scala a chiocciola che la percorre sul retro. Scatto una foto. È per forza la copertina di un libro di Zafon, per forza! Se mai uscirà un suo racconto postumo, dovrà essere ambientato in un luogo come questo.

Forse per la prima volta non riesco a descrivere accuratamente l’interno di un luogo abbandonato. L’atmosfera è quella di un film di Guillermo del Toro…ma con una struttura a labirinto. L’entrata è una ed una sola, di qui non si scampa. Dentro, però, l’edificio propone una miriade di stanze e di scale disposte in maniera del tutto confusionaria. O perlomeno è la sensazione che ho una volta entrato e una volta ripercorso l’edificio. Alcuni angoli sono totalmente bui e questo non aiuta. I silenzi sono spesso interrotti da rumori sinistri. Volatili e legno li provocano, lo sanno tutti gli esploratori. Ma stavolta c’è qualcosa di diverso.

I lunghi corridoi sembrano non terminare mai e le stanze, man mano che salgo, sono sempre più oscure. In alcune di esse vi sono armadi con camicie bianche ancora appese. Trovo dei letti in legno che sembrano molto antichi e molto pregiati. Su alcune porte sono indicati dei nomi stranieri. Alcuni titoli e alcuni oggetti mi fanno pensare che potrei trovarmi all’interno di un ostello abbandonato o comunque di una ex- struttura ecclesiastica.

Ad un tratto, dopo aver percorso decine di metri di corridoi e scale ci ritroviamo all’interno dell’unica stanza illuminata da luce naturale. Un salotto con tanto di camino e delle poltrone in velluto rosso. Ora siamo sicuramente all’interno di un film di Dario Argento. I colori e l’atmosfera sono esattamente quelli del regista romano. Quando sembra tutto finito, mi accorgo che dietro questa stanza, vi è un salone ancora più grande totalmente costruito in legno con un camino gigante che troneggia sullo sfondo. Qui anche le persiane sono decorate a mano e i soffitti offrono uno spettacolo incredibile. Il buio non mi assiste ma per fortuna ho con me una reflex che mi regala grandi soddisfazioni con i tempi lunghi. La luce filtra quel tanto da farmi scorgere degli affreschi vicino al soffitto che circondano tutta la stanza dell’ostello abbandonato. Parete per parete.

Alla mia destra ecco comparire all’improvviso una cappelletta con tetto a volta. Questo piccolo gioiellino presenta una pregiata carta da parati bluastra ma soprattutto la rappresentazione, sopra la mia testa, dei segni zodiacali. Un ostello abbandonato molto strano penso. L’atmosfera si ancora più cupa nel momento in cui Nausica è sicura di aver avvertito delle presenze. Lascio al resto del gruppo il dialogo con questi ipotetici fantasmi e provo a ripercorrere i miei passi per capire meglio come orientarmi all’interno dell’edificio. Lo ammetto, missione fallita. Senza pietà. All’improvviso mi sento dentro un disegno di Escher. Con un po’ di caparbietà riesco, però, ad arrivare in cima e trovo il modo per raggiungere il punto più alto: quel balconcino con scala a chiocciola che intravedevo dal basso prima di entrare. I vetri sono rotti dalle intemperie ma la vista è mozzafiato. L’aria è pungente ma rimango ad osservare il panorama per qualche minuto. Ora il problema è…come tornare alla base? Cerco ancora una volta di ripercorrere la strada fatta in precedenza ma mi ritrovo ad esplorare nuove stanze sempre più buie. Cerco di non fare caso ai rumori che sento per concentrarmi sulle fotografie ma stavolta percepisco che non è un luogo abbandonato come gli altri. Ve lo posso assicurare.

Dopo un lasso di tempo che non so quantificare ritrovo il resto del gruppo il quale mi informa di aver parlato con lo spirito di una bambina piccola morta all’interno della struttura più di cento anni prima. Perfetto. Ora sì che sono tranquillo. Tendenzialmente non credo al soprannaturale (anche se l’argomento mi affascina molto) però stavolta, non lo so, c’era qualcosa di diverso nell’aria. Forse è proprio Zafon che mi porta a questa deduzione. Esco. Un ultimo sguardo all’ostello abbandonato. “Tu non me la racconti giusta” penso.

Durante il tragitto che mi riporta verso casa non riesco ancora a spiegarmi come possa essere possibile il fatto di essermi sentito perso totalmente in quel dedalo di scale e stanze quando la struttura vista da fuori appariva del tutto regolare. Non sono riuscito a trovare una planimetria del posto ovviamente ma ho come la sensazione che possa ricordare un qualcosa di esoterico come quella di Castel Del Monte in Puglia.

Non lo so se effettivamente le presenze che ho avvertito fossero solo nella mia mente o suggestioni dell’ostello abbandonato, sta di fatto che un luogo del genere può rimanere davvero impresso nella memoria. “A beautiful mind”? “Shutter Island”? “Il gioco dell’angelo”? Forse mi piacciono solo un po’ troppo questo genere di libri e di film!

L’obiettivo dell’esplorazione è toccare il fondo e la cima, toccare… per vedere se la porta si apre.

Noi di Ascosi Lasciti, con l’esplorazione urbana, ci spingiamo in luoghi talvolta pericolosi, per poterli raccontare. Come sempre, raccomandiamo di NON VISITARLI, ma di seguirci solo attraverso i nostri reportage.

Se questo ostello abbandonato ha stuzzicato la vostra curiosità, ecco una ricca lista di edifici abbandonati infestati. Altrimenti perché non esplorare virtualmente i luoghi abbandonati in Umbria?

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Matteo Montaperto
Matteo Montaperto
Commediografo, teatrante, comico ed esploratore urbano. Come si conciliano queste personalità? Fa parte del carattere di Matteo. Autoironico ma determinato.
Amministratore del profilo Instagram di Ascosi Lasciti e autore di articoli, principalmente nel Lazio.

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