Questa è la storia di un treno abbandonato.

Nella mia vita sono sempre stato puntuale, non ho mai mancato nemmeno di un minuto un appuntamento, ma quel giorno, un brevissimo ritardo ha cambiato il mio destino.

Milano venerdì, giorno di sciopero delle metro.

17:55 – esco dall’ufficio, lo sciopero inizia alle 18:00. Due minuti per raggiungere la fermata della metro, sarei arrivato alle 17:57 con due minuti di anticipo per prendere l’ultimo treno: quello delle 17:59. Ascensore bloccato. Devo scendere a piedi, 30 secondi di ritardo. Apriporta elettrico bloccato. Cerco la chiave di scorta, apro. altri 30 secondi di ritardo. Non importa, mi resta un minuto di avanzo. Mi precipito con passo svelto alla metro. Scarpa slacciata. la riallaccio. Anche se so di avere circa un minuto di agio mi precipito giù per le scale della stazione, sento il treno che sta già arrestando la sua corsa. Corro facendo lo slalom tra le gente, sono quasi sulla banchina, mi affretto, sono quasi arrivato. Un fischio, e con incredulità vedo le porte del vagone chiudermisi in faccia. Per la prima volta nella mia vita ho mancato un appuntamento, per un secondo.

Un secondo per cambiare una vita, ci credereste? dopo aver perso quel treno mi è toccato tornare a casa con tram ed autobus, ma quello è stato il più straordinario viaggio della mia vita, e quello che state per leggere è il suo resoconto.

Il tram era completamente affollato, ma trovai facilmente un posto a sedere lato finestrino. Alla prima fermata salì un ragazzino stranamente vestito, invece del giubbotto aveva una specie di mantello rosso, che lo avvolgeva da capo a piedi, aveva capelli biondi come il sole, pelle bianca di latte e occhi turchini. Si sedette accanto a me. Passò il controllore, ed il ragazzino invece di mostrargli il biglietto iniziò ad interrogarlo.

Ragazzino: buon giorno.

Controllore: buon giorno.

r. cosa fa qui?

c. faccio il controllore, controllo i biglietti, do le informazioni ai viaggiatori, li smisto a destra e sinistra.

r. questi viaggiatori hanno molta fretta?

c. per la maggior parte si, molta, molta fretta.

r. perché?

c. perché dovranno andare da qualche altra parte

r. ma non stanno bene dove stanno?

c. non si sta mai bene dove si è.

Il treno abbandonato si fermò.

r. Ora devo scendere, questa è la mia fermata, arrivederci, signor controllore.

E lo strano ragazzo scese con un balzo dal tram. Al suo posto salì un uomo di mezza eta, vestito con abiti di foggia molto, molto antica, sembrava nobile uscito da un quadro del ‘600. Si sedette accento a me. Iniziò a sfogliare un vecchio album di fotografie che lo ritraevano nei più sperduti angoli del mondo.

D’improvviso si rivolse a me: lei sa quale sarebbe il segreto per rendere perfetto questo modo? la conoscenza. Ragazzo mio, si ricordi bene l’insegnamento che sto per darle: il mondo è un libro e chi non viaggia legge soltanto la prima pagina. Il viaggio è conoscenza, è vita. Questa lezione mi fu impartita molti anni fa dallo sceicco Ibn Battuta. Eravamo a New York e sorseggiavamo vino francese in un locale sudamericano attendendo l’inizio dell’esibizione di una famosa cantante lirica africana. Quell’insegnamento cambiò la mia vita, ora io lo dono a lei! viaggi giovanotto, viaggi lei che può! per me il tempo della strada è finito, e mi resta solo la struggente immobilità.

Non mi diede nemmeno il tempo di rispondere, che appena il tram fece una nuova fermata saltò giù e si dileguò tra la folla.

