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La villa del terrore, la prestigiosa residenza in stile liberty che divenne sede del comando Nazista.

Ci troviamo nella zona collinare del Friuli, in una piccola frazione di appena trecento abitanti. A poca distanza dalla Chiesa intravediamo subito la casa che ci ha attratti e condotti fin li: un’importante villa in stile liberty dei primi anni del Novecento. Per raggiungerla ci addentriamo nel suo immenso parco che conta ben ventiduemila metri quadri.
Nel mezzo di esso una scalinata, facente parte della proprietà , ci conduce direttamente nel cuore della residenza. Appena varcato l’ultimo gradino alzando lo sguardo, ci ritroviamo di fronte a quella che, a nostro parere, è la facciata migliore della casa. La villa liberty fu di proprietà di una delle più rinomate famiglie friulane di fin de Siécle. Negli anni Venti l’abitazione fu oggetto di interventi migliorativi da parte del noto architetto E. Gilberti che ne realizzò la torretta e progettò le inferriate, sempre in stile liberty.

Oggi l’interno della villa liberty mostra evidenti gli insulti che il sisma del 1976 le inflisse, come a una gran parte del patrimonio abitativo della zona collinare . A causa delle crepe e dei crolli conseguenti ora infatti possibile visitare il solo piano terra, comprendente un ampio atrio con scalone che conduce al secondo piano e diverse stanze ormai vuote e logorate dal tempo. Una particolarità che ci ha subito colpito della villa liberty è la diversità di ogni facciata. Aggirandola esternamente, infatti, sembra di imbattersi in quattro edifici differenti.
Le vicende avvenute all’interno della villa liberty purtroppo hanno ben poco a che fare con lo splendore architettonico dell’edificio: durante il periodo della Resistenza fu sede del comando delle 4. S.S. Polizei e all’interno di essa furono torturati molti partigiani.

Pare ancora di sentire in quelle stanze l’eco dei fatti terribili avvenuti. Vale la pena di riportare la testimonianza di un cittadino, catturato dalle S.S. a seguito di una delazione effettuata da una signora del luogo soprannominata la “vedova allegra”: “[…] arrivando a quell’incrocio ho visto dei tedeschi fermi che aspettavano. Ho detto: “Dio mio, aspettano me quelli lì, garantito”. Non sapevo se andare avanti o ritornare indietro. Ma ritornando indietro potevano falciarmi. Proseguo, ho i documenti. Quando sono all’incrocio mi puntano le armi, mi fanno scendere dalla bicicletta e mi portano dentro al comando. E lì legnate da orbi. Ad un certo punto io non capivo più niente, botte da orbi. Mi buttavano da un angolo all’altro. Io non sentivo più niente, se mi ammazzavano era meglio. Mandano a chiamare un’interprete, ho la fotografia in tasca. Mandano a chiamare un’interprete a Magnano in Riviera che gestiva un forno. Viene giù. Vedendo come mi trattavano questi tedeschi, s’è buttata contro il comandante per potermi salvare dalle legnate che mi davano. Io non sentivo più le botte. L’interprete ha cercato di difendermi, veramente. Di lì dopo mi hanno portato nella Villa […] Erano dieci tedeschi in bicicletta con cani lupo. Sul cancello trovo un compagno già arrestato su un carro della Repubblica di Salò. G. Alessandro, lo trovo sul carretto pieno di botte anche lui e lo portano via. Adesso questo qua, mi mettono di fronte a questo qua. Ragionavo con la testa, ma avevo tante di quelle botte. Mi portano dentro e mi dicono: “Tu conoscere partigiano, questo qua?”. “Nicht partigiano, nicht partigiano”. Mi portano su, mi legano per il dietro così e mi portano su nella torata, c’è una torata ? di due e mezzo per due e mezzo sopra questa villa. Mi hanno legato su un letto di tavole per didietro, per fare i bisogni: tutto addosso. […] Lì sono stato un cinque giorni, mi hanno fatto due o tre interrogatori.”

Abbandonando con il giusto rispetto questo teatro del terrore ci soffermiamo ancora per segnalare la ricchezza storica dell’edificio e la sua unicità architettonica che lo rendono una delle mete regionali più interessanti per chi, come noi, è appassionato dell’estetica dell’abbandono e ai luoghi troppo spesso messi da parte, dimenticati dalla storia, a causa di circostanze difficili da decifrare.

Martina Shell Decay 

L’obiettivo dell’esplorazione è toccare il fondo e la cima, toccare… per vedere se la porta si apre.

Noi di Ascosi Lasciti ci spingiamo in luoghi pericolosi o inagibili per poterli raccontare. Come sempre, raccomandiamo di NON VISITARLI, ma di seguirci solo attraverso i nostri reportage. Per poter prendere parte attiva senza rischi a questa missione, iscriviti e supportaci sul nostro gruppo. Qui potrai trovare foto esclusive e materiale inedito.

Se questa villa liberty ha stuzzicato la tua curiosità, ecco una lista di palazzi e ville abbandonati. Altrimenti perché non esplorare virtualmente i luoghi abbandonati del Friuli Venezia-Giulia?

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Il progetto di Ascosi Lasciti nasce nel 2010, dall'occhio astuto di Alessandro Tesei (giornalista d'assalto e regista di reportage). Si sviluppa grazie alla maniacale cura di David Calloni (amministratore) e Cristiano La Mantia (responsabile social), per poi prendere la sua forma finale con SubwayLab. Il tema è l'abbandono di infrastrutture, trattato in tutti i suoi aspetti. La sua forza? Un team eterogeneo di esploratori, giornalisti e fotografi sparsi in tutto il mondo.

Entra nella discussione 3 Commenti

  • Avatar Andrea ha detto:

    Quante cose sbagliate che avete detto! Avete completamente travisato la realtà dei fatti e ne avete inseriti parecchi di inventati! Potevate davvero informarvi meglio, che tristezza!!

    • Ascosi Lasciti Ascosi Lasciti ha detto:

      Buonasera. Dove ha sbagliato la nostra autrice, secondo lei? Ci documentiamo sempre approfonditamente primo di scrivere un articolo ma a volte le fonti sono poche. Ci dia la sua versione

  • Avatar Giacomo ha detto:

    Dov’è questo posto vorrei vederlo dal esterno

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