/* */

Magnifica visione. Nel mezzo della campagna friulana sorge una villa padronale abbandonata del Seicento, da decenni versa in completo stato di abbandono, vittima di numerosi crolli e incendi. Indagando sulla sua storia apprendiamo che è passata per le mani di tre diversi proprietari, l’ultimo dei quali la voleva trasformare in un lussuoso night club. Volontà che è rimasta irrealizzata poiché durante i lavori di ristrutturazione nel 1965 un incendio ha devastato l’ala ovest.

Più di una sciagura. La cattiva sorte non ha abbandonato il complesso che ha visto poco più tardi, tra le sue mura, il suicidio dello stesso proprietario. Da allora numerosi Enti delineano diversi tipi di interventi ma gli elevati costi determinano l’insabbiamento di ogni iniziativa.

É una calda giornata di giugno. Parcheggiamo la macchina in paese e, zaino in spalla, ci incamminiamo verso la nostra meta. L’ingresso al giardino, nell’ala ovest, è piuttosto facile: il cancello è completamente divelto e sopra ad esso troviamo un cartello, scritto a mano, che indica il divieto di accesso. Appena varchiamo la soglia della proprietà ci invade una piacevole sensazione di tranquillità, complice il silenzio e lo scenario “immobile”.

Man mano che proseguiamo il tempo sembra rallentare. Il parco della proprietà è davvero immenso, l’erba è alta e i fitti alberi, che hanno perso qualsiasi “ricordo di potatura”, fanno ancora filtrare quel poco di sole sufficiente a illuminare l’ingresso della villa padronale abbandonata.
Prima di avventurarci all’interno delle mura sostenute dall’edera, sentiamo un rumore,  in lontananza. Scorgiamo un capriolo che scappa disturbato dal nostro arrivo.

Due putti in altorilievo ci accolgono aprendoci le tende all’ingresso. Il pavimento ormai è ricoperto da macerie e la villa non presenta più né alcun piano né il tetto. Le pareti sono interamente ricoperte da muschio e da radici, che intrecciate tra loro sembrano dipinte insieme agli affreschi ormai indecifrabili. Ci spostiamo nella seconda stanza ed è proprio lì che ci attende, maestoso ed incorruttibile, “Lui”.
In quel momento esatto comprendo il motivo che spinge esploratori d’ogni dove a passare obbligatoriamente nella mia terra.

Il famoso “fulmine del Friuli” è davanti a noi: uno scalone lapideo con colonnine e archi decorati, volti femminili ci osservano pietrificati dall’alto. Dei gradini, ormai, non c’è quasi più traccia, ma la facciata delle scale sembra non volersi arrendere alla prepotenza del tempo. Un albero cresce appoggiato alla parete, seguendo la forma della pietra, i rami e le foglie prendono il posto del soffitto dove un tempo erano raffigurati personaggi della mitologia, in colorati affreschi. Rimaniamo qualche minuto ad osservare questa stanza, immobili, senza scattare foto e senza dire una parola.

Il tempo rallenta ancora. Sembra quasi di essere finiti in uno scenario fantasy, dove rovine e natura si fondono perfettamente trovando il loro equilibrio. Proseguiamo negli altri stanzoni facendoci strada tra liane, rami e tegole. La sala più suggestiva è indubbiamente l’ultima che visitiamo nella parte padronale della struttura. Si possono intravedere ancora affreschi che riprendono scene tratte dalla mitologia e dalla storia classica. Il muschio che ricopre le pareti fa da contrasto con il rosso che incornicia i dipinti, il sole penetra dalle finestre creando arabeschi di luce. Facendo una veloce ricerca scopriamo che uno dei pittori che lavorò all’interno della villa padronale abbandonata fu Giulio Quaglio, artista comasco per il quale il capoluogo friulano era divenuto praticamente una seconda patria e nel quale lasciò tanti segni della sua bravura.

Proseguiamo. Usciamo dalla parte dominicale della villa padronale abbandonata e ci ritroviamo nel cortile d’onore dove si affaccia una terrazza ad arcate. Aggiriamo l’ala est della struttura arrivando cosi all’interno del cortile, presso dei locali rustici dove una volta si trovavano le abitazioni, cantine, stalle, granai, piccionaia e una torretta. Quest’ultima si trova dalla parte opposta della corte.

Attraversiamo un mare di spighe che ondeggiano mosse dal vento, e arriviamo subito sotto la torretta, lottando contro serpi di rovi che cercano di proteggerne l’ingresso. Una volta superate iniziamo a salire con cautela le scale di legno tenendoci a ridosso del muro, per le ultime rampe dobbiamo prestare più attenzione perché il legno è marcio. Passiamo uno alla volta attraverso una pesante botola e riusciamo ad arrivare alla cima della torre. Il panorama è superbo, siamo circondati da arcate di mattoni rossi ricoperte di edera.
Decidiamo di sederci e godere di questo angolo magico e remoto.
Il tempo si ferma definitivamente.

L’obiettivo dell’esplorazione è toccare il fondo e la cima, toccare… per vedere se la porta si apre.

Noi di Ascosi Lasciti, tramite l’esplorazione urbana, ci spingiamo in luoghi pericolosi o inagibili, per poterli raccontare. Come sempre, raccomandiamo di NON VISITARLI, ma di seguirci solo attraverso i nostri reportage. Per poter prendere parte attiva senza rischi a questa missione, iscriviti e partecipa al nostro gruppo.

Se la villa padronale abbandonata ha stuzzicato la vostra curiosità, ecco una lista di edifici lasciati all’incuria. Altrimenti perché non esplorare virtualmente i luoghi abbandonati del Friuli-Venezia Giulia?

Per un aggiornamento quotidiano sulle nostre attività, basta seguirci sulla nostra pagina Facebook oppure sbirciare tutte le nostre foto migliori su Instagram.

 

Shell Decay

Rating: 5.0/5. Dai voti9.
Attendere....
Ascosi Lasciti on FacebookAscosi Lasciti on Instagram
Ascosi Lasciti
Ascosi Lasciti
Il progetto di Ascosi Lasciti nasce nel 2010, dall'occhio astuto di Alessandro Tesei (giornalista d'assalto e regista di reportage). Si sviluppa grazie alla maniacale cura di David Calloni (amministratore) e Cristiano La Mantia (responsabile social), per poi prendere la sua forma finale con SubwayLab. Il tema è l'abbandono di infrastrutture, trattato in tutti i suoi aspetti. La sua forza? Un team eterogeneo di esploratori, giornalisti e fotografi sparsi in tutto il mondo.

Lascia un Commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.