Sul treno abbandonato salì un ragazzo molto trasandato, spettinato, sporco e con delle strane bendature alle mani. Non si sedette, ma inizio a percorre il tram destreggiandosi tra le gente, e nel suo andare avanti ed indietro inizio a parlare ad alta voce rivolgendosi a noi passeggeri. Pensai fosse un accattone, ma dalle sue parole capii subito che mi sbagliavo. Nessuno dei passeggeri a bordo di quel treno abbandonato diede retta alle sue parole, sembrava che lo vedessi e sentissi solo io. Iniziò farfugliando di un un amore perduto, descrisse il dolore delle perdita di colei che fu il suo nord ed il sud, il lavoro ed il riposo, l’aria e la terra, le rosa dalle spine avvelenate. Raccontò la sua follia e le stranezze del dolore, il tentativo di suicidio, la vita in manicomio ed infine un nuovo tentativo di suicidio, questa volta riuscito. Riuscito? cazzo, questo tizio deve essere matto come un cavallo. Mentre la mia mente formulava questo pensiero il tram fece una fermata brusca che creò grande scompiglio tra i distratti passeggeri che viaggiavano in piedi. Pochi minuti e tornò la calma e con essa il silenzio. Il pazzo aveva finito il suo racconto? scandagliai velocemente l’interno del tram senza riuscire ad individuarlo, cercai e ricercai ma del pazzo nessuna traccia.

Che fosse un fantasma? che razza di ragionamenti che mi vengono in mente, certamente si sarà sposato e qualche altro passeggero lo starà occultando alla mia vista.

Non c’è… si è dileguato…- All’improvviso iniziò a parlarmi un tizio che sta seduto dietro di me.

Permetta che mi presenti, il mio nome è Orlok, ed anche io come lei ho dei doni, o per dire tutta la verità una condanna. –

A giudicare dalla faccia che feci questo strano vecchio, pelato, con il volto da topo, le orecchie aguzze e denti sporgenti forse si rese conto delle castronerie che stava dicendo, o forse no, perché subito dopo iniziò a spararne di ancora più grosse.

L’opzione giuste in merito al suo pensiero sul ragazzo è la prima: era un pazzo. Ma è anche la seconda: era un fantasma. per questo motivo tutti lo ignoravano. noi, siamo gli unici ad averlo visto. Esistono molte cose a questo mondo che voi umani non conoscete, dia retta a me questo viaggio che lei sta compiendo oggi è voluto dal destino. Tutti gli strani incontri che sta facendo non sono casuali, l’intero universo sta tramando per comunicarle qualche cosa.

Mi mise una mano sulla spalla, era gelida come quella di un morto poi si alzò e scese. Rimase ad osservarmi attraverso il finestrino mentre le sua voce continuava a rimbombarmi nella mente.

la mia condanna è l’eternità, vivere per sempre costretto a vedere le persone al mio fianco consumarsi nella morte e sprofondare nelle tenebre.-

Rimasi esterrefatto, forse stavo sognando, ma non credevo a quanto mi stava succedendo, ma capivo che stavo vivendo un viaggio straordinario.

E passarono il tempo e le fermate, e venne le sera il tram si svuotò.

E poi venni io, che non ho mai smesso di lavorare per un solo istante della mia vita.

Estratto da un giornale locale:

Ritrovato cadavere sul tram n. 25 il blogger di Ascosi Lasciti E. B. la procura sta indagando sulle cause della morte, che al momento appaiono inspiegabili.

L’obiettivo dell’esplorazione è toccare il fondo e la cima, toccare… per vedere se la porta si apre.

Noi di Ascosi Lasciti, con l’esplorazione urbana, ci spingiamo in luoghi talvolta pericolosi, per poterli raccontare. Come sempre, raccomandiamo di NON VISITARLI, ma di seguirci solo attraverso i nostri reportage.

Se questo racconto sul treno abbandonato ha stuzzicato la vostra curiosità, ecco una ricca lista di luoghi abbandonati. Altrimenti perché non esplorare virtualmente i luoghi dimenticati d’ Italia?

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Emanuele Bai
Emanuele Bai
Classe '80. Tipo eclettico e poliedrico, si interessa di cultura generale. Appassionato dal 2003 di fotografia e dal 2006 di urbex, partecipa attualmente a numerose mostre fotografiche individuali e di gruppo. Fra i primi autori di Ascosi Lasciti, da anni, sfrutta la fotografia per viaggiare attraverso l'Europa e la scrittura per viaggiare dentro di sé.

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