Sono indeciso se iniziare questo articolo con una citazione del mitico Constantine: <<In nomine Patris et Filii et Spiritus Sancti>> (nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo), o con una citazione di Padre Ignazio nel film Sister Act 2: <<Sursum corda>> (in alto i cuori), famosa pellicola in cui Whoopi Golberg impersonava l’irriverente Suor Maria Claretta.
Perché diciamolo, iniziare un articolo con una citazione in latino fa sempre figo.
Comunque sia, la citazione non è del tutto scollegata da quello che vi racconterò oggi, in quanto la giornata è stata dedicata all’esplorazione di questo enorme convento abbandonato.
Non è propriamente una ex chiesa, un monastero o un edificio sacro, però riguarda e rientra nella classe di luoghi dediti in linea generale al culto e alla preghiera; anche se il seminario, volendo essere più precisi, è un luogo principalmente preposto alla formazione culturale e spirituale dei seminaristi.
In questa giornata soleggiata, con me c’è Davide, che ultimamente mi sta accompagnando nell’esplorazioni di alcuni luoghi abbandonati del Veneto.
Approfittiamo dell’orario mattutino in cui passa, ancora per poco, un limitato numero di macchine e ci incamminiamo lungo il fianco dell’argine su cui corre la strada, protetti abbastanza bene alla vista. La rugiada ancora presente sull’erba alta e sulle ortiche ci inzuppa i pantaloni fino a sotto il ginocchio.

Costeggiato l’argine per 150-200 metri dobbiamo attraversare un campo in maniera trasversale. Qui le due opzioni. Correre, quindi dare più nell’occhio ma stando in vista meno tempo o camminare e quindi dare meno nell’occhio ma avere più probabilità che qualcuno guardi nella nostra direzione. Optiamo per la seconda salvo lo scatto finale.
L’ enorme convento abbandonato si presenta immenso, composto da più edifici collegati tra loro, più ali, diversi padiglioni. Non sappiamo da che lato iniziare. Andiamo a destra o a sinistra? Nel dubbio, sempre a sinistra.
Entriamo dapprima in una zona completamente scarna e vuota. Probabilmente era una vecchia zona servizi o cucina (tutte ipotesi). L’ambiente non ha niente di che da dire, salvo il gran numero di graffiti e murales sui muri, alcuni anche molto carini, che rendevano l’ambientazione colorata e degna di qualche scatto. Un breve giro e poi cerchiamo qualcosa di più interessante.
Nato alla fine degli anni ’60 a …. ops stavo per dirlo, aveva la funzione di Seminario minore, ovvero ospitava i ragazzi che frequentavano le scuole secondarie; mentre per gli studi a livello universitario c’era il Seminario maggiore.
L’area totale su cui giace – parco compreso – è di 360.000 metri quadrati e tutto questo è abbandonato dal 2011 circa. Uno spreco pauroso dovuto, come spesso accade, a problematiche e divergenze di interessi tra privati che causano stalli e blocchi che si dilungano negli anni.
Il forte calo di vocazioni avvenuto nei primi anni del duemila ha portato la Curia a dover optare per la chiusura di questo enorme stabile.
Tornando all’esplorazione, il complesso è appunto… complesso. Un edificio è composto da lunghissimi corridoi con numerose piccole aule con piccole lavagne; ogni tanto quella più grande.
Lungo il corridoio altre 2/3 rampe di scale per salire ai piani superiori, tanto per darvi l’idea di quanto erano estesi questi edifici.
In un’altra ala troviamo tre grandi stanzoni uguali intervallati da aree servizi, con bagni, lavandini e lava piedi. Probabilmente erano le camerate per gli stessi seminaristi. Ai piani superiori invece le stanze si riducono di volume, fino a diventare stanze singole. Avranno avuto anche loro una gerarchia per l’assegnazione delle camere.
Una veloce puntatina anche al tetto, risalendo una scala a cui sono stati asportati tutti i corrimani. Saranno stati d’oro se c’è stata la necessità di portarseli via. Dal tetto però siamo rientrati poco dopo perché effettivamente troppo in vista delle case vicine. Infatti non sono poche le notizie sui giornali di ragazzi e writer avvistati a girovagare sul tetto.
La ciliegina sulla torta è stata trovare l’accesso aperto all’alta torre circolare che sovrasta il Seminario. Dapprima una scala a chiocciola buia e stretta. Arrivati ad una certa altezza una scala che collegava diversi piani posti uno sopra all’altro ci porta fino alla sommità. In cima la vista è pazzesca. Vediamo quasi tutta città e possiamo renderci conto dell’effettiva dimensione di questo dedalo di corridoi e sale che abbiamo qualche decina di metri sotto di noi.
A spezzare un pochino la “monotonia” degli spazi, monotonia intesa come ripetizione della disposizione degli stessi sui i piani del medesimo edificio, i vani più grandi della struttura. Il primo poteva essere una sorta di sala comune o refettorio (anche i seminaristi mangiano), un secondo salone invece, con molte colonne e vetrate sul tetto, forse era uno spazio di passaggio e smistamento dove i seminaristi potevano magari incontrarsi durante le pause tra una lezione e l’altra o transitavano per cambiare aula.
Non poteva ovviamente mancare in un Seminario il salone per le funzioni religiose. Questo è ovviamente l’ambiente più grande del complesso.
Nonostante non abbia un’architettura particolarmente ricercata o che richiami lo sfarzo di una chiesa classica, le travi a soffitto, con la parte superiore dipinta in modo da simulare una forma triangolare accentuando così lo spiovente del tetto e la leggera ondulazione, creano quel minio di atmosfera che si confà allo svolgimento della messa o dei sacramenti.

foto e testi di: Alberto Ciampalini

L’obiettivo dell’esplorazione è toccare il fondo e la cima, toccare… per vedere se la porta si apre.

Noi di Ascosi Lasciti, con l’esplorazione urbana, ci spingiamo in luoghi talvolta pericolosi, per poterli raccontare. Come sempre, raccomandiamo di NON VISITARLI, ma di seguirci solo attraverso i nostri reportage.

Se questo enorme convento abbandonato ha stuzzicato la vostra curiosità, ecco una ricca lista di edifici sacri abbandonati. Altrimenti perché non esplorare virtualmente i luoghi abbandonati del Veneto?

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Il progetto di Ascosi Lasciti nasce nel 2010, dall'occhio astuto di Alessandro Tesei (giornalista d'assalto e regista di reportage). Si sviluppa grazie alla maniacale cura di David Calloni (amministratore) e Cristiano La Mantia (responsabile social), per poi prendere la sua forma finale con SubwayLab. Il tema è l'abbandono di infrastrutture, trattato in tutti i suoi aspetti. La sua forza? Un team eterogeneo di esploratori, giornalisti e fotografi sparsi in tutto il mondo.

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