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Siamo in Calabria, terra amara e maledetta, ma anche terra ricca di storia, di tradizioni e di una impressionante multiculturalità. Già il fatto che fino ad un secolo e mezzo fa, questa terra fosse conosciuta con il nome plurale di “Calabrie”, ci dovrebbe far riflettere.

carello - paese disabitato - borghi fantasma e paesi abbandonati - urbex calabria (7)

Facciamo il punto. Oggi, se fossimo sotto il dominio dei Borbone, ci troveremmo nella Calabria Citeriore, sul finire delle montagne silane e all’interno della valle del fiume Neto. Una impervia mulattiera, dalle pendenze esagerate, ci porterebbe verso questo piccolo villaggio rurale, un paese disabitato immerso in un’oasi verde incolta e in terreni coltivati a piante di olivo. Dagli ultimi tornanti, con un panorama mozzafiato, lo si riconoscerebbe. Una piccola via con le case ai lati ed una chiesa.

Quattro case ed un forno: ecco come lo definiremo oggi.  Una vita umile e contadina, ma probabilmente felice. Ad oggi, tornando ai nostri tempi, poco è cambiato nel contesto. La strada, ammodernata negli anni ’50 del Novecento dall’Opera Sila, ha ancora i tratti di una mulattiera impervia e poco sicura, il panorama è ancora quello di un tempo, solo che a Carello non vive più nessuno, oggi questo paese è totalmente disabitato-
La sua storia, finita con il definitivo abbandono attorno agli anni ’60, è il triste epilogo comune a molti piccoli borghi delle aree interne calabresi, abbandonate a loro stesse ed oramai prive di forze per auto-sosteneri. I pochi abitanti, hanno preferito trasferirsi nei vicini comuni di Caccuri o San Giovanni in Fiore o hanno dato il via ad un processo di migrazione verso altre zone dell’Italia.

Nonostante tutto però, Carello è sempre lì. Carello resiste. Lo si vede ancora oggi affrontando gli ultimi tornanti in tutto il suo fascino, in parte ancora integro. Il piccolo borgo, sorto intorno al 1700 e frazione di San Giovanni in Fiore (CS), è costituito da una piccola via che lo attraversa e da una decina di case, tutte in pietra e quasi tutte umili. Un capiente abbeveratoio in cemento accoglie ancora oggi tanta acqua fresca che scende dai monti. Tutt’intorno sembra che la vita si sia congelata e che non abbia perso intorno il suo spirito contadino. Si sentono in lontananza il suono delle capre e si intravedono casolari ancora abitati o adattati ad uso bestiame.

Silenzio. Carello oggi è diventato sinonimo di solitudine e di nostalgia per quello che non c’è più. Contrariamente ad altri borghi calabresi, oramai celebri nel cosiddetto scenario delle ghost town, il paese è stato disabitato non a causa di eventi naturali o cataclismi, bensì dalla vita che cambia, dal progresso.
Rimangono le case, quasi tutte ruderi in stato di degrado, alcune con i tetti ed i solai sfondati, oramai prive di qualsiasi elemento di vita quotidiana. Scheletri, ecco cosa si può trovare.
Quello che tiene viva la memoria del luogo è solo l’immaginazione e la fantasia di chi fa ancora visita a questi luoghi sperduti. Ci si domanda su come dovesse essere la vita, su chi fossero gli abitanti; si immaginano le voci, i profumi, il modo in cui passassero il tempo libero.
Così si dà un senso a questi luoghi caduti nell’oblio, unici autentici musei di un passato non inquinato.

Dimenticavo, Carello ha anche un “fratello maggiore”, ma questa è un’altra storia…la prossima che vi racconteremo.

L’obiettivo dell’esplorazione è toccare il fondo e la cima, toccare… per vedere se la porta si apre.

Noi di Ascosi Lasciti, tramite l’esplorazione urbana, ci spingiamo in luoghi pericolosi o inagibili, per poterli raccontare. Come sempre, raccomandiamo di NON VISITARLI, ma di seguirci solo attraverso i nostri reportage. Per poter prendere parte attiva senza rischi a questa missione, iscriviti e partecipa al nostro gruppo.

Se questo paese disabitato ha stuzzicato la vostra curiosità, ecco altri borghi fantasma. Altrimenti perché non esplorare virtualmente i luoghi abbandonati della Calabria?

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Francesco Cristiano

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